Nessuno come lui puo’ dire di aver fatto l’Italia, nemmeno il Conte di Cavour. Se questi l’Italia la penso’, la volle e la sogno’ (ma non la vide), Andreotti di sogni non ne ebbe mai molti. Di volonta’ pero’ ne ebbe tanta, e soprattutto capacita’ di pensiero. Molto piu’ di pensiero che si azione, se e’ vero che lo riformarono in malo modo alla visita di leva e lui, divenuto ministro della difesa, ando’ a vedere che fine avesse fatto quell’ufficiale medico, per scoprire che se lo era portato via un infarto prima del tempo.
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BEPPE GRILLO SU ANDREOTTI
“Quando morirà Andreotti finalmente gli toglieranno la scatola nera dalla gobba e finalmente sapremo la verità….”. Questa una vecchia battuta di Beppe Grillo su Giulio Andreotti, durante uno spettacolo teatrale prima che scendesse in politica.scomparso oggi lunedì 6 aprile 2013. |
Andreotti, piu’ di Cavour, ci ha lasciato l’Italia che conosciamo, con i suoi pregi (che sono molti) e i suoi difetti (che sono altrettanti). Lui il Paese lo ha lentamente e costantemente plasmato, con quella capacita’ di vedere e intervenire prima degli altri con una prontezza che Manzoni mise in bocca al conte Zio e Guicciardini indica, nei suoi “Ricordi”, come una delle vere cifre dello statista.
Non a caso Andreotti e’ stato l’unico politico italiano a divenire una leggenda ancora da vivo. Come tutte le leggende, ha sempre diviso in due campi chi ne parlava. I suoi detrattori a sinistra lo chiamavano Belzebu’ (tradendo pero’ una involontaria ammirazione per le sue presunte arti mefistofeliche), i suoi ammiratori a sinistra (ne aveva) al centro e anche a destra (ne aveva pure qui) ne hanno sempre parlato come l’unico vero statista moderno del paese. Piu’ di Aldo Moro, piu’ di Alcide De Gasperi. Addirittura.
Lui e Aldo Moro si conoscevano dai tempi della Fuci, la federazione universitaria dell’Azione Cattolica. Sotto il fascismo la Fuci era guardata con sospetto perche’ era esattamente quello che Mussolini intuiva: non un covo di oppositori in armi, ma il campetto dove si addestravano quanti si stavano preparando al momento in cui il regime avrebbe dimostrato la sua caducita’. Lui e De Gasperi invece si conobbero un po’ piu’ tardi, auspice il Cardinal Montini, e presto ne divenne sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Quando andavano in chiesa, si prese a dire nella Roma del dopoguerra, De Gasperi parlava con Dio, il suo assistente con il sacrestano. Chissa’ se e’ vero, o se e’ uno dei tanti aneddoti che lo stesso Andreotti non disdegnava di alimentare. Fatto sta che Andreotti non ebbe mai con il Vaticano quel rapporto di profonda affezione e sofferta insofferenza che invece ebbe il suo primo mentore. Al quale si deve il conferimento del primo incarico governativo all’allievo tanto promettente, e che ricompenso’ con il tempo tutta questa fiducia divenendo (in ordine di importanza): sette volte presidente del Consiglio; otto volte ministro della difesa; cinque volte ministro degli esteri; tre volte ministro delle partecipazioni statali; due volte ministro delle finanze; una volta ciascuno ministro degli interni, delle politiche comunitarie e del tesoro. Si sente dire ne “Gli onorevoli”, storico film di Toto’ del 1963: “Non c’e’ rosa senza spine, non c’e’ governo senza Giulio”. Erano 50 anni fa esatti, e a Giulio mancava ancora un bel pezzo di carriera.

LA VIGNETTA
NAPOLITANO – Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla famiglia Andreotti il seguente messaggio: “Sulla lunga esperienza di vita del Senatore Giulio Andreotti e sull’opera da lui prestata in molteplici forme nel piu’ vasto ambito dell’attivita’ politica, parlamentare e di governo, potranno esprimersi valutazioni approfondite e compiute solo in sede di giudizio storico. A me spetta in questo momento rivolgere l’estremo saluto della Repubblica a una personalita’ che ne ha attraversato per un cinquantennio l’intera storia, che ha svolto un ruolo di grande rilievo nelle istituzioni e che ha rappresentato con eccezionale continuita’ l’Italia nelle relazioni internazionali e nella costruzione europea. Esprimo alla gentile consorte signora Livia e a tutti i familiari la mia vicinanza e sentita partecipazione al loro cordoglio, anche nel ricordo dei rapporti di collaborazione istituzionale e personali che intrattenni con lui in diversi periodi della vita nazionale”.
LETTA – Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, esprime il cordoglio per la scomparsa di Giulio Andreotti. Protagonista della democrazia italiana sin dalla nascita della Repubblica dopo i traumi della dittatura e della guerra, ininterrottamente presente nelle istituzioni e nelle assemblee rappresentative, con lui – prosegue una nota diffusa da Palazzo Chigi – se ne va un attore di primissimo piano di oltre sessant’anni di vita pubblica nazionale. Alla famiglia le sentite condoglianze personali del presidente del Consiglio e del governo tutto, conclude la nota.






























