Migranti, sicurezza e famiglia: ecco le “linee rosse” di Vannacci per correre con il centrodestra nel 2027. Il retroscena
Da soli o insieme. È questo il dilemma. Un dilemma che riguarda certamente Roberto Vannacci, ma forse ancora di più tutti coloro che, dentro e fuori la coalizione di governo, osservano Futuro Nazionale come fosse un pendolo sospeso sopra gli equilibri politici del Paese: apparentemente immobile, ma capace di spostare il peso dell’intero sistema da una parte o dall’altra. Se il generale, oggi, può permettersi il lusso più raro in politica – quello di attendere e, perché no, di tenere sulle spine alleati e avversari – lo stesso non si può dire di tutti gli altri. Il 2027 non è poi così lontano, e il problema, ora, è capire cosa si è disposti a diventare pur di non perdere. Il centrodestra è costretto a guardare Roberto Vannacci non più come una scheggia folkloristica o un corpo estraneo da contenere, ma come il convitato capace di decidere la disposizione finale dei posti a tavola. Un generale senza esercito parlamentare, eppure in grado di tenere sotto scacco interi apparati di partito. Un uomo solo che, paradossalmente, pesa quanto una coalizione. E dall’altra parte il centrosinistra osserva la questione con sibillino interesse, quasi sperando che Vannacci scelga la corsa solitaria: perché il suo 4% potrebbe trasformarsi nel margine decisivo capace di incrinare la tenuta della destra.
Del resto gli scenari legati a Futuro Nazionale si dispiegano in una logica bipolare. Il primo è il più naturale, almeno sulla carta: Vannacci corre con il centrodestra, quella stessa area politica a cui appartiene culturalmente ma nella quale sostiene di non riconoscersi più pienamente. Sarebbe la scelta della continuità, ma anche, numeri alla mano, una sorta di ancora di salvezza per la maggioranza. Secondo le rilevazioni di Demos illustrate da Ilvo Diamanti su Repubblica, il partito di Giorgia Meloni resta primo con il 28,6%, ma in lieve calo. Il Partito Democratico si ferma al 21,5%, il Movimento 5 Stelle al 13% e Alleanza Verdi-Sinistra sfiora il 6%. Ma il dato politicamente più significativo è un altro: Futuro Nazionale continua a crescere e raggiunge il 4%, superando ormai Azione, Italia Viva e +Europa. È un numero apparentemente modesto, ma sufficiente a cambiare gli equilibri dell’intero campo conservatore. Perché quel 4%, se inglobato dentro la coalizione, consentirebbe al centrodestra di restare competitivo.
Se invece venisse disperso in una corsa autonoma, il rischio sarebbe enorme. Sommando Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati e Futuro Nazionale, infatti, la coalizione governativa arriverebbe al 46,1%. Ma senza Vannacci il centrodestra perderebbe un pezzo decisivo del proprio consenso, mentre il campo progressista – composto da Pd, M5S, Avs, +Europa e Italia Viva – salirebbe al 46,6%. Una dinamica confermata anche dal sondaggio di Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera: Futuro Nazionale viene stimato al 4,1%, oltre un punto in più rispetto al mese precedente. Una crescita che ha un prezzo preciso: a pagarlo soprattutto è la Lega, che crolla al 5,8%, toccando uno dei livelli più bassi della sua storia recente. Anche Fratelli d’Italia arretra, scendendo al 26,2%, mentre Forza Italia perde qualcosa ma resta stabilmente attorno al 9%. Dall’altra parte, invece, il campo largo cresce poco ma resta compatto. Il Pd sale al 22,3%, il Movimento 5 Stelle tiene il 14,3%, Avs arriva al 6,7%. Insomma, il blocco politico del centrodestra rischia di non essere più autosufficiente, le travi portanti iniziano a scricchiolare, e quel 4% di Vannacci – potenzialmente in crescita – diventa improvvisamente enorme: non abbastanza per governare da solo, ma più che sufficiente per decidere chi governerà. Del resto il Generale, ospite a Pulp solo qualche settimana fa, aveva dichiarato di puntare alla doppia cifra. Potrebbe non essere poi così lontana.
