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Giuseppi equidistante, Cdx diviso. Giorgetti-Meloni tiepidi con Trump

La politica e il voto Usa. Con Biden si rafforza Zingaretti

Giuseppi equidistante, Cdx diviso. Giorgetti-Meloni tiepidi con Trump
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“Spero che Giuseppi Conte resti premier”. Era il 27 agosto del 2019, all’epilogo di quella pazza estate del Papeete e della crisi di governo aperta da Matteo Salvini dalle spiegge romagnole, quando il presidente degli Stati Uniti d’America scrisse questo…

“Spero che Giuseppi Conte resti premier”. Era il 27 agosto del 2019, all’epilogo di quella pazza estate del Papeete e della crisi di governo aperta da Matteo Salvini dalle spiegge romagnole, quando il presidente degli Stati Uniti d’America scrisse questo goffo tweet declinando al plurale il nome del premier, che rispose di essere “orgoglioso”.

Oggi, con la seconda ondata della pandemia che dilaga nel mondo, in Europa e in Italia (con Dpcm a cadenza settimanale), le elezioni presidenziali Usa sembrano passate in secondo piano, almeno sui media. Ed è quasi inevitabile con l’attenzione tutta concentrata sui discorsi di Conte, i dati giornalieri del contagio e le restrizioni sempre più dure.

Ma il voto per la Casa Bianca tiene con il fiato sospeso anche la politica italiana. Il primo fan del tycoon che arranca nei sondaggi è ovviamente Salvini, anche se il leader della Lega non ha mai digerito quel tweet pro-Conte. Da quando è scoppiata la pandemia i sovranisti hanno preso batoste in tutta Europa – dal tracollo in Austria al ridimensionamento di Afd in Germania e della Le Pen in Francia – e un improbabile successo di Trump nelle urne a stelle a strisce sicuramente rilancerebbe il verbo leghista e ridarebbe slancio a un Capitano azzoppato dagli ultimi fallimenti con le spallate mancate al governo prima in Emilia Romagna e poi in Toscana.

Ma attenzione, nel Carroccio il responsabile del dipartimento esteri è Giancarlo Giorgetti, eminenza grigia di via Bellerio, che ha sempre tenuto una posizione più morbida rispetto al capo della Casa Bianca senza mai schierarsi in modo aperto come ha sempre fatto Salvini. La vittoria di ‘Sleepy Joe’, Biden, rafforzerebbe nella Lega le posizioni moderate ed europeiste dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio alimentando le voci di chi nel Carroccio vorrebbe abbandonare il gruppo euroscettico con Afd e Le Pen e tentare di avvicinarsi al Ppe.

A febbraio Giorgia Meloni è stata l’unica italiana invitata alla Conservative Political Action Conference di Washington, la conferenza dei conservatori mondiali organizzata dai Repubblicani Usa, dove ha fatto un discorso (esibendo un inglese quasi perfetto) nel quale ha elogiato il patriottismo americano rilanciato proprio da Trump. Eppure Fratelli d’Italia, erede lontano del Movimento Sociale di Giorgio Almirante, non è certo filo-Usa. Anzi, storicamente ha al suo interno una componente molto critica nei confronti della politica a stelle e strisce. Sicuramente la Meloni e FdI non sono supporter di Biden, ma non sono nemmeno trumpiani in maniera acritica come Salvini. Tifano per la riconferma del tycoon, ma senza entusiasmo eccessivo.

Per Forza Italia le elezioni Usa sono un passaggio difficile. Silvio Berlusconi, fin dai tempi del suo “amico” George W. Bush, è sempre stato dalla parte dei conservatori e quindi dei repubblicani. Ma l’ex Cavaliere non ha mai avuto feeling con Trump, fin dal 2016, quando ha clamorosamente sconfitto Hillary Clinton. E’ sempre stato freddo e distaccato, sottolineando le profonde differenze con il movimento sovranista mondiale che incarna Trump.

Il Movimento 5 Stelle ha subito negli anni una metamorfosi in politica estera: dal flirt con Nigel Farage di Beppe Grillo nel 2014 e dal sostegno di Luigi Di Maio ai gilet gialli francesi fino al voto a favore di Ursula von der Leyen e il dialogo con i gruppi di Verdi, Liberali e Pse al Parlamento europeo. E’ evidente come i pentastellati siano una galassia eterogenea, ad esempio l’ala del presidente della Camera Roberto Fico è sicuramente pro-Biden, ma nei grillini convivono ancora elementi di rottura che non vedono male il tycoon come destabilizzazione dell’establishment. Ufficialmente non si schierano, con il ministro degli Esteri Di Maio che ha cercato di riposizionarsi, dopo esser stato sponsor di un’alleanza più forte con la Repubblica Popolare Cinese (soprattutto economica con la ‘Belt and Road Initiative’) in occasione della visita in Italia del segretario di Stato Mike Pompeo e il recente viaggio in Israele.

A sinistra il discorso è abbastanza facile. Sulle elezioni Usa Partito Democratico, Italia Viva, Azione e Sinistra/Liberi e Uguali sono tutti schierati a favore di Biden in maniera abbastanza netta. Un successo di ‘Sleepy Joe’ potrebbe rafforzare Nicola Zingaretti all’interno dell’esecutivo in quanto il Pd è certamente la forza politica di riferimento in Italia per l’Asinello (nome con cui si definiscono i Dem Usa, contrapposto all’Elefantino repubblicano).

Quanto al presidente del Consiglio, in realtà non cambia quasi nulla chiunque vinca. Con Biden certamente ci sarebbe un’unità di vedute più forte, a cominciare proprio dalla lotta alla pandemia, ma con Trump i rapporti sono distesi e cordiali. Il numero uno Usa non ha mai usato con il presidente del Consiglio, nemmeno da quando al governo c’è la sinistra e non più la Lega, le parole forti e di critica utilizzate in alcuni casi con Emmanuel Macron e Angela Merkel. “Spero che Giuseppi Conte resti premier”, twittava Trump a fine agosto del 2019, “chiunque vinca a me va bene”, potrebbe twittare oggi ‘Giuseppi’.