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Il voto ha indebolito Silvio. La mappa dello scontro in Forza Italia

INSIGHT – Il risultato deludente dei ballottaggi aumenta lo scontro in Forza Italia. La promessa di Silvio Berlusconi di primarie di coalizione è solo un modo per cercare di placare la rivolta guidata da Raffaele Fitto. Con l’ex Governatore pugliese Mara Carfagna e altri (i nomi). Al fianco del leader Giovanni Toti e il cosiddetto ‘cerchio magico’ (i nomi). Un ruolo tutto suo per Denis Verdini. Daniele Santanchè battitrice libera. LA MAPPA DEL POTERE AZZURRO: ECCO CHI STA CON CHI

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Il caos in Forza Italia dopo i risultati deludenti dei ballottaggi è perfino aumentato. E non potrebbe essere altrimenti. Silvio Berlusconi continua a considerarsi il leader indiscusso e sogna di ricandidarsi a Palazzo Chigi nel 2018 (visto che Renzi ha tutta l’intenzione di terminare la legislatura) all’età di 82 anni. Nel partito, però, c’è chi più o meno sommessamente comincia a pensare che, forse, sarebbe il caso di rinnovare la classe dirigente. A partire proprio dalla testa. Il primo a smuovere il monolite azzurro è stato Raffaele Fitto con la richiesta di primarie per la scelta del capo e dei dirigenti. Da lì l’accusa di lesa maestà, tanto che l’ex Cavaliere non vuole nemmeno parlare al telefono con l’ex Governatore della Puglia, accusato più o meno di tradimento sul modello Fini-Alfano.

La risposta di Berlusconi è dei suoi fedelissimi a Fitto è stata quella delle primarie di coalizione, ma mai le primarie di partito. Un modo – spiega un parlamentare azzurro – per dare un contentino e cercare di placare la rivolta, “tanto le elezioni politiche sono lontanissime“. Non solo. I ‘rinnovatori’ avrebbero voluto scegliere i candidati dal basso, appunto con le primarie, sia per le Europee sia per le Amministrative. Niente da fare. Giovanni Toti con l’ok di Berlusconi ha imposto le vecchie scelte calate dall’alto (vedi Piemonte) che hanno portato a risultati a dir magri.

Al fianco di Fitto, a combattere questa battaglia, ci sono in prima fila Mara Carfagna, Renata Polverini e Daniele Capezzone. Un gruppo di 40enni-50enni, soprattutto del Centro-Sud, che ‘osano’ mettere in discussione il grande capo. Berlusconi, però, ha con sé il famigerato ‘cerchio magico’, che tanto ricorda quello di Umberto Bossi, formato in primo luogo dal suo consigliere politico Toti, dalla sua fidanzata Francesca Pascale, da Deborah Bergamini (responsabile della comunicazione), dalla senatrice Maria Rosaria Rossi e dall’ex ministro Mariastella Gelmini. Un folto gruppo di fedelissimi che fa scudo attorno al leader e che contesta i giovani Fitto e Carfagna. Con Berlusconi, anche se in una posizione un po’ più defilata, anche i capigruppo di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani. Che forse non amano moltissimo Toti per la sua rapida ascesa ma che vedono come fumo negli occhi Fitto e i suoi.

Un ruolo tutto suo è quello di Denis Verdini. L’uomo-macchina di Forza Italia cerca sempre di conservare il suo rapporto con il leader ma tiene ad avere una posizione autonoma di contatto con il premier e con il Pd sul tema delle riforme (legge elettorale e modifica della Costituzione). Verdini quindi sta con Berlusconi ma a modo suo. Un po’ come Daniela Santanchè. La ‘pitonessa’ si è chiamata fuori dal cerchio magico, ma certo non sta con Fitto e la Carfagna. Ormai è una battitrice libera. Invisa tanto ai fedelissimi di Silvio quanto ai ‘rinnovatori’. Decaduto e ormai ai margini il senatore Sandro Bondi. Alessandro Cattaneo, formattatore battutto al ballottaggio a Pavia dal candidato del Pd, non potrà più alzare troppo la voce e cercherà di ritagliarsi un nuovo ruolo strizzando l’occhio in particolare alla Lega e a Matteo Salvini.