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Politica

Di Tommaso Cinquemani
 twitter@Tommaso5mani

alfano letta 500

Napolitano ha accettato il bis al Quirinale, ma lo ha fatto mettendo bene in chiaro una cosa: mi assumo le mie responsabilità, ora i partiti facciano lo stesso. Si va quindi verso un governo di 'intesa nazionale' sostenuto da Pd, Pdl, Lega Nord e Scelta Civica. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it l'ipotesi Amato premier sarebbe tramontata perché già bruciato nella corsa al Quirinale. Dal Pdl fanno sapere ad Affaritaliani.it di essere pronti a sostenere Enrico Letta. Una personalità che ha fatto del dialogo e della pacatezza dei toni la sua arma vincente. Sarebbe proprio lui l'uomo giusto per guidare un governo di larghe intese. Perché anche se del Pd ha sempre dimostrato di saper mediare e di essere lontano dalla tradizione Ds e più vicino ai principi liberali.

A controbilanciare la sua nomina ci sarebbe Angelino Alfano che diventerebbe vicepremier. Ma non solo, a lui andrebbe anche la delega alla Giustizia. Berlusconi infatti teme ancora la mannaia della giustizia 'rossa' e si vuole premurare che nei due posti chiave (Quirinale e ministero) ci siano persone o fidate o che comunque hanno dato prova di non avere mire giustizialiste.
 


In Transatlantico i nomi dei possibili ministri vengono fatti e bruciati alla velocità della luce, ma qualche punto fermo ci dovrebbe essere. Ad esempio quello di Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, che avrà l'arduo compito di tranquillizzare i mercati e l'Unione Europea che guarda sempre con maggior sospetto l'odissea italiana. Un altro nome su cui c'è convergenza è quello di Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega Nord, nominato da Napolitano come 'saggio' e che potrebbe ricoprire il dicastero dello Sviluppo Economico.

Un nome su cui ci sarebbero ampie convergenze è quello di Anna Maria Cancelieri che dovrebbe rimanere al ministero dell'Interno. L'attale numero uno del Viminale infatti avrebbe l'appoggio di Monti e di Scelta Civica che la considerano la persona perfetta per questo ruolo chiave, anche visto il fatto che fra pochi mesi si andrà a votare. Già, perché nessuno si illude che un governo siffatto durerebbe cinque anni. Si faranno invece le riforme chieste dai saggi, soprattutto la legge elettorale, e poi via al voto. E dopo le nuove elezioni Napolitano, inevitabilmente, farà un passo indietro.
 

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