L’Aula della Camera con 368 sì e 105 no ha votato la fiducia al governo guidato da Paolo Gentiloni. Ora la discussione si sposterà al Senato. Il presidente Piero Grasso ha convocato per mercoledì l’Assemblea di Palazzo Madama. La replica del premier è prevista alle ore 13 e la chiama alle ore 15.
IL DISCORSO DI GENTILONI – “Rivendico il grande lavoro che abbiamo fatto, i risultati che ci vengono riconosciuti a livello internazionale e di cui siamo orgogliosi”. Comincia così Paolo Gentiloni, in Aula alla Camera, il suo discorso per chiedere la fiducia. Un discorso diretto a tutti. “Il governo non si rivolgerà a quelli del Sì contro quelli del No, si rivolgerà a tutti i cittadini italiani, si basa su una maggioranza, rispetta le opposizioni e chiede rispetto per le istituzioni” dice il premier guadagnandosi uno dei pochissimi applausi dell’emiciclo della mattina.
Un altro applauso nel pomeriggio, durante le repliche alla Camera, in diretta tv, quando Gentiloni accoglie con favore l’intervento di alcuni esponenti delle forze di opposizione (cita Simone Baldelli di Forza Italia) e aggiunge “è necessario farla finita con questa escalation apparentemente inarrestabile di violenza del dibattito politico. Il Parlamento non è social network, dobbiamo tutti contribuire a rasserenare il clima nel nostro Paese e nelle famiglie del nostro Paese”.
Che “intende concentrare tutte le sue energie sulle sfide dell’Italia e che attendono gli italiani. Il suo profilo politico è iscritto bel quadro della maggioranza che sostenuto quello precedente, maggioranza che non ha perso. Un limite? Io rivendico questo limite e rivendico il risultato di quello fatto” aggiunge. Descrivendo il nuovo contesto in cui nasce un governo creato “dalla bocciatura del referendum e dalla scelta di dimissioni del presidente Renzi”, che Gentiloni difende. “La sua scelta non era obbligata anche se ampiamente annunciata – dice – e averla compiuta è un atto di coerenza che non solo noi del Governo ma tutti dovrebbero salutare con rispetto”.
Una prefazione dovuta prima di cominciare. “Lascio alla dialettica tra le forze politiche il dibattito sulla durata” perché, come dice la Costituzione, “un governo dura fin quando ha la fiducia del Parlamento” continua il premier e apre il cerchio di un discorso che si conclude con un appello alla politica e alle istituzioni, che tornino ad essere “il luogo del confronto, non dell’odio”, non della paura. “A me spetta oggi il compito di indicare le priorità di questo governo. La prima – comincia Gentiloni – è la tutela delle zone terremotate”.
“L’intervento nelle zone colpite dal terremoto è la prima cosa, siamo ancora in emergenza e dalla qualità della ricostruzione dipende la qualità del futuro di una parte rilevante del territorio dell’Italia centrale. Da questi passi che faremo dipende anche la forza che avremo nello sviluppare il programma a lungo termine chiamato ‘Casa Italia’. Avremo un’agenda di lavoro molto fitta”.
Il G7, la Siria, Dublino. “Tra pochi giorni prenderemo la presidenza del G7 ed entreremo nel Consiglio di sicurezza, e lo faremo in un momento difficile, che coincide con la transizione americana, con la quale siamo prontissimi a collaborare, e con la presenza di moltissimi teatri di guerra”.
Gentiloni conferma che la linea, rispetto al governo precedente, non cambia sulla politica Ue in tema di migranti. Nel vertice di giovedì, si parlerà del “rinnovo del regolamento di Dublino” relativo all’atteggiamento “che l’Ue ha sulla prima accoglienza dei rifugiati e dei migranti e su cui l’Italia avrà una posizione molto netta nel sostenere le nostre ragioni perché ancora una volta non è accettabile che passi di fatto un principio di un’Europa troppo severa su alcuni aspetti delle sue politiche di austerity e troppo tollerante verso quei paesi che non condividono” il peso dell’accoglienza dei migranti.
“È nostra intenzione accompagnare e rafforzare la ripresa economica che finalmente e gradualmente, a nostro avviso molto lentamente, si sta manifestando anche nel nostro Paese”, continua alla Camera. Il nostro sistema bancario è “complessivamente solido e si sta lasciando alle spalle le conseguenze di una profonda recessione” ma, continua, “sappiamo tutti che ci sono casi specifici che anche per comportamenti inadeguati e illeciti richiedono un rafforzamento patrimoniale e per cui sono stati predisposti piani di ristrutturazione e aumento di capitale attraverso il mercato. Il governo è pronto a intervenire per garantire la stabilità degli istituti e il risparmio dei cittadini”. “L’Italia è un Paese forte, non aperto a scorribande, che ha smentito in modo chiaro le ipotesi catastrofiche che erano state fatte”.
“Dobbiamo fare molto di più per il Mezzogiorno. La decisione di formare un ministero esplicitamente dedicato al Sud non deve far pensare a vecchie logiche del passato, al contrario noi abbiamo fatto molte cose per il Mezzogiorno ma credo che sia insufficiente la consapevolezza che proprio dal Sud possa venire la spinta forte per la crescita economia” afferma il premier.
Tocca al Parlamento l’iniziativa in materia di legge elettorale, il governo “non sarà attore protagonista”, dice il premier che sottolinea la “necessaria armonizzazione della legge tra Camera e Senato” e aggiunge: “Spetta a voi la responsabilità di promuovere e provare intese efficaci”. “Certo – prosegue – il governo non starà alla finestra, cercherà di accompagnare, sollecitare. Una sollecitudine che non deriva dalle considerazioni sulla durata dell’esecutivo ma dalla consapevolezza che il sistema ha bisogno di regole certe”.
“Le consultazioni hanno reso chiaro che era impossibile una convergenza di tutti, ne abbiamo preso atto procedendo nel quadro della maggioranza, anche se auspichiamo possano maturare convergenze più ampie sui singoli provvedimenti”, dice il premier. “Ma di una discontinuità nel confronto pubblico avremo bisogno e sarà mio impegno personale” assicura. “Chi come me è sempre stato animato da passione politica non si ritrova nella degenerazione della passione per la politica” perché “la politica e il Parlamento sono il luogo del confronto dialettico, non dell’odio o della post-verità”.
