La paura fa 90 perché per chi gioca i numeri al lotto e vuol trarre ispirazione dai sogni, quando viene svegliato da un incubo che lo spaventa, gioca il 90. Ma col tempo il detto ha acquistato un significato collegato ai “miracoli” che può far fare uno scampato pericolo. Euforia come reazione alla paura avuta per un pericolo scampato.
Non ho mai visto Enrico Letta, e forse nessun altro politico, sganasciarsi così tanto dal ridere e così a lungo, dai primi dati ufficiosi. Dal non dormire per la paura, il povero Letta è passato al non poter dormire per il ridere. E’ stato, come al solito, il primo a cantare un euforico de profundis, non solo per il solito chiodo fisso, Salvini, ma per tutto il centro destra. L’eccesso di gioia incredula post-paura l’ha portato a dire che il centro destra non esiste più.
Di tutte le analisi sentite o lette sui risultati del recente voto, ho trovato che la più equilibrata, sia quella di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, da condividere totalmente: il centro destra ha tenuto botta, ricordando come erano andate le votazioni del 2016 e analizzando le possibilità non nulle legate ai ballottaggi.
Sono in totale disaccordo, invece, con quanto scritto dalla senatrice di FI nello scorso editoriale e spero che Berlusconi sbagli una “profezia” che non ho mai sentito, assieme al numeroso gruppo che frequento. A parte che il Cav, ultimamente, mi sembra debba aggiungere al suo eloquio, l’intercalare dei chiarificatori “qui lo dico e qui lo nego”.
Alle argomentazioni esaurienti, di Becchi e Palma, aggiungo: la storia del lungo predominio della DC, quando dai successi nelle politiche, passava alle batoste delle amministrative. Allora la spiegazione del fenomeno era semplice: nelle politiche non si poteva rischiare di mettere in discussione la collocazione dell’Italia nel Patto Atlantico e anche molti comunisti non votavano PCI. Ma per le votazioni a carattere locale, tutti i compagni rientravano e scattavano diverse molle, in particolare quella efficacissima, d’una raccomandazioni per un posto fisso. Per le attuali elezioni, comunque, è più difficile individuare le differenze che contano tra quelle nazionali e quelle locali.
Enrichetto, per distinguerlo dal grande zio, è stato ovviamente il primo a scandalizzarsi per il comportamento del chiodo fisso e per quello che ha detto. Ora, affermare, come ha fatto Salvini, che mezz’ora non basta per salvare la faccia dicendo d’aver letto, anche se di corsa, il documento sul Fisco, mi sembra una dichiarazione seria e sincera. Direi obbligata. Se avesse abbozzato stando zitto, avrebbe ricevuto i pallettoni da tutti quelli a conoscenza del metodo Draghi, per dimostrare quanto il decisionista corra. E Letta avrebbe detto: “Sospettoso gran assordante silenzio di Salvini”.

