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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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"Il tema da affrontare non è come fare uscire le persone dal carcere, ma come non farli entrare. Servono misure alternative alla detenzione". Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd, con una intervista ad Affaritaliani.it plaude al discorso di Napolitano, ma mette un freno all'ipotesi di amnistia. "Solo al termine di un processo di riforma della giustizia si può valutare un provvedimento di amnistia e indulto". Poi ribatte a chi, soprattutto tra i 5 Stelle, vede nel discorso di Napolitano un 'aiutino' al Cavaliere: "E' deprimente assistere a questo dibattito e soprattutto ridurre la portata del discorso del Presidente della Repubblica alle vicende personali di Berlusconi. Noi comunque non consentiremo" queste derive.

Onorevole Leva, come responsabile Giustizia del Pd, che cosa pensa della proposta di Giorgio Napolitano di amnistia e indulto per far fronte al drammatico stato delle carceri italiane?
"Quelle del Capo dello Stato sono state parole molto forti che aiutano a tenere accesi i riflettori su una questione, quella del sovraffollamento carcerario, che per troppo tempo la politica ha derubricato ad aspetto marginale della vita pubblica. Invece il Presidente, con la sua autorevolezza morale, ha riportato al centro del dibattito un tema su cui si misura il livello di civiltà di un Paese".

In una intervista ad Affaritaliani.it lei aveva dichiarato di essere contrario ai provvedimenti di amnistia e indulto. E' ancora così?
"Il tema oggi da affrontare non è come fare uscire i carcerati dalle galere, ma come non farli entrare. Il rischio che si corre se noi limitassimo l'intervento ad un provvedimento di clemenza è quello che dal giorno dopo saremmo dal punto e a capo. Allora dobbiamo sfruttare questa contingenza dovuta anche alle prescrizioni europee e dalla minaccia delle sanzioni comunitarie per aprire una sessione straordinaria in Parlamento affinché si affrontino i nodi strutturali del sovraffollamento carcerario".
 

Quali sono questi nodi?
"Ci sono dei dati che devono farci riflettere. Oggi 23mila detenuti sono immigrati, 16 mila sono tossicodipendenti, il 40% dei detenuti è in stato di custodia cautelare, cioè sono in carcere prima ancora che ci sia una sentenza definitiva passata in giudicato. Su questi punti è necessario lavorare al fine di incidere in maniera definitiva sul problema del sovraffollamento degli istituti penitenziari. Al termine questo percorso si valuti anche un provvedimento di amnistia e indulto, sempre che ovviamente non riguardi né reati di particolare allarme sociale né reati particolarmente odiosi come quelli di natura fiscale o finanziaria".

Dopo il discorso di Napolitano i retroscenisti hanno subito pensato ad un 'aiutino' al Pdl, vista la situazione giudiziaria di Berlusconi. Lei pensa che l'intervento sull'amnistia sia un 'regalo' al Pdl per essere rimasto al governo?
"E' deprimente assistere a questo dibattito e soprattutto ridurre la portata del discorso del Presidente della Repubblica alle vicende personali di Berlusconi. Non accetto una visione caricaturale di un dibattitto che riguarda davvero il livello di civiltà del nostro Paese e l'allineamento del sistema delle pene italiano ai dettami della Costituzione e dell'Europa. Dobbiamo essere all'altezza di questo dibattito, non cedere a chi strumentalizza le condizioni di vita di migliaia di essere umani perché c'è il rischio di coinvolgere Berlusconi. Noi comunque non lo consentiremo".

Ci sono gli spazi per affrontare un riforma complessiva della Giustizia?
"Un clima di maggiore serenità aiuta un processo di riforme che devono partire dal rispetto del titolo IV della Costituzione e dell'indipendenza della magistratura. Dobbiamo partire dalla riforma della Giustizia civile che penalizza la competitività del Paese. Serve una riforma che non sia un mezzo di rivalsa verso chi ha svolto solo il suo dovere. Se si parla degli interessi del Paese noi siamo in prima linea".

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