Nell’altalena sempre preoccupante del numero dei contagi e dei morti da Covid-19 cresce il giudizio negativo sulla gestione della pandemia da parte del governo influenzando anche sul gradimento del premier Conte che scende al 39,3% e aumenta superando quota 60% la percentuale di chi non ha fiducia sul capo dell’esecutivo.
Questi gli ultimi dati di “Termometro Politico”: 1 italiano su 2 dice “No” alla gestione dell’esecutivo sulle due ondate del Coronavirus con la fiducia nel premier in forte calo. Sulle intenzioni di voto torna a crescere la Lega che tocca il 26% (25,8%), cala il PD (al 20,4%), con FdI al 15,9%, il M5S ancora giù al 14,2%: aumenta il distacco a favore dei partiti di opposizione del centrodestra sui partiti di centrosinistra più i 5Stelle. Pare così smentito l’aforisma di Giulio Andreotti preso in prestito dal politico e diplomatico francese del Settecento Charles Maurice de Tayllerand: “Il potere logora chi non ce l’ha” anche se evidentemente pesa sul giudizio negativo verso premier e governo il logoramento di 10 mesi di Covid dove ancora non è chiaro lo sbocco.
Fatte le debite proporzioni, poche settimane dopo la vittoriosa conclusione della Seconda Guerra mondiale gli inglesi non bocciarono sorprendentemente alle urne il premier conservatore Winston Churchill nonostante gli fosse riconosciuto da tutti il ruolo di salvatore della patria? Churchill aveva il merito di aver contribuito a vincere la guerra ma al contempo aveva il limite di rappresentare il conflitto stesso quando oramai gli inglesi volevano dimenticare, con la guerra, anche quel loro premier che il 13 maggio 1940 aveva detto: “Non posso promettervi altro che sangue, fatica, lacrime e sudore”. La Gran Bretagna, pur vincitrice dal conflitto, ne era uscita devastata.
La gente voleva voltare pagina accogliendo le promesse dei laburisti per puntare sul Welfare: pace, lavoro, case, cibo, scuole, ospedali, frigoriferi, meno vita dura, meno sacrifici. Ora, qui si tratta di capire se ilquasi caosdel decreto “ammazzafeste – atto finale (per adesso…) del pacchetto dei sacrifici “stop and go” imposti dall’ esecutivo in questi dieci mesi – sia stato per gli italiani logoratila classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Le ultime restrizioni sul periodo natalizio, anche per l’assordante tam-tam mediatico, pare abbiano messo gli italiani in uno stato di profonda depressione, quasi in lutto. Di certo, il nuovo Dpcm in vigore fino al 15 gennaio 2021, ha provocato nuovi strappi: anche con le Regioni e con molti sindaci (specie Pd) messi sotto pressione dalle proteste dei cittadini, per lo più elettori dei partiti di governo.
L’emergenza Coronavirus ha acuito le disuguaglianze sociali già esistenti e ha creato una spaccatura nel mondo dell’economia e del lavoro, fra i “garantiti” (chi ha la sicurezza del posto di lavoro e del reddito e chi no, dipendenti pubblici e pensionati) e i “non garantiti” senza protezioni o insicuri sul futuro (come il 53% degli occupati nelle piccole imprese), per non parlare dei 5 milioni del “lavoro nero” scomparsie della bastonatasubìta dai piccoli imprenditori, commercianti, artigiani, professionisti, partite IVA oramai senza incassi e fatturati.
Così, nella maggioranza, fra i partiti e negli stessi partiti, si acuisce la tensione: si vedrà presto se i nuvoloni porteranno la tempesta prefigurando la resa dei conti finale o se, verosimilmente, si troverà la quadra, se non per il bene del Paese, per garantire la tenuta del governo e mantenere la poltrona. Comunque, “Hic Rhodus, hic salta”. Ciò vale per Conte e il governo che ha fin qui gestito il Covid e i suoi effetti non senza “buchi” utilizzando lo stato di emergenza come garanzia di continuità del (loro) potere. E vale per le opposizioni, incapaci di avanzare concrete proposte alternative, tese solo a cavalcare la situazione.
Il Coronavirus non è uno “scherzo”, è una iattura mondiale: durissima anche in Italia sul piano sanitario, economico, sociale. Ma non è e non sarà la fine del mondo. Serve decisione e massimo impegno ma anche equilibrio per non cadere nella trappola: “L’operazione è riuscita ma il paziente è morto”. Anche in queste ore difficili in cui, oltre alla sfiducia nel governo e nelle istituzioni comunitarie (solo il 28% degli italiani crede nella EU a fronte di una media europea del 43%) prevale il pessimismo, Conte rassicura, ribadisce che la priorità è la lotta al virus mettendo il Paese in sicurezza e facendo partire, da subito, la ricostruzione.
“Non cadrò sul Mes – dice sicuro il premier – l’Italia approverà la riforma”. Apre al confronto con tutti ma ribadisce il “No al rimpasto”. Eccessivo ottimismo o sano realismo anche per mancanza di alternative data anche l’oggettiva impossibilità del voto anticipato? Sul Covid e sulle conseguenze della pandemia non era e non è tutto sbagliato quel che Conte e il suo governo hanno fatto e fanno ma non era e non è tutto oro anche se veniva e viene smerciato come tale. Il tempo è scaduto. E’ l’ora dei fatti. Vale per tutti. Anche per Grillo che stronca il Mes e rilancia la patrimoniale. E anche per Salvini che insiste nel suo bla-bla: “ Il governo divide le famiglie e attacca i lavoratori”. Tenersi stretto Conte, il “meno peggio”?

