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Decreto sicurezza, 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nel rimpatrio: è polemica per l’articolo 30bis, insorgono le opposizioni

La maggioranza punta a chiudere rapidamente l’iter parlamentare per rispettare la scadenza del 25 aprile ed evitare la decadenza del provvedimento

Decreto sicurezza, 615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nel rimpatrio: è polemica per l’articolo 30bis, insorgono le opposizioni

615 euro per gli avvocati che assistono i migranti nel rimpatrio, è bufera sull’articolo 30bis del decreto sicurezza. Il Consiglio nazionale forense chiede la rettifica: “Noi mai coinvolti né informati”

Si accende la polemica attorno al decreto sicurezza, già approvato dal Senato il 17 aprile e atteso ora alla Camera per il voto finale previsto per il 21 aprile. Al centro della discussione c’è l’articolo 30 bis, introdotto durante l’esame al Senato tramite un emendamento della maggioranza, che prevede un incentivo economico di 615 euro destinato agli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario. Il compenso sarebbe riconosciuto solo nel caso in cui il rimpatrio venga effettivamente completato. La misura ha subito attirato critiche forti, soprattutto dopo la presa di posizione del Consiglio nazionale forense, che rappresenta l’avvocatura italiana. L’ente ha infatti dichiarato di non essere mai stato coinvolto o informato dell’inserimento della norma, né prima della sua presentazione, né durante l’iter parlamentare, né successivamente all’approvazione. Il Cnf ha inoltre chiesto che venga eliminato ogni riferimento al proprio ruolo, sottolineando che tali attività non rientrano tra le sue competenze istituzionali. Il punto più controverso riguarda proprio il meccanismo del bonus legato all’esito della procedura: il fatto che il compenso dipenda dal rimpatrio avvenuto potrebbe influenzare il rapporto tra avvocato e assistito, mettendo in discussione la natura indipendente della difesa legale.

Le opposizioni hanno duramente contestato la norma. Partiti come Pd, M5s e +Europa parlano di una misura problematica sotto il profilo dei diritti e delle garanzie, sostenendo che possa introdurre un incentivo improprio per gli avvocati. Debora Serracchiani ha criticato apertamente la disposizione definendola un incentivo legato alla “remigrazione” dei propri assistiti, mentre Riccardo Magi ha usato toni ancora più duri, paragonando il meccanismo a una sorta di “taglia da Far West”. Anche diverse realtà dell’avvocatura stanno valutando iniziative di protesta. Sul piano politico, la maggioranza punta a chiudere rapidamente l’iter parlamentare per rispettare la scadenza del 25 aprile ed evitare la decadenza del provvedimento. Alla Camera si profila quindi un passaggio accelerato, con l’ipotesi concreta che il governo ponga la fiducia per blindare il testo ed arrivare all’approvazione definitiva entro la settimana.

Nel frattempo, il decreto continua a essere al centro dello scontro politico, che si somma alle critiche già emerse su altre misure riguardanti ordine pubblico, gestione delle manifestazioni e tutele per le forze dell’ordine.

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