Continua la grave discriminazione nell’assegno unico
La gravissima discriminazione nell’assegno unico nei confronti delle famiglie monogenitoriali, che da ottobre 2022 sono stati tolti 30 euro a figlio al mese, non è stata sanata nella Legge di Bilancio dal Centrodestra di governo (non che Pd e M5S si siano spesi), malgrado Azione-Italia Viva con l’ex ministra Elena Bonetti avesse presentato un emendamento chiarissimo che avrebbe sistemato l’ingiustizia. Ora con il nuovo anno tornano le rassicurazioni sul fatto che, prima o poi, alla prima occasione, si interverrà. Forse. Quando? Nessuno lo sa e non ci sono certezze.
Il fatto, sollevato da Affaritaliani.it, è ormai noto ed è a conoscenza di tutti i membri del governo e del Parlamento (ma evidentemente non lo ritengono importante e dimostrano totale disinteresse). Per lo Stato italiano una famiglia monogenitoriale (circa un milione) non ha diritto alla maggiorazione di 30 euro al mese a figlio perché il secondo genitore del o dei bambini/ragazzi non lavora. Non importa che sia al cimitero (oppure che sia un caso di ragazza madre abbandonata dal padre del bimbo o bimba). Per lo Stato italiano, per il Centrodestra guidato da Giorgia Meloni, per il Pd e per il M5S è normale equiparare il marito (o il compagno) o la moglie (o la compagna) morto/a al fatto che siano sul divano a riposare. L’Inps applica la legge, ma il Parlamento pur avendo avuto l’occasione di sanare la grave discriminazione ha fatto finta di niente, punendo i più sfortunati.

