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Politica
Gentiloni: "In Libia unica soluzione è politica. Ma il tempo non è infinito"

"La situazione si sta aggravando. E' evidente il rischio di saldatura tra gruppi locali e Daesh. Il tempo a disposizione non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i risultati raggiunti". Il ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che ieri in tarda serata ha avuto un colloquio telefonico con il Segretario di Stato americano John Kerry, ha riferito stamattina alla Camera sulla crisi libica. Insistendo sulla soluzione diplomatica. In aula erano presenti oltre duecento deputati: un numero non indifferente in assenza di votazioni e vista l'ora mattutina.

Gentiloni - che nei giorni scorsi, insieme alla collega della Difesa, Roberta Pinotti, era stato accusato di un'accelerazione sulla via militare - ha sottolineato la necessità di una soluzione politica. Ma anche l'assunzione di responsabilità italiana. "L'Italia è pronta ad assumersi responsabilità di primo piano". "Siamo pronti - ha detto il ministro - a contribuire al monitoraggio del cessate il fuoco, al mantenimento della pace, a lavorare per la riabilitazione delle infrastrutture, per l'addestramento militare, per sanare le ferite della guerra e a riprendere il vasto programma di cooperazione sospeso la scorsa estate a causa del conflitto". Ma ha precisato: "Dire che siamo in prima fila contro il terrorismo non vuol dire essere alla ricerca di avventure militari. La situazione è grave e il tempo non è infinito. Dire che siamo in prima linea contro il terrorismo non è l'annuncio di crociate".

Quindi - a poche ore dalla riunione del Consiglio di sicurezza Onu previsto per le 15- ha invocato un cambio di passo della comunità internazionale: "Dalla riunione del Consiglio di sicurezza di oggi sulla Libia - ha sottolineato Gentiloni -  ci attendiamo la presa di coscienza al Palazzo di vetro della necessità di raddoppiare gli sforzi per favorire il dialogo politico".

Il titolare della Farnesina ha poi fatto il punto sulla situazione nel Paese: "La crisi in Libia si presenta oggi con un grave deterioramento del quadro di sicurezza, evidenziato con attacco all'Hotel Corinthia, a ripetute incursioni in campi petroliferi e da ultimo dalla barbara uccisione di 21 cristiani-copti a Sirte: tale quadro ci ha portato a decidere la chiusura della nostra ambasciata, l'ultima rimasta aperta a Tripoli". E ha sottolineato che la situazione attuale va "ricercata negli errori compiuti anche dalla comunità internazione nella fase successiva alla caduta di vecchio regime".

Infine, ha parlato di un altro fronte connesso al caos dominante in Libia: quello dell'immigrazione. Chiedendo un potenziamento dell'operazione Triton. "Non possiamo voltarci dall'altra parte, lasciando i migranti al loro destino: non sarebbe degno della civiltà che ha fatto grande l'Italia. L'Europa è una superpotenza economica: può andare oltre i 50 milioni l'anno che oggi vengono spesi per fronteggiare questa emergenza", ha concluso.

Le reazioni politiche. Le prime reazioni al discorso del ministro degli Esteri arrivano dalle opposizioni.

M5s. Per primo a intervenire in aula è Alessandro di Battista del M5s: "Una guerra in Libia sarebbe una catastrofe, sarebbe il nostro Vietnam - ha detto il deputato pentastellato -  se Gentiloni e Pinotti vogliono fare i marines, si accomodino pure. Spenderemo i loro stipendi da casta per cose più utili". E ancora: "L'unica cosa da fare è rafforzare la sicurezza nazionale aumentando le risorse per le forze di sicurezza perché i cittadini italiani hanno paura. Smettetela di fare affari con i paesi che finanziano i terroristi, noi siamo ancora in guerra in Afghanistan dove nel 2015 spenderemo 1 milione di euro al giorno".

Giorgio Napolitano. "Voglio esprimere grande apprezzamento per la serietà e l'equilibrio delle parole del ministro degli esteri". Lo premette il presidente emerito Giorgio Napolitano, intervenendo nell'aula del senato dopo l'informativa del ministro paolo gentiloni sulla crisi libica. Poi, osserva: "che possa venire una minaccia concreta delle forze dell'isis non si può escludere e non si può escludere la necessità di una grandissima vigilanza e che sia predisposto tutto ciò che possa servire nel caso un intervento sia necessario in un ambito ampio e collettivo".
Per Napolitano "anche la più ampia legittimazione internazionale non esclude che si possano commettere errori" e in particolare, ricordando l'intervento in Libia del 2011, "fu forse il disimpegno" troppo precoce. Per il senatore Napolitano "oggi il quadro è ancora più complicato, la legittimazione internazionale è ancora in fieri e sottoposta a incognite, è difficile da realizzarsi pienamente per le tante difficoltà nell'Onu, molto travagliata di fronte alla molteplicità di sfide e crisi". Napolitano chiede di percorrere ancora la strada "diplomatico" nel tentativo di evitare l'aggravarsi della crisi in libia e aggiunge: "noi non ci possiamo tirare indietro, così come non ci tirammo indietro nel 2011. Non possiamo evadere nè scappare, è il nostro dovere".


Forza Italia. "Forza italia sull'unità sulla politica estera ci è sempre stata - ha poi precisato il deputato azzurro Elio Vito - Ma questo presuppone una condizione: il rispetto. Quel rispetto che è venuto a mancare per la costituzione, per il parlamento e per le opposizioni che non possono essere un giorno derise e l'altro richiamate". Da parte sua, dunque, il partito di Silvio Berlusconi collaborerà con il governo, ma Vito ricorda che "non è stata detta una parola su come intendiamo, una volta ristabilito il quadro istituzionale in Libia, contribuire alla lotta contro il terrorismo internazionale che sta dilagando".

Il Pd, ovviamente, sostiene l'iniziativa politica di Gentiloni, come ha precisato il responsabile Esteri dei democratici Enzo Amendola, sottolineando che "serve un salto di qualità dell'iniziativa delle Nazioni Unite, della comunitaà internazionale e dei Paesi confinanti", sia sulla stabilizzazione politica della Libia, sia sui flussi di migranti.

Sel. Proprio sulla questione dell'immigrazione, per Sel è necessario riaprire 'Mare nostrum': "E' una questione di civiltà", ha ribadito Erasmo Palazzotto, che ha poi aggiunto: "Un nuovo intervento militare  offrirebbe al terrorismo le condizioni per dilagare in tutto il continente africano".

Scelta Civica. Quanto a Scelta civica, il capogruppo Andrea Mazziotti Di Celso ha rassicurato che "nessuno vuole andare in guerra, nessuno vuole creare un nuovo Afghanistan", ma ha garantito l'appoggio del suo partito a tutte le scelte del governo.

Lega Nord. La Lega, infine, ha rilanciato il tema dello stop alle partenze dei barconi di migranti: "Bisogna istituire un blocco navale davanti ai porti libici - ha ribadito Gianluca Pini - che impedisca l'esodo che qualcuno sta cercando di spingere nell'interesse dei terroristi, delle mafie e di qualche cooperativa che lei conosce bene".

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