Ormai ci siamo. La trattativa per formare il nuovo Governo tra la Lega e M5S sta procedendo speditamente. Sergio Mattarella ha concesso una proroga fino a domenica a Luigi Di Maio e a Matteo Salvini per mettere a punto il programma e la lista dei ministri. Il primo dato importante è proprio la centralità dei contenuti e dei temi. Non si tratta tanto di cucire un accordo in un contratto tra forze politiche opposte, come è stato detto in molti giornali, ma di selezionare all’interno dei due cartelli elettorali, avallati dal consenso, quanto possa essere fatto insieme nei prossimi mesi. Al centro non vi saranno nomi, dunque, ma finalità.
In primo luogo la sicurezza. Si tratta dell’esigenza che maggiormente la sinistra ha lasciato scoperta. Sicurezza significa lotta alla criminalità, controllo del territorio, lotta all’immigrazione clandestina e rimpatri. Sicurezza significa anche legittima difesa e un ritorno dello Stato ad esercitare la sua primaria ed originaria funzione, vale a dire garantire la legge e l’ordine nella società.Il secondo grande nucleo di idee si concentra nella combinazione federale tra defiscalizzazione e solidarietà. Da più parti si è detto che sono prospettive inconciliabili con i bilanci dello Stato. In realtà è vero il contrario: se a un forte calo della pressione alle regioni più ricche si accompagna una forma mite e decisa di assistenza alle regioni più povere, agendo sul taglio drastico alle spese e un riordino della pubblica amministrazione, allora questi aspetti sono due facce della stessa medaglia.
Maggiore razionalità nelle spese è l’indispensabile volano per maggiore assistenza solidale verso i poveri italiani, maggiori limitazioni sull’immigrazione e più fluida ed equa fiscalità per il nostro capitalismo nazionale, fondato su piccole e medie imprese.In ultimo vi sono i temi della politica estera. È vero che il presidente Mattarella ha fatto sapere al mondo che sarà garante della continuità politica dell’Italia nei riguardi di Bruxelles e Washington. Ma, più che immaginare rivoluzioni irrealiste e nefaste, l’obiettivo di Salvini e Di Maio sarà quello di dare maggiore soggettività alla nostra politica nazionale, garantendo un negoziato con gli altri partner che abbia al centro le nostre esigenze complessive, economiche e politiche, il nostro export e la nostra crescita interna, piuttosto che rigidi patti di stabilità sempre strozzanti e recessivi, animati da un complesso di sudditanza che fin qui abbiamo avuto nei confronti degli altri Paesi più forti dell’Unione.
Emerge da questo un principio politico cruciale per la nostra democrazia. Il popolo italiano ha unito il 4 marzo il proprio voto in due movimenti politici di radicale discontinuità rispetto alla gestione del passato. La bravura di Salvini e Di Maio è stata quella, in maniera diversa, di tradurre la volontà popolare in finalità precise: libertà al Nord, aiuto e lavoro al Sud, sicurezza e ordine per tutti.
Nessuno sa cosa succederà domani, ma di certo siamo davanti al primo fragile Governo democratico in senso pieno da quando nel 2011 Silvio Berlusconi è stato costretto a dimettersi per lo Spread creato ad arte da interessi internazionali che hanno crato un lungo commissariamento della nostra sovranità. La democrazia, congelata per tanti anni in modi diversi, oggi torna finalmente a significare esattamente quello che è e deve essere. Chi governa deve essere emanazione del suo popolo. Chi governa deve cercare di fare quello che la nazione vuole. Siccome poi gli italiani non sono sciocchi, è chiaro che si tratta di un progetto comunque più positivo per il bene comune di ogni altro.
La riprova è data, oltretutto, come anche negli Stati Uniti per Donald Trump, dal contrasto forte che la sinistra cavalca già mediaticamente contro questo esecutivo nascente.Un Governo fondatamente democratico è invece la garanzia migliore che la nostra Repubblica sia di nuovo animata dalla volontà popolare, ed edificata sulla premessa assoluta che quello che una nazione vuole sia anche quello che un Governo cerca di fare.

