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Giustizia, Elia (Comitato per il sì) ad Affaritaliani: “Tajani si faccia da parte, ora è il turno di Mulè”

Il presidente del comitato “Chi accusa non giudica” ad Affari: “Abbiamo perso una delle battaglie più care a Berlusconi: serve un rinnovamento”

Giustizia, Elia (Comitato per il sì) ad Affaritaliani: “Tajani si faccia da parte, ora è il turno di Mulè”

“Forza Italia va riorganizzata partendo dal vertice”. E ancora: “Tajani ha troppi incarichi, non può occuparsi anche del partito, meglio si faccia da parte”. Nell’intervista ad Affaritaliani, Gabriele Elia, presidente del comitato “Chi accusa non giudica” schierato per il Sì alla riforma della giustizia, non usa giri di parole e indica una direzione precisa: serve un cambio di passo, subito. A partire dalla leadership Nel mirino la guida attuale del partito e, soprattutto, la necessità di aprire una nuova fase con Giorgio Mulè, indicato come possibile segretario per rilanciare Forza Italia e prepararla alle prossime elezioni. Una linea chiara, che intreccia organizzazione interna, identità liberale e nuove priorità politiche.

Elia, dopo le dimissioni, diciamo così forzate, di Maurizio Gasparri, dobbiamo aspettarci anche quelle di Barelli?

Io credo che, seguendo uno dei principi berlusconiani – quello della riorganizzazione periodica del partito, soprattutto dopo risultati fiacchi – un cambio sia naturale. C’è già stato al Senato e lo auspicherei anche alla Camera. Non per una questione personale, ma per rilanciare Forza Italia e, a cascata, tutto il centrodestra. Il risultato è stato debole e ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Anche tra i parlamentari si avvertono perplessità sui capigruppo.

Il rinnovamento chiesto da Marina Berlusconi passa anche da un cambio della leadership di Forza Italia?

Sì, assolutamente. Se si riorganizza un’azienda o un partito, si parte dall’amministratore delegato. Quindi anche un cambio al vertice è auspicabile. Tajani oggi è vicepremier e ministro degli Esteri, con scenari internazionali complessi: è evidente che non può seguire tutto, incluso il partito.

Dopo la sconfitta al referendum, il centrodestra deve cambiare stagione o semplicemente riorganizzarsi?

Deve rilanciarsi. E per farlo serve ordine, riorganizzazione e soprattutto il ritorno su temi forti che oggi sono stati trascurati. Il referendum sulla giustizia era una battaglia identitaria di Forza Italia e il risultato è stato fiacco.

Chi dovrebbe guidare questa nuova fase di Forza Italia?

Io auspico che Giorgio Mulé diventi il prossimo segretario e porti il partito alle elezioni politiche, che a mio avviso saranno tra circa un anno e mezzo. Ha dimostrato sul campo, nella campagna referendaria, di essere tra i migliori.

E Marina Berlusconi?

Se decidesse di scendere in campo sarebbe certamente un valore aggiunto, ma anche in quel caso vedrei bene Mulé alla guida operativa del partito.

Serve anche una riorganizzazione interna più ampia?

Sì. Se Tajani resta, deve comunque aprirsi una fase transitoria. Vanno rimessi in gioco i coordinatori regionali, così come oggi si stanno rimettendo in discussione i capigruppo.

Sul fronte alleanze: il centrodestra deve restare così com’è o aprirsi?

Da liberale, guardo con interesse a figure come Luigi Marattin e Carlo Calenda. Sono posizioni compatibili con il centrodestra. Il problema è che loro vogliono costruire un terzo polo. Ma in prospettiva potrebbero essere parte di un’area liberale più ampia.

E il ruolo di Vannacci?

Se le sue posizioni coincidono con i principi liberali e occidentali, ben venga. Il discrimine è quello.

Scenario 2027: elezioni anticipate o fine naturale della legislatura?

Il governo secondo me regge, ma si potrebbe votare tra circa un anno. In ogni caso il centrodestra deve rilanciarsi subito.

La sinistra si sta ricompattando davvero?

Direi di no. È una lettura forzata. Già a urne aperte si vedevano divisioni, basti pensare alle posizioni divergenti tra Conte e Schlein. Parlare di compattezza mi sembra eccessivo.

Francesca Pascale ha detto che Gasparri non si è dimesso per il referendum. Qual è allora il problema?

Gasparri non si è dimesso spontaneamente: si è dimesso perché stava arrivando una sfiducia. C’è una marea interna che si sta alzando. Evidentemente non era più riconosciuto come leader di riferimento.

Pascale però sta emergendo nel dibattito pubblico. Che ruolo può avere?

Sta dimostrando grande maturità. Non è più solo “l’ex di Berlusconi”, ma un’attivista vera sui diritti civili. E su questo ha fatto un lavoro importante.

I diritti civili devono diventare un tema del centrodestra?

Sì, e vanno “strappati” alla sinistra. Non ne hanno l’esclusiva. Parliamo di diritti degli omosessuali, ma anche dei detenuti, delle casalinghe, di tante categorie dimenticate.

Quali sono i temi oggi trascurati dal centrodestra?

Direi tutela delle partite IVA forfettarie e delle giovani imprese; diritti civili; mala giustizia e mala sanità. Su questi bisogna costruire una proposta forte.

Dopo il caso Delmastro, c’è spazio per Forza Italia nei sottosegretari?

Io punterei sul nostro Francesco Paolo Sisto, che è già viceministro e siamo a posto così: garantista, liberale, ha lavorato bene anche sul referendum.

E la Lega? Che direzione prenderà?

L’ho vista un po’ defilata sul referendum. Non l’ho mai letta davvero come partito “di destra” o “di centro”, ma con una sua vocazione autonoma.

Potrebbe cambiare con nuovi leader?

Sì. Se ci fosse una discesa in campo di Luca Zaia, la Lega potrebbe ritrovare slancio. Così come Forza Italia con un restyling e una presenza forte di Marina Berlusconi.

In sintesi, cosa deve fare oggi il centrodestra?

Rilanciare la classe dirigente e tornare a parlare ai cittadini con temi concreti, che tocchino la mente e il cuore. Perché il rischio, altrimenti, è lasciare spazio al centrosinistra e a un “campo largo” che non possiamo permetterci di sottovalutare.