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Giorgia Meloni a Confindustria: “Siate coraggiosi, io farò lo stesso. Nucleare alla nostra portata”

La premier rivendica export e manifattura, chiede meno vincoli europei e apre a misure su energia, Zes, fondi pensione e digitale

Giorgia Meloni a Confindustria: “Siate coraggiosi, io farò lo stesso. Nucleare alla nostra portata”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’assemblea di Confindustria (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Giorgia Meloni a Confindustria: “Siate coraggiosi, io farò lo stesso”

Giorgia Meloni parla all’assemblea di Confindustria e manda un messaggio diretto alle imprese: l’Italia non è più “l’anello debole d’Europa”. La premier chiede coraggio, meno burocrazia europea e più flessibilità per proteggere famiglie e aziende dagli effetti della crisi iraniana.

Export, Zes, energia e fondi pensione: la premier rivendica i dati e chiede meno vincoli Ue

Giorgia Meloni sceglie l’assemblea di Confindustria per parlare alle imprese e all’Europa. Il discorso parte dal quadro internazionale, dalle crisi che si sommano e dalla necessità di tenere insieme crescita, sicurezza e competitività. La premier rivendica la forza dell’economia reale italiana e chiede agli industriali di non abbassare l’asticella. “Sic itur ad astra scriveva Virgilio, e ‘così si sale alle stelle’. Per farlo noi non dobbiamo temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare le abitudini, per concentrarci su quello che alla fine sappiamo fare meglio che è resistere, inventare e rilanciare. Per questo vi chiedo di non avere paura perché il tempo delle incertezze, anche il tempo del coraggio, inevitabilmente, è anche il tempo delle scelte, siate coraggiosi e io vi prometto che farò lo stesso” dice la Premier.

Arriva poi il messaggio politico, Meloni respinge l’immagine di un Paese fragile dentro l’Unione europea e lega la credibilità italiana alla manifattura, all’export e alla capacità delle imprese di continuare a investire. “Non stiamo vivendo in un tempo semplice. È un tempo nel quale le crisi si susseguono, senza tregua, gli equilibri globali cambiano rapidamente, troppe certezze che sembravano solide di fatto si stanno sgretolando sotto i nostri occhi. Dentro questo scenario, così complesso, c’è una certezza che nessuno può mettere in discussione, che è la forza di questa nazione, la forza della sua economia reale, la solidità della sua manifattura, il carattere delle sue imprese, l’abilità dei suoi lavoratori e quella capacità tutta italiana di sapersi rialzare sempre”.

Poi il passaggio sui numeri. “L’export italiano cresce più di quello di economia che per anni ci hanno guardato dall’alto in basso, anche l’anno scorso abbiamo centrato un altro record, 643 miliardi di export, nell’anno più difficile dei rapporti transatlantici +7,2% con gli Stati Uniti. È uno dei tanti dati che potrei citare per dimostrare una cosa della quale vado molto orgogliosa: noi non siamo più l’anello debole d’Europa, siamo una nazione credibile, autorevole, che nel mondo viene guardata con rispetto sempre maggiore, e che sta crescendo nei domini nuovi, quelli a più alto contenuto tecnologico, dall’economia dello spazio alla scienza della vita”.

Sull’Europa, Meloni chiede di ridurre burocrazia e tempi decisionali. “Non bisogna avere paura di dire le cose come stanno. Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio. Chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate e velocità delle decisioni, perché siamo in un tempo in cui la velocità di reazione agli eventi determina la posizione che occupi nello scenario, se cioè sei tra coloro che orientano le scelte o se piuttosto sei tra coloro che le subiscono. Serve sicuramente un cambio di passo sulla competitività, perché è impossibile chiedere alle nostre imprese di correre sui mercati globali se noi siamo i primi a frenarla con meccanismi burocratici infernali, con il peso soffocante di milioni di adempimenti amministrativi e regolamenti”.

La premier insiste anche sul ruolo della politica nelle istituzioni comunitarie. “Voglio dire che penso che dobbiamo continuare anche a batterci per rimettere al centro delle istituzioni europee la politica. Significa riaffermare un principio banale della democrazia. Il compito della burocrazia e’ accompagnare e attuare gli indirizzi della politica, non e’ sostituirsi alla politica, semplicemente perche’ la burocrazia non ha il mandato per fare”. La crisi iraniana entra nel discorso per il suo impatto economico. “La crisi iraniana sta chiaramente producendo effetti dirompenti sui costi per le famiglie e per le imprese e sulla competitivita’ dei nostri sistemi produttivi, aggravando le nostre vulnerabilita’”. Per Meloni queste condizioni giustificano l’estensione della flessibilità già concessa per sicurezza e difesa, senza aprire nuovo debito. “L’Italia ha scritto alla Commissione europea per chiedere l’estensione del campo di applicazione della National Escape Clause anche agli interventi necessari per tutelare famiglie, lavoratori e imprese dall’impatto della crisi. Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale, si tratta di adottare al meglio quello che è già previsto. Puro e semplice buon senso”.

