Guido Crosetto guarda a Est per costruire la Difesa italiana del futuro e sceglie Mykhailo Fedorov, già ministro della Trasformazione digitale e poi della Difesa ucraina, come consigliere per l’innovazione. Un incarico che svolgerà a titolo gratuito, come precisato dalla sua portavoce al Financial Times. Una nomina dal significato politico, certamente, ma soprattutto una scelta strategica lungimirante.
Fedorov è stato uno dei protagonisti della trasformazione compiuta dall’Ucraina sotto la pressione dell’invasione russa del 2022. Prima ha contribuito a digitalizzare settori importanti dello Stato, poi ha trasferito la stessa cultura dell’innovazione sul terreno militare, favorendo la nascita di un ecosistema nel quale droni, software, intelligenza artificiale, raccolta dei dati e sistemi autonomi sono diventati parte integrante delle operazioni.
La guerra in Ucraina ha dimostrato che il campo di battaglia non è più soltanto quello delle trincee, dell’artiglieria e dei carri armati. È anche uno spazio digitale nel quale un drone dal costo di poche centinaia o migliaia di euro può mettere sotto pressione mezzi, sistemi militari e infrastrutture dal valore enormemente superiore.
Kiev, con Fedorov, lo ha compreso prima di molti altri, trasformando i velivoli senza pilota da strumenti tattici in un’arma strategica. Oggi i droni ucraini vengono impiegati non solo lungo la linea del fronte, ma anche a centinaia di chilometri di distanza, contro infrastrutture energetiche e impianti industriali russi.
Secondo le autorità di Kiev, dall’inizio dell’anno i sistemi senza pilota avrebbero colpito centinaia di migliaia di bersagli. Numeri che, come sempre accade durante un conflitto, devono essere letti con cautela e non sono facilmente verificabili in modo indipendente. La tendenza, tuttavia, è evidente: la guerra si combatte sempre più attraverso l’integrazione fra tecnologia, dati, automazione e capacità di adattamento. Fedorov ha seguito e guidato questa trasformazione dall’interno. La sua nomina va letta soprattutto in questa chiave: portare nella Difesa italiana l’esperienza di chi ha visto in tempo reale la tecnologia cambiare il volto della guerra.
La scelta, prevedibilmente, non è passata inosservata. Online sono comparsi quasi subito commenti ostili nei confronti di Fedorov e critiche a Crosetto per aver affidato l’incarico a un ex esponente di primo piano del governo ucraino. Stabilire quanto ci sia di protesta spontanea e quanto di eventuale amplificazione organizzata richiede però analisi più approfondite. La quantità dei messaggi ostili, da sola, non basta a dimostrare l’esistenza di una campagna coordinata da attori vicini alla Federazione russa. Per anni è stata Kiev a guardare verso Roma e le altre capitali europee in cerca di sostegno. Questa volta è Roma a guardare a Kiev, per capire come prepararsi alle guerre del futuro.


