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"Il ministro Saccomanni non deve minacciare le dimissioni ma semplicemente fare il suo lavoro di tecnico e trovare le coperture. Credevo che il modello Monti fosse superato". Così Daniela Santanchè, pasionaria di FI vicinissima a Silvio Berlusconi, ad Affaritaliani.it. "L'Iva non deve aumentare, mentre l'Imu è un discorso chiuso. Gli italiani non pagheranno più la tassa sulla prima casa. Non si può fare come i gamberi e tornare indietro". Ma se l'Iva dovesse aumentare? "Sono certa che noi non parteciperemo più a un governo che aumenta le tasse. Punto. Questo è chiaro. Bisogna guardare allo straordinario successo della Merkel in Germania, che ha stravinto perché ha fatto bene gli interessi dei tedeschi e non dell'Europa. Prendiamo esempio dalla Cancelliera".

FASSINA - Sull'aumento dell'Iva il primo ottobre "dobbiamo scegliere". Lo ha detto il vice ministro dell'Economia, Stefano Fassina a Radio 24, secondo il quale le risorse per far fronte a tutti gli impegni "assolutamente non ci sono". "Bisogna scegliere", sottolinea Fassina, che rilancia la proposta di far pagare l'Imu "al 10% delle prime abitazioni di maggior valore".

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Cosi', spiega il viceministro, "potremmo recuperare le risorse necessarie per rinviare l'aumento dell'Iva e, a regime, recuperare quel miliardo che serve a intervenire sulla deducibilita' dell'Imu per i capannomi, per i negozi, per le botteghe degli artigiani". Fassina osserva che il governo non deve trovare solo un miliardo per scongiurare l'aumento dell'Iva: "noi dobbiano trovare quasi sei miliardi a fine anno. Non e' impossibile trovare un miliardo", conclude, "e' impossibile trovarne sei e quindi bisogna fare delle scelte".

LE DIMISSIONI - Basta con gli aut aut al governo. Il messaggio da Palazzo Chigi arriva a poche ore dall'intervista al Corriere della Sera con cui il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha avvertito i partiti: se si vuole iniziare fin da subito una campagna elettorale sulla questione fiscale, il titolare dell'Economia e' pronto a rassegnare le dimissioni. Quello a cui fa riferimento Saccomanni e' la questione dell'aumento dell'Iva che il Pdl vorrebbe differire. Il risultato sarebbe lo sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil, previsto dagli accordi europei.

Una presa di posizione su cui il ministro trona in mattinata, al termine del raduno dell'Associazione nazionale finanzieri d'Italia: "I valori della Guardia di Finanza confortano e rafforzano la mia determinazione a continuare nella mia missione", rassicura Saccomanni.

Il Pdl reagisce in ordine sparso, dividendosi tra oltranzisti 'anti-tasse' e prudenti. Alla prima categoria si iscrive Maurizio Gasparri. Il vicepresidente del Senato non si straccerebbe le vesti se Saccomanni dovesse fare un passo indietro e, per rendere piu' chiaro il concetto, invita Enrico Letta ad assumere le deleghe dell'Economia. Ancora piu' dura Daniela Santanche' che invita il ministro a rassegnare le dimissioni astenendosi da altre minacce. Tra i 'prudenti', Renato Brunetta che chiede a Saccomanni di non dimettersi, ma di attenersi al mandato di ministro tecnico, senza incursioni "politiche". Il presidente dei Senatori Pdl, Renato Schifani auspica che le dimissioni siano "responsabilmente evitate attraverso una serie di scelte coraggiose" come, appunto, la conferma dell'abolizione dell'Imu e il blocco dell'aumento dell'Iva.

Dice di parlare a nome del Partito Democratico Piero Fassina quando esprime "piena fiducia" ad un Saccomanni "preoccupato" dallo stato dei conti pubblici e dala demagogia imperante. Il segretario del partito, tuttavia, pone delle condizioni alla fiducia di cui parla Fassina: "Il governo non faccia il Robin Hood al contrario", spiega: "Saccomanni si ricordi di fare scelte improntate all'equita'". E, per essere piu' chiaro: "C'e' una parte del Paese che puo' permettersi di pagare l'Imu. L'Iva la pagano i disoccupati...".

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