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Politica

I tormenti interni del Pdl sembrano non trovare fine. Anche sulla questione della decadenza, che avrebbe dovuto invece ricompattare il partito. Il ministro Lupi nega che la vicenda di Berlusconi possa portare a una crisi di governo: "Con il voto di fiducia al governo Letta abbiamo preso l'impegno di andare avanti. L'equazione crisi-decadenza non c'è più". Immediato lo stop di Mariastella Gelmini: "Non si può liquidare così la questione. È un fatto politico". Intanto Brunetta e Schifani attaccano il presidente del Senato, Pietro Grasso, che ieri dagli Stati Uniti aveva aperto all'ipotesi del voto palese sulla decadenza di Berlusconi.

"Se il voto sarà segreto - aveva detto Grasso in un'intervista -, bisognerà vedere se sarà davvero un voto di coscienza o se dipenderà piuttosto da interessi diversi. Se invece sarà palese, tutto sarà più chiaro". Parole poco apprezzate fra le fila del Pdl. Il presidente dei senatori Pdl, Renato Schifani ha definito "molto grave" quanto detto dal presidente del Senato. "Il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile - ha detto Schifani -. Sospettare poi che con il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile. Un chiarimento sarebbe opportuno". Renato Brunetta cita Falcone: "Il sospetto è l'anticamera della calunnia", dice riferendosi agli "interessi diversi" di cui aveva parlato Grasso. "Le sue non sono parole da Presidente del senato, ma da uomo di parte, anzi di fazione", conclude.

Ma se nei confronti degli avversari politici i parlamentari Pdl fanno fronte comune, è all'interno che si consumano le divisioni. Ancora una volta lo scontro è fra falchi e colombe. In un'intervista il ministro Lupi ha slegato la questione della decadenza da un'ipotesi di crisi di governo. "Decadenza non significa fine di un ventennio - ha detto -. La leadership non è assegnata da un seggio o da un ruolo. Per altri la legge Severino non sarebbe stata applicata. O comunque non sarebbe stata applicata così. Con Berlusconi - insiste il ministro - si stanno usando metodi mai usati nella storia di questo Parlamento". Metodi che però non porteranno alla fine del governo Letta, secondo il ministro perchè "con la fiducia abbiamo preso un impegno chiaro: attuare il programma e lavorare fino al marzo 2015".

Tra i falchi Pdl, si fa sentire Mariastella Gelmini che, pur rispettando l'opinione di Lupi, afferma che quello della decadenza sia un tema lacerante per i rapporti interni alla maggioranza. "Espellendo Berlusconi dal Parlamento - ha detto Gelmini - si espellono milioni di italiani che lo hanno votato. È gravissimo che lo si faccia senza avere nemmeno concesso un ricorso alla corte Costituzionale o alla Corte europea per verificare l'applicabilità della Legge Severino". Aprire una crisi? "Non sta a me annunciarlo - replica - ma non si può liquidare questo tema come un fatto personale di Berlusconi: è un fatto politico e molto rilevante".

Minacce di morte anonime sono arrivate al Senato della Repubblica, in busta chiusa, al senatore Mario Giarrusso del Movimento 5 Stelle, avvocato antimafia e componente della Giunta per le elezioni del Senato. "Chi vive per l'odio e il pregiudizio. Di odio perisce. State pronti che da questa fine non si salva nemmeno il padre eterno", questo il messaggio su un foglio dove sono stati fotocopiate, in basso, la fotografia di piazzale Loreto con il cadavere di Benito Mussolini appeso a testa in giu', e, in alto, le foto complete di didascalia con nome e cognome di ogni senatore che ha votato a favore della decadenza di Silvio Berlusconi.

Anche per il presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefano, ha ricevuto una lettera con minacce di morte, identica a quella arrivata a Mario Giarrusso. E non sarebbe la prima volta che Stefano e' bersaglio di minacce da quando e' iniziato nella giunta che presiede l'esame della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

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