La corsa in solitaria
C’è poi il secondo scenario: Vannacci corre da solo. Un’ipotesi che il generale continua a evocare. “I possibili alleati hanno gli orologi, io invece ho il tempo a mia disposizione. Non ho problemi ad andare indipendentemente alle elezioni, cosa che non vorrei perché toglierei parte dei voti alla destra, rischiando di far vincere la sinistra. Io sono sempre disponibile, continueremo a fare le nostre proposte sperando che vengano considerate”, ha detto il Generale a Radio Cusano. Poi la linea invalicabile: “Negli ultimi giorni c’è stata una minima apertura, ma le mie famose linee rosse non sono superabili. Rimango interlocutore del centrodestra: non voglio che alle prossime elezioni si torni nelle mani dei no Tav, no Tap e così via, ma che si continui, in maniera pragmatica e costruttiva, a creare ricchezza per l’Italia. Non sono comunque disposto ad annacquare le mie idee per un’alleanza, perderei la serietà e la fiducia che mi hanno dato gli elettori e i sostenitori”.
Insomma, nessun compromesso che possa incrinare il rapporto fiduciario con il suo elettorato, che non gli chiederebbe mai moderazione e che si muove nel vuoto come un rabdomante del malcontento. Qualsiasi “accordicchio” troppo evidente rischierebbe di dissolvere quella patina antisistema che costituisce il vero carburante della sua ascesa. Su alcuni punti non si transige, come risulta ad Affaritaliani. Quali sono, dunque, le “conditio sine qua non”? Quali sono i punti su cui il centrodestra non può non cedere? In primis la famiglia, “composta da un padre e una madre e naturalmente orientata ad avere figli”. Poi il tema della sicurezza, con il diritto dei cittadini a difendersi e delle forze dell’ordine a svolgere il proprio lavoro senza sentirsi sotto assedio giudiziario. E ancora la necessità che l’Italia torni ad avere il controllo dell’immigrazione. Infine la politica estera ed energetica. “Con la sinistra non abbiamo nulla a che fare. Vorremmo confrontarci con il centrodestra, se disposto a rispettare queste priorità. Altrimenti…continueremo il nostro percorso”, conferma ancora alla nostra testata un uomo vicino a Vannacci.
I sondaggi potrebbero del resto confermare che, su determinati temi – non personificati adeguatamente da Fratelli d’Italia e traditi dalla Lega di Salvini, secondo la prospettiva dei vannacciani – Futuro Nazionale esprime una rappresentanza più forte di quella proposta dall’attuale centrodestra. Registrano, poi, un dato oggettivamente sorprendente: la militanza attiva che si è creata attorno al partito. Vannacci viene percepito da migliaia di persone come qualcosa di diverso rispetto al politico tradizionale, un tratto che non può permettersi di perdere. Il generale, in fondo, sa perfettamente di avere il coltello dalla parte del manico: se entra nella coalizione sposta il baricentro della destra ancora più in là; se resta fuori rischia invece di sottrarre quei voti decisivi che potrebbero consegnare il Paese al centrosinistra. I numeri fotografano un fenomeno che non può più essere liquidato come un’effimera vampata populista: Futuro Nazionale cresce, supera stabilmente le formazioni centriste e cannibalizza soprattutto gli ex amici della Lega, con Salvini costretto a vedere il proprio spazio politico eroso proprio nel territorio simbolico che considerava casa sua. Se Vannacci corresse da solo si vedrebbe consegnato il ruolo del traditore e darebbe, forse, la vittoria al centrosinistra. Un’ipotesi che a destra non possono permettersi. Ma per impedirlo non resta che cedere. Tocca da capire su cosa.

