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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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"Brindisi e Taranto sono le uniche città in Italia che sono state squarciate e sfregiate dall'industria di Stato. La creazione di una No Tax Area è un modo per risarcire le popolazioni locali e rilanciare l'economia". Massimo Ferrarese, presidente di Noi Centro, con una intervista ad Affaritaliani.it chiede al premier Letta di istituire due "aree di non tassazione come Ugo Cappellacci sta cercando di fare in Sardegna che, secondo lui, è penalizzata dalla sua condizione di insularità". Poi esprime la sua delusione per l'indifferenza di Vendola: "Non ha dato seguito alla nostra richiesta, non ha fatto nulla, non ha nemmeno inoltrato il piano al governo centrale e all'Unione europea".


Massimo Ferrarese, lei ha proposto di trasformare le aree di Brindisi e Taranto in due 'No Tax Area'. Come le è venuta questa idea?
"Brindisi e Taranto sono state le uniche due città in Italia che sono state squarciate e sfregiate dall'industria di Stato. A Taranto c'è l'Ilva, il più grosso polo siderurgico d'Europa, nonché una grossa raffineria. A Brindisi invece c'è il polo petrolchimico della Montedison e tre centrali elettriche, dell'Enel e dell'Edison, due a carbone e una gas. Industrie che sono state costruite per dare posti di lavoro e che invece ora non solo non offrono lavoro, ma hanno lasciato anche uno squarcio ambientale irreparabile".

Le due 'No Tax Area' quindi sarebbero una forma di risarcimento per l'eredità avvelenata che è stata lasciata sulle spalla dei tarantini e dei brindisini?
"Esatto. In queste aree, benedette da una natura meravigliosa, non abbiamo potuto fare investimenti in infrastrutture turistiche. Non solo, ci troviamo con un territorio inquinato dove non si possono neppure costruire nuove fabbriche, almeno che gli imprenditori non vogliano accollarsi bonifiche onerosissime. Abbiamo perso il turismo, l'industria e la salute".
 

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In quale modo la creazione di queste due aree dovrebbe risollevare la situazione?
"Sappiamo che lo Stato non ha i soldi per risarcire le popolazioni di quei territori. Allora da imprenditore chiedo allo Stato di metterci nelle condizioni di attrarre investimenti utilizzando le aree a ridosso dei due porti".

Che cosa comporta la creazione di una 'No Tax Area'?
"Vuol dire che le aziende che si insediano in queste zone pagheranno il gasolio la metà, perché non dovranno versare le accise. Il gas costerà meno, come l'energia in generale. Inoltre chiediamo un blocco dei  contributi ai lavoratori per 15 anni. Qualcosa lo Stato ci perderà, ma è ben poca cosa rispetto ai benefici di un area che è stata martoriata per anni".

Lei ha lanciato un appello a Vendola perché porti a Roma questa proposta. Si sta muovendo qualcosa?
"Vendola non ha fatto nulla, non ha nemmeno inoltrato la richiesta al governo centrale e all'Unione europea. Cappellacci, presidente della regione Sardegna, sta invece portando avanti con forza la battaglia per trasformare la sua Regione in una 'No Tax Area'. La sua motivazione è che la Sardegna è penalizzata dalla sua condizione di insularità. E noi, che siamo stati martoriati dallo Stato, perché non dovremmo chiederla?"

Perché secondo lei Vendola non si è mosso?
"Non lo so, ma spero che agisca presto con forza".

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