Il passaggio sulla difesa tiene insieme sicurezza e sostegno all’economia. “Le spese per la difesa sono il prezzo della libertà e io voglio che l’Italia sia una nazione libera. Ma dall’altra parte so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità”.

Sull’energia, Meloni rivendica gli interventi per imprese energivore, aziende e famiglie vulnerabili. “Per le imprese energivore abbiamo introdotto interventi come il gas release o l’energy release che consentono di acquistare gas ed elettricità a prezzi calmierati e grazie al decreto energia abbiamo garantito un taglio concreto sulle bollette di luce e gas per tutte le aziende, oltre che ovviamente per le famiglie vulnerabili, con benefici stimati per le PMI che vanno da che arrivano a 9.000 € per l’anno per l’elettricità e a 10.000 € per il gas. Con decreto energia, però, noi abbiamo soprattutto posto le condizioni per dare risposte strutturali, cioè non limitate all’emergenza, come il meccanismo che introduce di fatto il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas”.

La competitività passa anche dalla Zes. Meloni ricorda i risultati del Mezzogiorno e annuncia la volontà di estendere i meccanismi semplificativi al resto del Paese. “L’altro grande obiettivo è quello di continuare a costruire meccanismi, anche innovativi, per incentivare la crescita e la competitività. Uno di questi meccanismi è certamente quello della zona economica speciale e unica per il Mezzogiorno. Abbiamo ridotto i tempi burocratici, accelerato le autorizzazioni, garantito regole più chiare. Il risultato è che in soli due anni sono stati autorizzati oltre 1.300 investimenti, anche sostenuti con il credito d’imposta che, peraltro, abbiamo rifinanziato per tre anni con un giro d’affari complessivo di 55 miliardi di euro”. “E anche grazie alla ZES – ha proseguito Meloni – il Mezzogiorno e’ cresciuto piu’ della media nazionale sia in termini di PIL sia in termini di occupazione. Mezzo milione di persone al sud ha trovato un lavoro dall’inizio del mandato di questo governo. Io considero un segnale estremamente importante perche’ dimostra che quando lo Stato crea condizioni favorevoli, il Sud sa rispondere con energia e con capacita’ e puo’ arrivare addirittura a trainare la crescita economica dell’intera nazione perche’ lo sviluppo del Mezzogiorno e’ condizione essenziale per rendere piu’ forte e competitiva l’Italia”.

Il governo, aggiunge la premier, lavora anche per allargare quel modello. “Abbiamo già esteso il meccanismo della Zes ad altre due regioni Marche ed Umbria ma intendiamo fare di più: confermo che stiamo studiando le modalità tecniche per mutuare i meccanismi semplificativi autorizzativi sperimentati con successo al Sud per applicarli a tutto il territorio nazionale”. Sul fronte degli investimenti, Meloni conferma l’attesa per il decreto sull’iperammortamento. Il governo intende “affiancare questa misura a un’altra che voi avete richiesto e che noi consideriamo possa essere altrettanto efficace in ottica di investimenti: il meccanismo dell’iperammortamento reintrodotto nell’ultima legge di bilancio, misura per la quale ora stiamo attendendo il via libera da parte della Corte dei Conti per poter finalmente pubblicare il decreto attuativo in Gazzetta Ufficiale”.

C’è poi il capitolo dei fondi pensione. “Noi intendiamo rafforzare i meccanismi già introdotti nell’ultima legge di bilancio per accrescere gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale, in particolare per quello che riguarda innovazione, start-up e infrastrutture. È evidente che qualcosa non funziona se dei 260 miliardi raccolti dai lavoratori italiani solamente 40 finiscono nell’economia reale italiana e quindi una soluzione a questo problema va trovata”. La premier apre anche alla richiesta di Confindustria sugli investimenti digitali. “Voglio dire al presidente Orsini che considero corretto e intelligente ragionare di includere negli incentivi gli investimenti su software e cloud”. Il ragionamento, spiega, nasce dalla necessità di fare i conti “con il mondo verso il quale andiamo. Dobbiamo continuare a investire nel capitale più prezioso che abbiamo, quello umano. Dobbiamo formare i nostri giovani anche sull’intelligenza artificiale. Dobbiamo formare i nostri giovani pensando a quello che è giusto e non solo a quello che è utile”.

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