Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » “Forza Italia riparta dal riformismo di Craxi. Alleati con Lega-FdI? Sì, ma…

“Forza Italia riparta dal riformismo di Craxi. Alleati con Lega-FdI? Sì, ma…

Intervista di Affaritaliani.it alla senatrice di Forza Italia Virginia Tiraboschi

“Forza Italia riparta dal riformismo di Craxi. Alleati con Lega-FdI? Sì, ma…
Virginia Tiraboschi (ape)

Quali insegnamenti arrivano dai risultati delle Regionali in Emilia Romagna e in Calabria?
“Una prima riflessione a caldo è la tenuta di Forza Italia al sud, ma non nelle regioni produttive del paese, dove l’area moderata, prima rappresentata da Forza Italia, si sente orfana e non in sintonia, né con l’area di governo, né con i due maggiori partiti del centrodestra. Forza Italia ha svolto, attraverso il suo presidente, quella meravigliosa sintesi nel centrodestra tra diverse sensibilità che, oggi, invece, non vedo possibile, perché bisognerebbe essere più inclusivi, generosi e aperti a diverse sensibilità.La personalizzazione in politica non porta bene se si guarda a un orizzonte temporale che va oltre il breve periodo.Le organizzazioni politiche devono essere contendibili e non focalizzate su un unico uomo al comando. Il PD, in questo senso, dá una maggiore parvenza di contendibilitá, mentre se penso a Forza Italia con Berlusconi, al PD all’epoca di Renzi, alla Lega di Salvini, non ho la stessa percezione. Fratelli d’Italia, guidati da Giorgia Meloni, non evidenziano, per il momento, l’estrema personalizzazione di una “donna sola al comando”, forse perché le donne sono più inclusive, pazienti e progettuali e spero, per solidarietà femminile, che la signora Meloni non cambi atteggiamento, acquistando consensi, notorietà e, inevitabilmente, ruoli politici sempre più importanti”.

Forza Italia ormai è un partito solo del Sud e scomparso al Nord?
“Forza Italia ha ancora il suo radicamento al sud, quella parte del paese che ha sempre avuto più bisogno della politica rispetto al nord produttivo, dove le imprese, comunque, hanno prodotto PIL sui territori, indipendentemente dai partiti che, dalla seconda repubblica in poi, se escludiamo PD e Lega non si sono mai radicati con organizzazioni territoriali, lasciando un vuoto di rappresentanza che, oggi, viene occupato dal PD nelle città capoluogo, veri e propri centri di potere decisionale sui territori regionali e dalla Lega nelle aree interne.Forza Italia potrebbe conquistare spazi elettorali in queste aree provinciali dove la qualità della vita può essere migliore rispetto a quella delle grandi città e dove, grazie alle tecnologie, si possono riattivare economie locali che nel XX secolo non trovavano terreno fertile. Sembra futuristico ma non lo è pensare che nel giro di pochi anni, non sarà più elitario vivere in città come Milano, Torino, Roma, Venezia, Firenze, le cosiddette porte di ingresso di una nazione, dove la qualità della vita peggiora di giorno in giorno a causa del traffico e del congestionamento da flussi turistici: chi se lo potrà permettere si trasferirà in provincia dove non era elitario vivere nel XX secolo, ma dove sarà preferibile vivere nel XXI secolo, grazie alla tecnologia che supera tutte le barriere”.

La strada per Forza Italia è l’alleanza con Salvini e Meloni o ci sono altre possibilità?
“A livello locale non vedo alleanze diverse per Forza Italia rispetto a quella attuale con Meloni e Salvini, ma credo che sia quantomai necessario darsi un disegno politico di medio termine per riacquistare in una colazione plurale, un ruolo riformista, innovatore, progressista che, con la proposta di nuova legge elettorale, che prevede anche una quota di proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, può aprire spazi a un’area più moderata, di centro che dovrebbe coagulare attorno a una figura carismatica almeno un 7% iniziale di consensi per poi decollare verso un 10%. Non mi rassegno a voler lasciare il ruolo riformista, progressista e innovatore al PD e a Conte, sia perché il PD, evoluzione del PCI, ha sempre faticato ad accettare il “riformismo moderno”, che ha invece coraggiosamente caratterizzato la politica socialista, soprattutto all’epoca di Craxi segretario, sia perché Conte, leader di un partito che rappresenti una piattaforma di questi valori non mi convince per nulla, né per profilo caratteriale, né tanto meno per profilo politico”.

Lei si sente politicamente più vicina a Salvini o al premier Conte?
“Politicamente sono sempre stata di centrodestra, ma soprattutto, anche a costo di pagare un caro prezzo durante il mio percorso professionale svoltosi prevalentemente nella PA, fortemente coerente, libera e progressista. Di conseguenza, non posso essere politicamente vicina a Conte che, credo, rappresenti poca coerenza agli occhi di chi fa politica per passione, mentre apprezzo molto il coraggio, la determinazione e la sincerità di Salvini, doti sempre più difficili da trovare in un politico, anche se talvolta, esasperato dagli avversari, assume atteggiamenti, più che toni, che non mi potrebbero mai appartenere, essendo per carattere inclusiva, aperta al dialogo e all’ascolto, attratta dai grandi progetti di innovazione e trasformazione piuttosto che incline a un atteggiamento empatico con l’elettorato su cui Salvini è imbattibile. Ci sono importanti passaggi del disegno politico di Salvini che non sempre mi vedono allineata al segretario della Lega che su alcuni temi dovrebbe aprirsi a un dialogo che vada ben oltre il confine del giorno dopo e della simpatia che riscuote nelle piazze, facendo evolvere la sua proposta politica su un orizzonte di riforme strutturali”.