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Se tutto andrà come previsto, non ci dovrebbero essere rotture alla direzione del Pd di oggi, ma certo non è un incontro al quale si andrà 'a braccio'. Sia il segretario Pier Luigi Bersani che gli altri 'maggiorenti' del partito stanno da giorni preparando con cura la riunione, per evitare che le diverse linee sul 'che fare' emergano in maniera scomposta e provochino un pericoloso scontro. Il sindaco di Firenze, che oggi ha anche incontrato Mario Monti, sembra svolgere un ruolo di 'mediatore' interno al Pd in queste giornate: oggi ha avuto un faccia a faccia con Vasco Errani, ascoltatissimo consigliere di Bersani, con il quale ha parlato per oltre mezz'ora ad un tavolino della galleria Alberto Sordi. Poi, si è recato da Dario Franceschini al gruppo parlamentare Pd, ma prima aveva avuto modo di contattare per telefono anche Walter Veltroni e altri dirigenti democratici. Un 'tour completo', che è servito per scrivere il copione della direzione: Bersani eviti mettere tutti davanti ad un bivio, non tiri fuori domani il tema del ritorno al voto in caso di insuccesso del suo tentativo e nessuno dei 'big' si metterà di traverso.

Lui, Renzi, sarà alla direzione, probabilmente parlerà, e a sua volta si comporterà in maniera leale nei confronti del leader. Ma la sua vera partita comincerà un minuto dopo l'eventuale fallimento del tentativo-Bersani di costruire un governo di minoranza, fallimento che nel Pd danno quasi tutti per molto probabile: l'idea che si fa strada in queste ore è quella di un esecutivo di 'tecnici di sinistra', se dovesse risultare impraticabile un esecutivo Bersani. Una possibilità che molti hanno letto, tra le righe, nelle parole pronunciate oggi da Nichi Vendola, che solo ieri diceva 'o Bersani, o voto': "Bisogna semplicemente immaginare un governo di cambiamento direi un governo di 'anti-tecnici', non un governo eterodiretto dalle lobby economico-finanziarie, ma di personalità che incarnano nella loro biografia quel sentimento di protezione e di tutela dei beni comuni, quella propensione a guardare alla crisi ambientale come al luogo fondamentale in cui si determina la qualità della nostra vita". Un governo che proverebbe a strappare quel consenso che i grillini negano a Bersani.

Ma anche un esecutivo del genere difficilmente potrebbe avere vita lunga e, il sindaco di Firenze, ormai è chiaro, è pronto a fare da 'front-runner' per il Pd al prossimo giro. Anche di questo si sarebbe parlato con Monti, che sta 'sondando' i partiti un po' 'per conto' del Quirinale, secondo diversi parlamentari (anche se ovviamente il Colle non avalla nessuna lettura del genere), e che giovedì e venerdì vedrà Bersani e Berlusconi (da Grillo ancora nessuna risposta. Il premier darebbe il suo sostegno ai 'tecnici di sinistra', ma, sopratutto, potrebbe anche stringere alleanza da subito con un Pd guidato da Renzi alla prossima campagna elettorale.

Certo, resta da superare uno scoglio: i giovani bersaniani, i vari Matteo Orfini, Stefano Fassina, che sono per la linea dura, che probabilmente anche domani diranno 'o nasce il governo Bersani, o si torna al voto'. Una posizione che troverà il suo 'contrappeso' in quella dei Veltroni, Fioroni e via dicendo che diranno 'il voto subito è una sciagura'. Bersani, appunto, dovrebbe evitare di entrare in questo campo minato, per guadagnare un consenso unanime. "Domani si gioca solo il primo tempo", chiosa un dirigente Pd. "Il secondo tempo comincerà con le consultazioni...".

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