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Politica
Il Pd contro De Magistris. Orfini ad Affaritaliani.it: "Si dimetta"

"Basterebbe la frase che ha detto ("Non lascio, si dimettano i giudici", ndr) per doversi dimettere. Comunque credo che in una situazione del genere dovrebbe valutare le sue dimissioni. E' accusato di reati di quella gravità e quindi le dimissioni sarebbero opportune". Il presidente del Pd Matteo Orfini, interpellato da Affaritaliani.it, chiede le dimissioni del sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Luigi De Magistris, sotto assedio, resiste e respinge le richieste di dimissioni dopo la condanna a 15 mesi di carcere per le intercettazioni a strascico nell’inchiesta “Why Not” quando era pm. È il Consiglio comunale di Napoli, oggi convocato per la terza seduta sul bilancio, ad accogliere il lungo, teso intervento del sindaco: «Non mi dimetto, lo facciano piuttosto quei giudici». Il primo cittadino incassa il consenso della sua maggioranza: i passaggi più importanti del suo discorso ottengono applausi, alcuni consiglieri si alzano in piedi per esprimere il loro plauso. L’opposizione invece ribadisce, con il leader Gianni Lettieri, che il sindaco dovrebbe dimettersi ma per ragioni politiche: «La sua vera condanna è lo stato di degrado cui ha condotto la città».
 
L’AUTODIFESA DEL SINDACO 
 
De Magistris arriva prima dell’inizio dei lavori. Appare scosso, nervoso, e chiede di poter parlare in aula. Prima dei duri passaggi sulla condanna affronta il tema del bilancio e chiede unità al Consiglio comunale, per approvare un documento contabile importante per la città, il primo dopo l’approvazione del Piano di riequilibrio da parte della Corte dei Conti. «È un bilancio difficile - dice - che ancora una volta tiene conto degli interessi dei cittadini e che, nonostante le politiche neoliberiste di quattro Governi, compreso quello di Renzi, non taglia i servizi essenziali». In aula c’è la folla delle grandi occasioni: pieni non solo i posti riservati alla stampa e al pubblico, anche sulle due porte d’ingresso dell’aula ci sono dipendenti, staffisti e curiosi. Tutti in attesa che De Magistris parli della sentenza Why not. 
 
“COMPLOTTO DI PEZZI DELLO STATO” 
 
Il sindaco mette in chiaro che la sua esperienza da sindaco di Napoli «andrà avanti fino alla fine, al 2016, con autonomia, libertà, indipendenza». «Non ci faremo piegare da questa melassa putrida che mette insieme pezzi di Stato che non hanno il coraggio di dirti in faccia per dirti che ti vogliono abbattere - ha sottolineato - ma cercano sempre dietro le quinte di fregarti con procedimenti giuridici». Il sindaco denuncia un «momento difficile» e parla di «ambienti invisibili che vogliono mettere le mani sulla città e riportare alla ribalta un sistema di potere che è stato cacciato dal palazzo». Poi rilancia: «Non li chiamerò più poteri forti, ma li chiamerò poteri criminali, sistema criminale». «Mi auguro di avere accanto a me la maggior parte dei cittadini e dei consiglieri - sottolinea - Io sono un sindaco onesto, con le mani pulite che si batterà per la propria città anteponendo gli interessi dei cittadini anche alla mia difesa personale».
 
IL PREFETTO PRENDE TEMPO 
 
L’autodifesa di De Magistris non basta a placare le polemiche. «La legge Severino è una legge che va applicata, è stata già applicata anche ad altri sindaci. Penso sia inevitabile che sia applicata», dice Pietro Grasso. «Dimissioni del sindaco? Non ho un’opinione in proposito, certamente valuterà al meglio la situazione», spiega il presidente del Senato . «Sa benissimo che se non lo dovesse fare ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto non appena si renderà esecutiva oppure si depositerà la motivazione». Il prefetto di Napoli, Francesco Musolino, interpellato dai giornalisti in merito alla vicenda, frena: «Non voglio essere sgarbato. Capirete che è un tema molto delicato». «Non posso dire nulla, stiamo aspettando la trasmissione della sentenza». I giornalisti gli chiedono se sarà automatica la sospensione di De Magistris in base alla legge Severino; Musolino non risponde, saluta e si allontana. 
 
COSA PREVEDE LA LEGGE SEVERINO 
 
La legge Severino (la stessa che ha fatto decadere Berlusconi dopo la condanna definitiva per frode fiscale), varata nel 2013, prevede in questi casi la sospensione dalla carica. La questione giuridica è nella mani del prefetto, cui la legge attribuisce il potere di accertare l’esistenza della «causa di sospensione». L’interpretazione prevalente tra i giuristi, confermata dai primi casi di applicazione (Latina, Fasano), è sfavorevole a De Magistris: sospensione senza se e senza ma. Gli avvocati del sindaco stanno ragionando e potrebbero opporsi al prefetto con un ricorso al Tar. La sospensione «congelerebbe» De Magistris, ma non farebbe cadere la giunta, che resterebbe in vita «decapitata» e con il fiato corto. 
 
L’ANM INSORGE 
 
Nel pomeriggio scende in campo anche l’Associazione nazionale magistrati, che giudica «gravi e offensive le dichiarazioni rese da Luigi de Magistris, nei confronti dei giudici del Tribunale di Roma». L’Anm, prosegue la nota, «pur non entrando nel merito della vicenda giudiziaria, osserva che le espressioni usate vanno ben oltre i limiti di una legittima critica a una sentenza perché esprimono disprezzo verso la giurisdizione». «Si tratta di parole tanto più inaccettabili poiché provenienti da un uomo delle istituzioni che ha per anni anche svolto la funzione giudiziaria», conclude l’Anm.

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