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Elezioni 2018, chi sale chi scende. Video autogol e colpi di reni dei leader

Dal video autogol di Renzi-Pd all’effetto Lega con Salvini che cita Pasolini, fino a Di Maio che reagisce agli errori. L’ultimo sprint per il 4 marzo

Elezioni 2018, chi sale chi scende. Video autogol e colpi di reni dei leader
salvini di maio renzi
Dal video autogol di Renzi-Pd all’effetto Lega con Salvini che cita Pasolini, fino a Di Maio che reagisce agli errori. L’ultimo sprint per il 4 marzo

Altro che rischio fascismo, populismi e default. Saranno gli “indecisi”, vicini al 40% degli italiani, a determinare chi vincerà le prossime elezioni politiche del 4 marzo. Solo un terzo di questo 40% si recherà al voto e determinerà il risultato. E’ quanto risulta dai rilievi fatti ad inizio mese dai principali centri di analisi del Paese. E le ultime battute della campagna potrebbero rafforzare la tendenza.

 

Forse nessuno vincerà davvero. Ma se il centro destra sembra l’unica compagine in grado di poter sognare la maggioranza, colpiscono le strategie adottate dai vari leader negli ultimi giorni.

 

 

Elezioni 2018, video autogol di Renzi e del Pd

 

Il Pd di Matteo Renzi appare sempre più in crisi e privo di idee. Se gli altri leader lanciano video spot più o meno banali ma basati sul sogno e la speranza di cambiare il Paese basti guardare l’errata clip usata dal partito di Renzi per lo sprint finale, chiamato “Pensaci” e lanciato il 20 febbraio scorso. Una famigliola in automobile subisce il disappunto del capo famiglia che alla guida esclama: “Comunque stavolta il Pd non lo voto”. Ma i due figli e la moglie intervengono cercando di convincere l’uomo a cambiare idea. Citano i provvedimenti adottati dai vari governi Pd succedutisi negli anni. Ma l’uomo irritato chiude la conversazione: “Comunque io il Pd non lo voto!” A quel punto in bicicletta Matteo Renzi in persona affianca l’auto e rivolgendosi all’uomo esclama: “Sicuro, sicuro?” E mentre questi è pronto a riaffermare la sua posizione di rifiuto netto riconosce il leader e si paralizza in un ghigno di imbarazzo. Il video si chiude con l’invito, “avanti Italia”, a votare Pd.

 

Se ad un analisi superficiale potrebbe apparire anche simpatico risulta davvero errato procurando un effetto boomerang. Lo stesso ghigno di paralisi dell’uomo ne è un segno evidente. In campagna elettorale mai lavorare su messaggio negativi e dubbi! E’ l’abc del mestiere. Occorre lanciare sogni e speranze. Né indicare una tendenza negativa che è poi quella rappresentata dall’uomo alla guida.

 

Se non ci credete cercate il video su youtube e vi imbatterete subito in un altro che sta impazzando anche su whats app. Qualche buontempone si è divertito a cambiare il finale del video del Pd: Riconosciuto Renzi l’uomo alla guida lo investe con brutalità, pigiando il piede sull’acceleratore. L’effetto boomerang è evidente.

Già in calo, destino capitato ad ogni forza al governo nei paesi occidentali (se escludiamo la Germania che ha però un tasso di crescita positivo) non ha giovato al Pd neanche l’ultimo scandalo sui rifiuti procurato dal giornale napoletano Fanpage e che ha coinvolto un esponente della famiglia De Luca in forza al partito.

Il video è indice di una grande confusione e dell’incapacità di comprendere come invertire la tendenza.

 

 

Elezioni 2018, “effetto Lega” in arrivo

 

Centrata invece l’apparizione di Matteo Salvini e del popolo leghista in piazza Duomo, sabato scorso, a Milano. A differenza di quanto propagandato da vari media e dagli addetti ai lavori (la stigmata associata alla Lega di essere una forza di estrema destra non invita certo gli elettori, o la “maggioranza silenziosa”, a manifestare esplicitamente la propria preferenze in quella direzione) la Lega potrebbe avere un risultato migliore di Forza Italia e sparigliare le carte del centrodestra. Tutto anche a fronte di una miglior lettura dei fenomeni base che preoccupano gli italiani: immigrazione e lavoro. Il “caso Macerata” ha solo amplificato quello che potrebbe diventare il 4 marzo un “effetto Lega”. Il partito potrebbe anche sfondare al sud.

 

Salvini si è presentato in cravatta sul palco e per prima cosa ha citato il poeta Pier Paolo Pasolini, omosessuale ucciso proprio per mano fascista: “A chi fa il processo ai fantasmi del passato dico ‘Mi chiedo se questo antifascismo rabbioso sfogato nelle piazze a fascismo finito non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominate usa su studenti e lavoratori per veicolare il dissenso’. Pier Paolo Pasolini 1973”. La folla ha applaudito con fragore mostrando come il pericolo fascismo ed estremismo di destra sia solo la gabbia in cui i media maistream di sinistra hanno rinchiuso il leader leghista da qualche anno sostituendo così il vecchio nemico di sempre, Silvio Berlusconi, agitato per decenni, inutilizzabile come spauracchio.

 

Salvini ha poi “giurato” simbolicamente fedeltà alla Repubblica: “Mi impegno e giuro – ha detto – di essere fedele al mio popolo, a 60 milioni di italiani, di servirlo con onestà e coraggio, giuro di applicare davvero la Costituzione italiana, da molti ignorata, e giuro di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti in questo sacro Vangelo. Io lo giuro, giurate insieme a me? Grazie, andiamo a governare e a riprenderci questo Paese”.

 

 

Elezioni 2018, colpo di reni del M5S

 

Colpo di reni anche per Luigi Di Maio dei 5 Stelle che dopo lo scandalo Rimborsopoli sulle donazioni non versate da alcuni Cinque Stelle al fondo del microcredito e la scoperta di indagati, condannati e massoni tra i candidati procede come un caterpillar verso le espulsioni. L’atteggiamento risoluto di Di Maio, per quanto faccia dubitare sulla capacità di selezione della classe dirigente, ha permesso di far riacquistare consensi alla compagine e all’immagine personale del leader.

 

Di Maio in campagna elettorale non ha mai perso il controllo ed ha risposto tendenzialmente con il sorriso ad ogni difficoltà e crisi. L’elettore grillino è poi convinto che la politica sia un affare sporco o facilmente inquinabile. Per tanto la decisione di procedere rapidamente alle espulsioni di chi può aver detto il falso consolida l’identità e il senso di appartenenza di chi ha deciso di votarli. I vari scandali non dovrebbero avere alcun effetto sul voto. “Se scopriamo mele marce noi le espelliamo, a differenza degli altri partiti”, ha ripetuto fino all’asfissia Di Maio. Il messaggio piace ed è apprezzato.