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Politica

Riflettori puntati sulle alleanze politiche, che si stanno costruendo, nel Mezzogiorno, sinora ignorato dal governo Renzi, in vista delle prossime elezioni regionali. In Campania- dove Stefano Caldoro, ex craxiano, oggi con Forza Italia, riproporrà la sua candidatura a governatore-si prospettano due scenari assai diversi.

Nel primo, la destra andrebbe alle elezioni nella sua forma attuale - un patto tra Caldoro, Ncd e Udc - e la sinistra rinuncerebbe a puntare ad allearsi  con gli ex berlusconiani, partner del PD nell'esecutivo nazionale.
Un'ipotesi, che potrebbe provocare riflessi importanti anche nel resto del Paese, vanificando, o indebolendo, l'ipotesi del ricongiungimento politico tra Berlusconi e Salvini, il quale si dice "incompatibile" con gli uomini di Ncd e Udc. Eppure Maroni e Alfano sono stati, per lungo tempo, colleghi nei governi presieduti da nonno B.

Ha detto don Renato Schifani, capogruppo al Senato del partito di Alfano : "Il segretario del Carroccio ha l'ambizione di costruire una destra, estrema e radicale, che non può e non vuole governare il Paese, un partito lepenista, privo di proposte, ma pronto ad esasperare il malcontento degli italiani".
Ma, proprio a Napoli, i cittadini, dopo aver plebiscitato il ribellismo anti-sistema, incarnato da Luigi de Magistris, delusi dal fallimento delle vecchie amministrazioni, hanno constatato che la protesta, rappresentata dall'ex magistrato, non è riuscita a tradursi in un governo efficiente. E sono stati, profondamente, delusi da don Gigino.

Quindi non ha torto l'ex Presidente del Senato ad ammonire Berlusconi a non far fagocitare le truppe forziste dalla Lega che, con la felpa di Salvini, è solo di lotta e non più anche di governo, come fu quella, in canottiera, di Bossi.

Nascerebbe in Campania (dove potrebbe rivincere le elezioni) il germe di un centrodestra nazionale nuovo, senza l'estrema leghista. Tutt'altro sarebbe lo scenario se, invece, Ncd e Udc si alleassero, localmente, con il Pd o se un accordo nazionale tra Lega e Forza Italia li mettesse fuori gioco. La destra risulterebbe più spostata a destra, la sinistra mescolata a un pezzo di destra. E il bipolarismo verrebbe stravolto, alla radice, da espedienti elettoralistici.

Il pallino in mano, dunque, lo hanno i dirigenti di Forza Italia : sono loro a dover fare scelte strategiche, purché siano omogenee. Ovviamente, sostiene Alfano, se saremo alleati in Campania-dove abbiamo governato, bene, con Caldoro- dovremo esserlo anche n Veneto. NCD non accetterà alcun veto.
In Calabria-dove il centrodestra, nel novembre scorso, ha subito una bruciante sconfitta- a maggio, si voterà in centri importanti, come San Giovanni in Fiore e Castrovillari, mentre il nuovo Sindaco di Cosenza verrà scelto tra un anno.

I dirigenti del NCD hanno anticipato che non si siederanno al tavolo con i forzisti, se costoro saranno guidati dagli stessi capi, che hanno esclusi gli alfaniani dallo schieramento, in occasione delle recenti regionali. Posizione comprensibile.

Forza Italia, se non intende rischiare altre batoste, dovrà tener conto di questo atteggiamento degli ex alleati nella giunta Scopelliti. Insomma, incombono scelte importanti, sulle quali ci auguriamo pesino  i problemi, drammatici, delle regioni meridionali molto di più delle logiche dei Palazzi romani.

Non ha torto Schifani-che, nel ventennio dell'egemonia del Cavaliere sul centrodestra, è stato uno dei dirigenti più vicini al fondatore di Forza Italia- quando osserva che, per tentare di riconquistare l'elettorato moderato, occorre preservare la storia del centrodestra, ma andare oltre il berlusconismo.

Ha detto, di recente, Franco Zeffirelli, 92 anni, che per due legislature è stato senatore di Forza Italia : "Lasciare a tempo debito è un'arte. Non voglio sporcare nulla. Non voglio postulare. I prati, che ho calpestato, voglio ricordarmeli in fiore". Perché Silvio Berlusconi non riflette sulle sagge parole del grande regista fiorentino ? E non comprende quanto sia sterile e dannoso minacciare di espulsione quanti sono ben radicati nel territorio, come Raffaele Fitto, i quali chiedono che si discutano, e si decidano, democraticamente, e non nel chiuso dei deleteri "cerchi magici", le scelte politiche e i nuovi dirigenti di Forza Italia?

Pietro Mancini

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