Di Gianni Pardo
Quando Luigi Pirandello pubblicò “Uno, nessuno e centomila”, fu accusato d’avere raccontato una storia inverosimile. Poi però i giornali pubblicarono la notizia di una vicenda esattamente identica a quella immaginata dall’agrigentino e l’accusa fu ridicolizzata. È vero, di solito la realtà supera la fantasia dei romanzieri, ma perfino quando per una volta accade l’inverso, sembra che la realtà si attivi per ricuperare il distacco.
Vale anche per le leggi. Si concepisce una norma perché funzioni in un certo modo – quello che agli autori delle norme sembra inevitabile – e poi in concreto si verifica ciò che nessuno aveva previsto. In particolare con le leggi elettorali. Il sistema del ballottaggio mira alla stabilità, costringendo gli elettori a scegliere fra i due maggiori partiti, e poi ecco che si verifica l’imprevisto: il sistema diviene tripolare e può avvenire – come in Francia – che i partiti perdenti si coalizzino contro il partito vincente, fino a trasformarlo in perdente. E non è nemmeno la prima volta: abbiamo anche visto la sinistra che fa vincere Chirac, pur di non far vincere Jean-Marie Le Pen.
Se c’è una lezione da trarre da tutto questo è che nessun sistema elettorale è perfetto. La proporzionale, che sembra il sistema più naturale, conduce alla frammentazione e ad un’insopportabile ingovernabilità; il sistema inglese rende insignificante il terzo partito, quello Liberale, che pure ha un notevole seguito, e finisce con l’essere sottorappresentato in Parlamento. Ma gli inglesi, almeno, è ad un partito debole che hanno impedito di contare politicamente. I francesi invece hanno battuto un record: sono riusciti a trasformare in perdente, in tutte le regioni, il partito più forte.
E tuttavia nel sistema francese c’è una logica. A torto o a ragione, la maggioranza degli elettori francesi reputa che affidare qualunque potere al Front National sia un male per il Paese. Il principio è quello del “second best”, la soluzione di ripiego. Ogni partito pensa d’essere il migliore da votare, ma se questo non è possibile, chi è il “second best”, il secondo nella lista se non dei migliori, almeno dei meno cattivi? Ed ecco arriva la preferenza dei socialisti per il partito di Sarkozy e il rifiuto del Front National.
Ma se si può manovrare un risultato elettorale non si può spazzare sotto il tappeto una possente indicazione dell’elettorato. A Parigi non possono dimenticare i sei milioni di francesi che per il Front e per le sue istanze hanno votato. Dunque da una parte devono cercare di sedurre quegli elettori, magari adottando una parte del programma della destra, dall’altra devono continuare a pianificare alleanze capaci di sbarrare ancora la strada al Front National. Ma il trucchetto è pericoloso. Gli elettori del Front potrebbero stancarsi, è vero, ma i francesi potrebbero indignarsi e soprattutto non vedere più differenze fra Sarkozy e Hollande.
In Italia abbiamo un problema simile col nostro Movimento 5 Stelle. Quando entrerà in vigore l’Italicum esso potrebbe arrivare al ballottaggio e allora che avverrà? Si avrà in Italia un’alleanza temporanea fra destra e sinistra, pur di far perdere quel partito antisistema, o lo si lascerà vincere, pur di far perdere il nemico storico?
E fra i due versanti delle Alpi c’è un’altra differenza. Il rifiuto dei partiti tradizionali francesi riguardo al Front National è stato fermo e costante, mentre nel caso del Movimento creato da Beppe Grillo si è visto il Pd di Bersani andare ad pedes degli spocchiosi plenipotenziari del nuovo Masaniello, offrendo doni e posti di governo, per vedersi respingere su tutta la linea. Come mai tutto ciò?
Il Pd sapeva di essere molto fragile, nei numeri, soprattutto in Senato, e associandosi il M5S sperava forse di imbrigliarlo e dominarlo, assicurandosi una navigazione pacifica e sicura. Anche se si può dubitare che sarebbe stato un buon calcolo. Il partito di Grillo invece ha forse voluto mantenere la propria verginità in nome della critica all’intero sistema com’è, e in nome della speranza d’andare, un giorno, al governo da solo. Due errori, probabilmente. In primo luogo la critica al sistema com’è va bene nelle piazze, ma non nella realtà. A meno che non si metta in discussione il sistema democratico. Quanto all’andare al governo da solo, il progetto sembra ben poco realistico. Anche se in questo campo potrei sbagliare, come ho sbagliato (fino ad ora) quando ho reputato ben poco probabili i successi elettorali del M5S,
Ma il nostro sistema ha questo di buono, che mentre i dittatori coprono i loro errori con le pietre tombali degli oppositori, in democrazia gli errori li pagano coloro che li hanno commessi.
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