La situazione economica negativa dell’Italia si deve in parte all’assenza di federalismo. Uno degli elementi più naturali della democrazia. Quest’ultima – la democrazia – è l’individuo, che sceglie i suoi rappresentanti che conosce quasi di persona nelle istituzioni (micro collegi ed elezione diretta, anche dei magistrati), lavora, paga tasse e vuole che i soldi rimangano sul suo territorio.
Così è assurdo che la Regione Lombardia che fa il 22% del PIL nazionale, abbia un residuo fiscale di circa 53 miliardi ossia che ogni cittadino dà in solidarietà 5.500 euro (tutti soldi che dovrebbero servire alle strade, agli ospedali, alle scuole, alla sicurezza dei lombardi). Il residuo fiscale della Sicilia (dove per giunta, con tutto il rispetto per i siciliani, è nata la mafia, cancro del Paese, che è pure emigrata al Nord) è pari a quasi -9 miliardi con un saldo negativo per cittadino di -1.800 euro.
Il federalismo manca in Italia non perché è prerogativa delle valli bergamasche, ma per il ritardo nella fattispecie della società italiana, a partire dalla borghesia, storicamente catto-comunista o di retaggio fascista. (C’è anche una certa ignoranza geografica, gli italiani conoscono i dialetti, meno la geografia… Le Regioni del Nord sono 8: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto.)
In politica gli obiettivi devono essere semplici, misurabili e raggiungibili. Possibilmente ce ne vuole uno principale da cui dipendono gli altri (per esempio il primo di Donald Trump è: Make America great again/Il lavoro agli americani). Per tornare al Nord. Sarebbero bastati politici abili e determinati, che mirassero a un unico scopo. Che dicessero: “Siamo ricchi. Non abbiamo bisogno di nessuno. Ce ne andiamo. Facciamo democraticamente e pacificamente la Repubblica Italiana del Nord. Se la maggioranza dei cittadini lo vuole, non ci sono leggi, Costituzioni, carri armati che tengano. Le Regioni del Centro e del Sud faranno da sole, troveranno la loro strada”.
In Italia Umberto Bossi ha avuto sì la buona idea, ma si è rivolto al popolo (le famose valli bergamasche) invece che alla borghesia. Di qui la sua alleanza di Governo con Silvio Berlusconi per ottenere col tempo il federalismo, cosa che non si è verificata e di cui non è stato quasi dettato il cambiamento di mentalità (qualcuno ha sentito Matteo Renzi o Maria Elena Boschi parlare di federalismo e di federalismo fiscale? Si domandi loro e si ascolti che cosa rispondono).
Sembra che Bossi lascerà la Lega Nord di Matteo Salvini. Quest’ultimo si dichiara federalista, appoggia il referendum sull’autonomia di Lombarda e Venero indetto per domenica 22 ottobre dai governatori Roberto Maroni e Luca Zaia e parla di autonomia delle Regioni meridionali. Vedremo… Più semplice ottenere le cose per via retta. In particolare laddove ci sono differenze culturali/etniche (la razza italiana è un’invenzione di Benito Mussolini, al di là dei popoli autoctoni – liguri, sardi e umbri – sostanzialmente gli italiani sono di origine indoeuropea (più al Nord e al Centro) o araba (più al Sud)… il federalismo non a caso non è previsto in Stati etnicamente omogeni o lo è, quasi per la stessa ragione cioè per principio di coincidenza degli opposti, in Paesi iper-multi-razziali come gli USA). Ma prima o poi la democrazia si afferma naturalmente, così se andranno le Regioni del Nord, come l’Irlanda del Nord e la Scozia dal Regno Unito, la Catalogna dalla Spagna, il Tibet dalla Cina.

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