L’Italia rispetterà l’impegno ad aumentare le spese per difesa e sicurezza, ma sceglierà autonomamente aziende e sistemi militari. Antonio Tajani annuncia investimenti nell’industria nazionale, una nuova collaborazione europea contro i missili balistici e colloqui a Roma sul Libano.
Roma punta sull’industria nazionale e partecipa al nuovo sistema europeo di protezione
L’Italia destinerà il 5% del Pil alle spese per difesa e sicurezza entro il 2035, senza accettare vincoli dagli Stati Uniti sugli armamenti da acquistare. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha indicato nelle aziende italiane le principali destinatarie dei nuovi investimenti.
“Manterremo gli impegni presi, a partire da quello del 5% del Pil per spese di difesa e sicurezza entro il 2035. Ma lo faremo come decideremo noi, senza subire alcun diktat sull’acquisto di armi o sistemi militari Usa. Noi investiremo soprattutto in imprese italiane come Leonardo, Finmeccanica, Fincantieri, e altre più piccole ma importanti. Sarà anche un modo per far crescere la nostra tecnologia specializzata. E saremo in prima fila sul Libano. Già dopodomani, martedì, si terranno a Roma colloqui a livello di ambasciatori e mediatori. E c’è un altro interesse europeo e italiano che difenderemo in ogni modo”. Tajani parteciperà lunedì 13 luglio a Parigi a un vertice tra Paesi europei dedicato alla protezione del continente dagli attacchi missilistici. L’incontro dovrà formalizzare una collaborazione industriale e tecnologica costruita anche sulle esperienze maturate durante la guerra in Ucraina.
“A Parigi – aggiunge – parteciperò a un vertice tra Paesi europei che sancirà la nascita di una Coalizione anti-missili balistici, mirata alla creazione di una collaborazione industriale e di capacità tecnologiche in grado di offrire protezione a tutta l’Europa a partire dall’esperienza ucraina”. Il ministro ha espresso anche la vicinanza del governo alla presidente del Consiglio dopo le immagini pubblicate da un giornale iraniano.
“Tutta la nostra solidarietà a Giorgia Meloni, che certamente non si fa intimidire”. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran restano al centro dell’attività diplomatica. Tajani ha invitato le parti a evitare un ulteriore aumento dello scontro. “Preoccupano, certo, perché a soffiare troppo sul fuoco si rischia di scottarsi”. Secondo il ministro, la competizione interna alla leadership iraniana sta rendendo più difficile il negoziato. L’Italia condivide inoltre la posizione americana contro l’ipotesi di imporre un pagamento alle navi in transito nello Stretto di Hormuz.
“E’ in atto una lotta per il potere in Iran che rende tutto più difficile e fa alzare i toni – osserva – Nelle trattative in corso, il nodo resta lo Stretto di Hormuz. Trump trova inaccettabile, e anche noi, che si debba pagare un pedaggio per passare. Noi siamo per il libero commercio ovunque, poi una cosa sono gli stretti che sono opera dell’uomo, come quelli di Suez e Panama, e altra quelli naturali: se ponessimo dazi ovunque sarebbe la fine del commercio mondiale”.
Martedì 14 luglio, Roma ospiterà colloqui sul Libano con ambasciatori e mediatori. Il governo punta così a combinare l’aumento degli investimenti militari con il sostegno alle imprese italiane e con un ruolo diplomatico nelle crisi del Medio Oriente.

