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Di Maio deve scendere a patti

Di Maio e il programma

Di Maio deve scendere a patti
di maio sondaggio
Luigi Di Maio cerca di dialogare con le altre forze politiche sapendo che il sistema elettorale proporzionale difficilmente cambierà

Il tempo passa per tutti e anche un mito che sembrava inossidabile da sfidare il tempo sta crollando: i Cinque Stelle dovranno venire a patti se vorranno eventualmente governare l’Italia.

Per capire cosa stia succedendo è d’obbligo fare alcune considerazioni.

Fin quando c’era l’Italicum nella pienezza del suo splendore Grillo poteva essere abbastanza contento perché poteva pensare di puntare non tanto al 40% quanto allo “spareggio” cioè al ballottaggio che lo vedeva quasi certamente vincente (è l’ ”effetto Raggi” che ha drenato i voti della destr, applicato a livello nazionale).

Ora, dopo la pronunciazione della Consulta le cose sono assai cambiate: alla Camera addio al ballottaggio e al Senato con quello che resta del Porcellum.

Questo significa -sostanzialmente- due proporzionali quasi puri se si esclude un improbabile premio di maggioranza alla Camera al partito (“lista”) che prende il 40%, troppo anche per lo stesso Grillo.

Ed allora i Cinque Stelle al voto politico potrebbero arrivare primi e non poter governare perché intorno al 30 – 35%. A quel punto come arrivare al fatidico 51 %?

Come nella Prima Repubblica e cioè con accordi parlamentari.

A questo punto entrano o dovrebbero entrare in gioco i programmi.

E qui un primo problema Grillo ce l’ha; infatti i Cinque Stelle come tutti i movimenti populisti sono “situazionisti” e cioè non hanno un vero programma ma dicono quello che occorre dire in quel momento e poi Dio provvede.

Ci sono forse alcuni punti fermi ma sono confusi; ad esempio Grillo sembra manifestare una priorità ambientale salvo poi però cementificare Tor di Valle per lo Stadio della Roma.

Sui migranti Grillo è nettamente contrario ma la base e Di Battista no.

Sull’Europa invece pare esserci consenso unanime che sia una iattura come pure l’euro.

Ecco, su queste basi si può valutare un accordo. Gli unici che potrebbero essere vicini nella topologia politica sono Salvini e la Meloni, non -tra l’altro- Forza Italia che con Tajani l’Europa la governa.

Dunque si può ipotizzare una convergenza Fratelli d’Italia, Lega Nord e Cinque Stelle se la destra riuscirà a portare il 15 – 20 % mancante il che non ,è affatto detto numeri dei sondaggi alla mano, però insomma ci si dovrebbe avvicinare e qualche partitino più o meno sintonizzato o sintonizzabile lo si trova sempre.

In questa ottica è da leggersi quanto Di Maio va dicendo da qualche tempo e cioè che occorre che il M5S si “apra” e dialoghi con altre forze politiche sull’unica base possibile e cioè quella programmatica.

Sostiene Di Maio che già fervono i lavori con esperti nazionali ed europei che poi avranno un ruolo nel futuro governo e possano dialogare con gli altri.

Insomma, la ragion di Stato sembra piegare anche Grillo e l’ortodossia purista. Un ministero val bene un ripensamento.