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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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"Col semipresidenzialismo si sta facendo una grande confusione". Lorenzo Dellai, capogruppo di Scelta Civica alla Camera, con una intervista ad Affaritaliani.it smorza gli entusiasmi del governo. "Si mette in discussione l'unico pezzo delle istituzioni che ha sempre funzionato molto bene: la Presidenza della Repubblica, intesa come organo di garanzia ed equilibrio". Poi affronta i veri nodi da risolvere: "Riduzione drastica del numero dei parlamentari, superamento del bicameralismo perfetto e la riforma della legge elettorale". E sulla possibilità che tra 18 mesi il Paese cambi volto è scettico: "Non vorrei che alla fine si inceppi il percorso riformista e rimangono i veri nodi".


Presidente Dellai, il governo sta accelerando sulle riforme costituzionali e sempre più spesso viene avanzata l'ipotesi del semipresidenzialismo. Che cosa ne pensa?
"Il gruppo Scelta Civica non ha ancora definito la sua posizione, ne discuteremo e decideremo che posizioni prendere. Sul piano personale credo che sia stia facendo una grande confusione".

In che senso?
"C'è una grande domanda da parte dei cittadini di una politica che sia più efficiente e in grado di prendere decisioni. Però con la proposta di un sistema semipresidenziale, che sta venendo avanti confusamente, si mette in discussione l'unico pezzo delle istituzioni che ha sempre funzionato molto bene: la Presidenza della Repubblica, intesa come organo di garanzia ed equilibrio. E nulla si dice sul vero nodo da affrontare: il governo e i suoi rapporti con i cittadini e con il Parlamento".

Che cosa fare allora?
"Suggerirei grande prudenza. In Italia è bene mantenere una funzione come quella del Presidente della Repubblica, elemento di garanzia e di equilibrio. E' necessario però riprendere in mano il tema della legge elettorale e della riforma dei meccanismi che riguardano il funzionamento della istituzioni".

Una riforma della Costituzione quindi va fatta, in quale direzione?
"Gli obiettivi di una possibile riforma costituzionale sarebbero la riduzione drastica del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, la costituzione di un Senato delle autonomia e l'attribuzione alla sola Camera di dare la fiducia al governo. Infine la riforma elettorale che aiuti a rafforzare l'elemento della governabilità".

I fautori del presidenzialismo, come Silvio Berlusconi, dicono che il governo è incapace di prendere decisioni incisive perché non ha poteri. E' così?
"Non credo che sia questo il punto".

Però è vero che il premier non può revocare gli incarichi ai suoi ministri.
"A memoria d'uomo non ricordo un problema che sia derivato dal fatto che il Presidente del Consiglio non può revocare i ministri. Dopo di che, se questo è il punto, basta scrivere che il Presidente del Consiglio può revocarli. Ma non è questo il punto. Il tema non è rifare la Costituzione, ma avere una politica più efficiente, con idee più chiare e maggioranze più coese".

Il governo Letta è in grado, con questa maggioranza, di fare le riforme?
"E' legittimo discutere di queste riforme, ma non vorrei he alla fine non succedesse come in passato, che si lanciano obiettivi di revisione completa del sistema e poi si inceppa il percorso e rimangono inevasi anche i veri nodi di funzionamento del sistema, legge elettorale in primis".

Perché dal Pdl e dal Pd sta salendo questa voglia di semipresidenzialismo?
"In un momento di grande incertezza della popolazione si vuole dare l'idea alla gente che la politica ha recuperato il suo ruolo di guida e di autorevolezza. Necessità condivisibile, ma gli strumenti scelti sono confusi".

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