I sondaggi parlano chiaro: Marco Minniti è il ministro più amato del governo mentre il gradimento di Matteo Renzi è in costante calo. E infatti nel Partito Democratico si fa strada l’ipotesi che il prossimo candidato premier debba essere il ministro dell’Interno e non il segretario dem. E’ evidente che Minniti, definito come “sceriffo” per le scelte sull’emergenza sicurezza e immigrazione ma che politicamente nasce come dalemiano, potrebbe essere l’uomo giusto per ricostruire un’alleanza di Centrosinistra di prodiana memoria, non solo con Campo Progressista di Giuliano Pisapia ma anche con Mdp-Articolo 1 di Pierluigi Bersani e Roberto Speranza e con Sinistra Italiana. Renzi, invece, sembra destinato ad una intesa modello Sicilia ovvero con Alternativa Popolare di Angelino Alfano e, al massimo, con l’ex sindaco di Milano.
Nel Pd, come detto, sono in molti ormai a pensare ad un cambio Minniti-Renzi. Primi fra tutti sarebbero il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan a spingere per la candidatura del numero uno del Viminale. Al fianco di Minniti, oltre ad Andrea Orlando, anche Dario Franceschini (quindi AreaDem), Graziano Delrio e il ministro Carlo Calenda. Anche Giuliano Pisapia spingerebbe per questa ipotesi. Con Renzi restano ovviamente i fedelissimi, da Maria Elena Boschi al ministro Luca Lotti, da Matteo Orfini a Matteo Richetti passando per Lorenzo Guerini. Sembrerebbe che anche la Governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, un tempo renziana doc, stia valutando l’ipotesi di schierarsi con Minniti. A pesare potrebbe anche essere l’opinione di Romano Prodi che, per ovvi motivi, non pende dalla parte del segretario dem. Decisivi saranno i risultati delle elezioni regionali in Sicilia. Se Fabrizio Micari (Pd-Ap) ottenesse un discreto (o buon) risultato Renzi potrebbe dormire sonni tranquilli, se invece fosse una debalce, come alcuni sondaggi prospettano, allora la candidatura di Minniti premier si rafforzerebbe.

