Alberto Di Rubba (Lega): “Ferrari elettrica? Scelta imposta dall’Europa. Il Green Deal sta mettendo in ginocchio l’automotive”
La scelta di Ferrari di aprire definitivamente all’elettrico non sta alimentando soltanto il dibattito nel mondo dell’automotive, ma sta diventando anche un terreno di scontro politico e culturale. Da una parte la transizione ecologica imposta dall’Europa e la corsa verso nuove tecnologie considerate indispensabili per il futuro della mobilità; dall’altra la difesa di un patrimonio industriale costruito attorno ai motori endotermici, alla meccanica e a un’identità che ha reso il Made in Italy celebre nel mondo. Le polemiche esplose dopo la presentazione della nuova Ferrari elettrica, tra critiche degli appassionati, dubbi degli addetti ai lavori e il calo del titolo in Borsa, hanno riportato al centro il tema delle conseguenze del Green Deal europeo sul settore automotive. Un confronto che coinvolge non soltanto il futuro del Cavallino Rampante, ma l’intera industria automobilistica europea, stretta tra sostenibilità ambientale, competitività globale e tutela dell’occupazione.
Ne abbiamo parlato con Alberto Di Rubba, deputato, tesoriere e responsabile del Dipartimento Automotive della Lega, che attacca le politiche europee sul “tutto elettrico” e rilancia la battaglia del Carroccio per la neutralità tecnologica e la difesa delle eccellenze italiane.
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L’intervista
La nuova Ferrari elettrica sta diventando un caso politico oltre che industriale. Perché?
“Perché Ferrari non è un marchio qualsiasi. È un simbolo italiano conosciuto in tutto il mondo. Enzo Ferrari diceva: ‘Io vendo motori. Il resto dell’auto lo regalo gratis perché qualcosa deve pur tenere insieme il motore.’ Una frase che racconta perfettamente cosa abbia rappresentato questo marchio nel mondo: passione, meccanica, emozione, motori e identità industriale italiana. Per questo oggi fa discutere vedere il Cavallino Rampante piegarsi ai diktat e all’ideologia green imposta da Bruxelles e da Ursula Von der Leyen. E viene inevitabile chiedersi cosa penserebbe oggi Enzo Ferrari vedendo uno dei simboli mondiali del motore endotermico costretto a rincorrere scelte dettate più dall’ideologia che dal mercato. Non è un caso che dopo la presentazione siano arrivate reazioni negative durissime, un forte malcontento tra appassionati e addetti ai lavori e un crollo del titolo Ferrari in Borsa, arrivato oltre l’8% a Piazza Affari. Anche Luca Cordero di Montezemolo ha parlato apertamente del rischio di ‘distruggere un mito’. E sinceramente fa riflettere sentire queste parole da chi la Ferrari l’ha resa grande nel mondo”.
Quali sono i rischi che oggi sta correndo il settore automotive europeo?
“Il rischio è quello di arrivare a un progressivo declino industriale del settore automotive europeo. E purtroppo questo processo è già iniziato. Oggi molte aziende sono già in ginocchio tra cali di produzione, perdita di competitività, crisi del mercato e difficoltà occupazionali. La Ferrari elettrica, in questo senso, è la fotografia perfetta di un Green Deal fallito: persino uno dei simboli mondiali del motore endotermico e della passione automobilistica italiana viene spinto verso scelte dettate più dall’ideologia che dal mercato. Le politiche europee degli ultimi anni hanno imposto tempi e obiettivi irrealistici, senza considerare le conseguenze economiche e sociali su imprese, lavoratori e intere filiere produttive. Parliamo di un settore che in Europa vale oltre 13 milioni di posti di lavoro e circa il 7% del PIL europeo. La Lega è stata la prima forza politica, con Matteo Salvini, a denunciare le follie del “tutto elettrico” e a difendere la neutralità tecnologica: elettrico, biocarburanti, idrogeno, carburanti sintetici e innovazione vera”.
Quali sono le proposte concrete della Lega per il settore automotive?
“Noi stiamo lavorando per sostenere concretamente il comparto. Proprio in questi giorni il Governo ha stanziato un fondo automotive da 1,6 miliardi di euro per sostenere imprese, filiere produttive e occupazione. Ma serve soprattutto una battaglia politica forte in Europa. La Lega oggi è la forza politica che continua a contrastare davvero il Green Deal e le follie ideologiche che stanno mettendo in ginocchio uno dei settori più strategici della nostra economia. In Italia qualcosa si è iniziato a cambiare grazie al lavoro della Lega al Governo, mentre a Bruxelles purtroppo continuiamo a essere in opposizione rispetto a una Commissione Europea che ha completamente fallito la sua strategia. Oggi vediamo qualche timida retromarcia da parte dell’Europa, ma non basta. Serve cambiare radicalmente approccio. Bruxelles non può decidere cosa dobbiamo guidare, come dobbiamo muoverci e quale tecnologia dobbiamo usare. L’Italia è diventata grande grazie ai motori, alla meccanica e all’innovazione. E non sarà certo Bruxelles a venire a casa nostra a spiegarci come difendere il settore automotive italiano. La Lega continuerà a battersi per difendere le nostre eccellenze e per non spegnere i nostri motori”.

