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Politica

Di Fabio Massa e Tommaso Cinquemani

berlusconi alfano

Sì al bipolarismo, sì a Berlusconi padre nobile del Pdl, sì alla meritocrazia attraverso le primarie. Sono questi i punti chiave del documento degli alfaniani che Affaritaliani.it ha potuto visionare in anteprima e che pubblichiamo integralmente in esclusiva. L’unità del partito viene sottolineata fin dall’inizio, insieme ad un no secco a possibili ‘exit strategy’ che coinvolgano il centro di Casini e Monti. Ma i governisti vogliono un cambio di passo all’interno del partito: “Riteniamo che le giuste esigenze di democrazia e meritocrazia interna debbano essere soddisfatte senza rinnegare la grande novità del berlusconismo”, recita il documento. Insomma, si chiede a Berlusconi di farsi da parte, ma senza rinnegare il suo passato.

"Noi abbiamo testa, cuore ed entrambi i piedi ben piantati nel centrodestra", si legge nel documento segreto. Un punto fondamentale che esclude qualsiasi possibilità di formare un Partito Popolare Italiano, il progetto a cui in molti nel centro stanno lavorando. Anche uomini ex Pdl, come Mario Mauro e Gabriele Albertini, ma pure il segretario dell'Udc Cesa, più ampi pezzi di Scelta Civica e Futuro e Libertà. Il documento però apre alla destra. "Siamo totalmente lontani dalle sirene del neocentrismo, da sottolineare il valore di una destra che è uscita dalla dimensione minoritaria e ha scelto di condividere fino in fondo un progetto e una sintesi comuni".

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Fondamentale è il passaggio sull'azzeramento delle cariche (fortemente voluto dai falchi di Fitto) ma che i governativi respingono con forza perché "è decisiva l'affermazione di un binomio fondato su Silvio Berlusconi e Angelino Alfano". L'azzeramento "ha il solo scopo di provocare una frattura nel nostro movimento".

Gli uomini fedeli al segretario del Pdl ribadiscono il loro sostegno al governo Letta che "nei primi suoi mesi di attività ha realizzato punti importanti del programma del centrodestra". Ma mettono un punto fermo: "Noi non accettiamo lezioni da nessuno nella lotta contro l'uso politico della giustizia". Insomma, i falchi non pensino di poter mettere il cappello sulla riforma della Giustizia e sulla difesa ad oltranza di Berlusconi, è il ragionamento degli alfaniani.

Il documento si conclude con un auspicio e un avvertimento ai falchi: "Noi crediamo che la stabilità e l'azione di governo siano una risorsa da preservare". E aggiungono: "Lo scontro fine a se stesso finirebbe infatti per marginalizzare il centrodestra, a vantaggio della sinistra. E ci renderebbe estranei a quella famiglia popolare che è la casa dei moderati in Europa". Se quindi la nuova Forza Italia alla fine si farà, sarà necessario entrare nel Partito Popolare Europeo.

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