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Centrodestra/ Giorgia Meloni (Fdi): no ai leader calati dall’alto

Centrodestra/ Giorgia Meloni (Fdi): no ai leader calati dall’alto
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Giorgia Meloni, presidente dei Fratelli d’Italia, spiega la sua idea di Centrodestra in un’intervista a tutto campo ad Affaritaliani.it. Da Salvini a Berlusconi, dall’Europa al programma per battere Renzi

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Quali sono i principali punti programmatici che possono unire il Centrodestra?
“Rimettere al centro dell’azione politica gli interessi degli italiani, che vengono prima di tutto e tutti: da qui bisogna iniziare. Se si parte da questo principio il resto è consequenziale. Le parole d’ordine del centrodestra sono sempre state: “meno Stato, meno spesa, meno tasse” ed è quello che faremo con il fronte anti-renzi. L’Italia di oggi è messa in ginocchio da una mostruosa spesa pubblica che la sinistra, come sempre, ha pensato di coprire aumentando la tassazione a tal punto da soffocare famiglie e imprese. L’ossatura economica della nostra Nazione è crollata e a dimostrarlo non sono solo i dati macroeconomici ma la consapevolezza che oltre 4 milioni di nostri connazionali vive in povertà. Cifre da terzo mondo intollerabili, soprattutto se pensiamo che a fronte di aziende e piccole medie imprese che chiudono e di famiglie che non arrivano alla fine del mese, in ogni legge di stabilità c’è una norma più o meno nascosta per difendere le grandi lobby economiche e finanziarie. Altre questioni aperte e dirimenti sono l’equità e la giustizia sociale: non è uno Stato giusto quello nel quale un pensionato minimo percepisce un assegno da circa 500 euro ma che per mantenere un immigrato spende più di 900 al mese. Non è uno Stato equo quello che considera diritti acquisiti dei privilegi, come le pensioni d’oro a persone che non hanno versato i contributi per percepirle e scarica il costo su intere generazione che uno stipendio e una pensione decente non la prenderanno mai.
Tema altrettanto importante è quello della sicurezza che non è un privilegio riservato a chi può permettersi di spendere migliaia di euro in scorte o sistemi di allarmi ma deve essere un diritto per tutti. In Italia tutto funziona al contrario: chi si difende viene indagato, le carceri svuotate e i criminali rimessi in libertà. Per non parlare delle nostre forze dell’ordine, umiliate sotto ogni punto di vista: da una parte infatti la sinistra vorrebbe prevedere, con il cosiddetto reato di tortura, che un agente possa essere condannato fino a quindici anni di reclusione per “minaccia psichica”, dall’altra il governo depenalizza reati gravi come la violenza privata o il furto. In altre parole in Italia se commetti una rapina non rischi nulla, se un agente insulta un delinquente rischia fino a 15 anni di galera.
E poi la tutela dell’eccellenza italiana, del made in Italy: la grandezza della nostra Nazione è sempre stata data dalla qualità dei nostri prodotti che sono unici al mondo e da un patrimonio culturale che nessuno potrà mai copiarci. Se non siamo in grado di valorizzarlo non abbiamo capito nulla.
Di questioni aperte ce ne sono molte, queste sono solo alcune delle priorità da cui il centrodestra può ricominciare. Servono soluzioni e risposte perché è quello che chiedono gli italiani”.

Pensa che considerando la nuova legge elettorale sia possibile per il Centrodestra andare al voto con una lista unica che comprenda Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia?
“Ecco il tema delle liste elettorali invece non mi appassiona perché credo ci siano altre priorità che occuparsi dei problemi dei partiti. Detto questo penso che l’Italicum vada cambiato perché è una legge fatta male: basta ricordare che di fatto i parlamentari continueranno a essere nominati dai partiti e non scelti dagli italiani. Se restasse come è ora  organizzeremmo certamente con una lista unica, che non significa un partito unico: rimarremmo comunque partiti diversi, ognuno con le proprie specificità. L’esperienza del partito unico l’abbiamo già fatta ed è stata fallimentare.  Sicuramente bisogna lavorare di più e meglio insieme agli altri. L’evento di domenica a Bologna è solo un primo passo. Dal palco ho già chiesto a Berlusconi e Salvini di organizzare una iniziativa analoga a Roma per la fine di gennaio in una piazza evocativa, come potrebbero essere piazza San Giovanni o piazza del Popolo. Ripartire dalla gente è la strada giusta, vale anche per la scelta dei candidati a ogni livello: più coinvolgiamo gli italiani, meglio è. È fallito lo schema delle segreterie di partito che sedute intorno a un tavolo decidono da sole: servono strumenti nuovi come ad esempio le primarie”.

Fratelli d’Italia sosterebbe un’eventuale candidatura a premier di Matteo Salvini o di Luca Zaia?
“Come ho detto le vere leaderiship nascono dalla base e non vengono calate dall’alto. Se saranno gli italiani a scegliere quale sarà il candidato premier di coalizione Fratelli d’Italia proporrà il suo modello e rispetterà ovviamente la volontà del popolo come ha sempre fatto”.

Come pensa che possano stare insieme le posizioni di Fratelli d’Italia e Lega, che in Europa sono alleati di Marine Le Pen, e Forza Italia che all’Europarlamento sta nel Ppe di Angela Merkel?
“Il rapporto tra l’Italia e l’Ue è un grande tema. Sono fortemente europeista e sono cresciuta coltivando il sogno dell’Europa dei popoli e delle nazioni. Ma l’Unione europea di oggi è solo un comitato di affari di usurai che fa gli interessi dei gruppi di potere che li hanno nominati. Ricordiamo infatti che organi come la commissione europea non sono eletti da nessuno. Condivido appieno la visione della Le Pen secondo la quale oggi la vera sfida è quella tra il basso e l’alto, ovvero tra i diritti dei molti e gli interessi dei pochi. Fino ad ora la Merkel è stata impeccabile: ha fatto gli interessi della Germania, che prima di essere un alleato dell’Italia è un nostro diretto competitore. Ecco credo che chi ambisce a guidare la nostra Nazione dovrebbe trarre esempio dalla Merkel e cominciare a fare gli interessi della propria Terra. E nonostante le critiche, che puntualmente e storicamente riserviamo a chi ha governato in passato, possiamo affermare che su questo Silvio Berlusconi è sempre stato coerente. Non sfuggirà che probabilmente è anche per questo che non è mai stato particolarmente simpatico alla Germania o alla Francia ad esempio. Quindi anche in ambito europeo tutto è conciliabile se l’obiettivo è uno: difendere gli italiani e i loro interessi”.