“Che ne è oggi del senso della misura al Quirinale?”, si chiede provocatoriamente – ricordando il caso Cossiga – Becchi. Che critica duramente la posizione del capo dello Stato su amnistia e indulto. Accusandolo di voler in realtà “salvare il Caimano”. E di essere ormai fazioso – dopo le dure polemiche con il MoVimento sul messaggio al Parlamento.
“Non rappresenta più unità nazione”. “Napolitano si è servito dei poteri previsti dalla Costituzione non per difendere la legalità costituzionale, ma a fini politici – attacca Becchi – difendere a tutti i costi le ‘larghe intese tra PDL e PD-L. Dall’attacco contro il M5S, è ormai evidente che questo Presidente della Repubblica non rappresenti più l’unità della Nazione, ma soltanto una parte del Paese: quella che ha voluto le ‘larghe intesè della partitocrazia, quella che cercherà, con tutti i mezzi a sua disposizione, di salvare ancora il Caimano”.
“Ha snaturato sua figura”. “Che Napolitano abbia violato o meno una norma giuridica, certo è che egli ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione – continua quello che è stato definito in passato l’ideologo del MoVimento -, ha snaturato il senso politico e morale della figura del Capo dello Stato. L’impeachment è, allora, il momento in cui il Parlamento valuta la condotta del Re: sulla base della Costituzione lo accusa, lo giudica e lo condanna politicamente”.
“Per questo – continua Becchi – la messa in stato d’accusa ha un valore indipendentemente dal giudizio che, su di essa, darà poi la Corte Costituzionale. “Questa è dunque l’occasione, per il Parlamento – sottolinea il docente -, di prendere finalmente coscienza di quanto accaduto nel corso di questi ultimi mesi. E di accusare il Capo dello Stato, di fronte al popolo, di aver violato la Costituzione in nome della quale – conclude Becchi – egli ha sempre dichiarato di agire”.
