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Virginia Raggi, la democrazia e il “poppulismo”

Virginia raggi e la democrazia diretta

Raggi di democrazia (diretta):
Virginia punta alla democrazia diretta (pensando magari che sia una corriera).

Virginia Raggi, sindachessa di Roma, come amerebbe chiamarla la Boldrini se le fosse sciolta la briglia del vero potere dittatoriale, ne ha prodotta un’altra delle sue.

Una nuova teleferica, direte voi collodianamente?

No.

Una nuova (strampalata) teoria sugli effluvi lunari che notturni e scaltri si insinuerebbero nelle giunture metalliche dei frigoriferi per animarli, in un miracolo, per trarli alla vita biologica per complottare contro di lei novelli zombies haitiani?

Neppure.

Ma ha fatto, io credo, di peggio.

È sua infatti l’idea totalmente bislacca di proporre a Roma, la città caduta purtroppo nelle sue diafane mani, un referendum cittadino senza quorum per fare trionfare in ogni dove, dai marciapiedi del Tufello, dai palazzoni di Corviale, dagli atticucci pieddini in centro lei, la vera star del Terzo Millennio e cioè Sua Maesta la Demmmocrazia Diretta.

Tale istituto, da cui già il filosofo Platone ci mette in guardia ne “La Repubblica” (non quella di Scalfari, insipida copia) perché può condurre rapidamente alla tirannide, è la gioia di ogni vero dittatore.

Lo fu di Cesare nei tempi antichi e lo fu dei giacobini francesi di Robespierre ma soprattutto lo fu di Hitler.

Non è, diciamo (alla D’Alema) che il ” poppolo” lasciato da solo le azzecchi proprio tutte visto il po’ po’ di finimondo che accade ogni qualvolta giunge il populista demagogo di turno, come è Beppe Grillo, sulla scena politica.

Personaggi, si badi bene, che compaiono con una certa e sospetta regolarità a intervalli inferiori al secolo, a quanto pare e sono la reazione all’incapacità dei partiti liberali a governare in modo credibile ma anche all’incapacità delle masse di gestire le proprie emozioni (si veda, per l’infinocchiamento delle stesse, lo splendido “Psicologia delle folle” di Gustav Le Bon che Mussolini, Lenin, Stalin e ovviamente Adolf Hitler lessero avidamente e soprattutto applicarono alla loro società).

Poiché il fenomeno è costante conviene intervenire subito magari rileggendosi anche un fondamentale saggio di Norberto Bobbio, “Il futuro della democrazia”.

È del 1978, ma attualissimo e soprattutto illuminante per la lucida analisi condotta.