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Governo: gli esclusi, le sorprese e… Effetto Martina, Fiano resta fuori

Viceministri e sottosegretari/ Chi vince e chi perde in Pd e M5S

Governo: gli esclusi, le sorprese e… Effetto Martina, Fiano resta fuori
Emanuele Fiano Maurizio Martina Lia Quartapelle Barbara Lezzi Elisabetta Trenta
Con la nomina di 32 sottosegretari e dieci viceministri la squadra di governo è ora completa. E l’esecutivo Conte bis può iniziare a lavorare a pieno regine nelle commissioni parlamentari. La maggioranza va ai 5 Stelle con 21 esponenti; 18 sono invece in quota Pd (cinque di area renziana) due…

Con la nomina di 32 sottosegretari e dieci viceministri la squadra di governo è ora completa. E l’esecutivo Conte bis può iniziare a lavorare a pieno regine nelle commissioni parlamentari. La maggioranza va ai 5 Stelle con 21 esponenti; 18 sono invece in quota Pd (cinque di area renziana) due sono indicati da Liberi e Uguali, uno è del Maie (gli italiani all’estero). I viceministri sono sei in quota M5S, quattro per il Partito Democratico. Solamente quattordici le donne. Il giuramento lunedì mattina.

Ma anche questa volta ci sono non pochi casi, soprattutto tra coloro che alla vigilia venivano dati per certi all’interno della squadra e poi sono rimasti fuori all’ultimo minuto. Il primo della lista è sicuramente Emanuele Fiano, deputato del Pd di lungo corso, competente, preparato e popolare volto televisivo. Fino a questa mattina veniva indicato nei retroscena e nei vari toto-ministri come vice della Lamorgese al Viminale ma alla fine dalla lista ufficiale il suo nome è sparito. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it Fiano è stato vittima di Maurizio Martina. L’ex segretario dem e candidato alle primarie contro Nicola Zingaretti, rimasto fuori dalla compagine dei ministri, ha preteso un ruolo importante per il suo braccio destro Matteo Mauri, che è infatti è diventato viceministro dell’Interno proprio al posto di Fiano.

Altro nome eccellente, sempre in quota Pd, rimasto fuori dalla squadra di governo è quello di Lia Quartapelle, milanese che doveva andare alla Farnesina. La Quartapella è fedelissima di Paolo Gentiloni, neo-commissario europeo, e il problema è che il presidente del Pd non aveva diritto a un altro posto nell’esecutivo oltre alla prestigiosa poltrona ottenuta per sé a Bruxelles. Tra i dem restano fuori anche il pugliese Dario Stefàno e il vice-capogruppo al Senato Franco Mirabelli. Quest’ultimo aveva davanti a sé nella propria corrente Marina Serena (diventata viceministro agli Esteri) e quindi non ha trovato spazio tra i sottosegretari. Ora Mirabelli, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, diventerà coordinatore nazionale della corrente del ministro Dario Franceschini, molto influente al Nazareno.

Rispetto alle indiscrezioni della vigilia, restano fuori dalla squadra di governo anche due ex ministre di peso dei 5 Stelle come Elisabetta Trenta (ex titolare della Difesa che non è neppure parlamentare) e Barbara Lezzi. Da notare che – con l’ingresso nel governo degli assessori del Lazio Gianpaolo Manzella e Lorenza Bonaccorsi – si liberano due caselle nella giunta Zingaretti del Lazio aprendo così nuovi scenari in vista di un rimpasto. Anche con il possibile coinvolgimento di esponenti pentastellati o vicini ai 5 Stelle. Lazio, quindi, come potenziale laboratorio di una collaborazione giallorossa anche al livello amministrativo.

All’Economia confermato Antonio Misiani per il Pd (bergamasco, senatore della commissione Bilancio, tesoriere del Pd all’epoca di Pierluigi Bersani segretario, responsabile economico della segreteria e nettamente schierato al fianco di Zingaretti) e Laura Castelli per i 5 Stelle (che dunque ha vinto il derby nel Movimento con Stefano Buffagni). Buffagni – vicino a Davide Casaleggio e uomo di Luigi Di Maio per Milano e il Nord Italia – diventa viceministro allo Sviluppo Economico. Viceministre degli Esteri sono Marina Sereni (Pd) – che Zingaretti ha voluto in segretaria e che nella scorsa legislatura è stata vicepresidente della Camera – e Emanuela Del Re (M5S): per lei si tratta di una riconferma. Confermato alla Farnesina come sottosegretario anche il fedelissimo di Di Maio Manlio Di Stefano.

Gli altri viceministri sono il 5 Stelle Giancarlo Cancelleri (leader dei 5Stelle in Sicilia e consigliere regionale) alle Infrastrutture (e qui si è già aperto un caso con le opposizioni di Centrodestra all’attacco che gridano all’ennesimo uomo dei no stile Danilo Toninelli; il 5 Stelle Pierpaolo Sileri – un chirurgo – alla Salute, mentre la dem – e renziana doc – Anna Ascani va all’Istruzione (nelle ultime ore erano affiorate perplessità sul suo nome per le critiche nel mondo scolastico nei confronti della riforma della Buona Scuola, ma sono state superate). All’Interno l’altro viceministro, oltre a Mauri, è Vito Crimi (M5S) – l’uomo delle battaglie contro Radio Radicale – che perde la casella di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria. Tra i sottosegretari la delega chiave dell’editoria va ad Andrea Martella del Pd, che era coordinatore della segreteria dem. L’altro sottosegretario alla presidenza del Consiglio è Mario Turco, del M5S, alla programmazione economica e investimenti. Sottosegretari ai rapporti con il Parlamento sono Simona Malpezzi, Pd (renziana soft della corrente Lotti-Guerini) e Gianluca Castaldi (M5S). Agli Esteri come sottosegretari, oltre al già citato Di Stefano, vanno Ivan Scalfarotto (Pd e renziano, promotore dei comitati civici dell’ex premier) e Ricardo Merlo (Maie, il Movimento per gli italiani all’estero, che ha votato la fiducia al governo giallorosso. Era già sottosegretario nel governo con la Lega). All’Interno vanno Carlo Sibilia (M5S, riconfermato) e Achille Variati (Pd), ex sindaco di Vicenza.

Alla Giustizia confermato Vittorio Ferraresi (M5S vicino a Di Maio) e Andrea Giorgis (deputato Pd e costituzionalista). Agli Affari europei Laura Agea (M5S, ex europarlamentare). Alla Difesa Angelo Tofalo (M5S, già sottosegretario nel governo gialloverde, noto anche per una serie di gaffe e per la foto in tuta mimetica e mitra) e Giulio Calvisi del Pd, esperto di immigrazione, un passato nella Fgci e nella sinistra giovanile. All’Economia Alessio Villarosa (M5S, riconfermato) Pierpaolo Baretta (Pd, ex sindacalista Cisl, già al Mef con Fabrizio Saccomanni e Pier Carlo Padoan) e Cecilia Guerra (LeU). Al Mise Alessandra Todde (M5S, ex amministratore delegato di Olidata, prima dei non eletti nella circoscrizione Isole alle elezioni europee), Mirella Liuzzi (M5S), Gianpaolo Manzella (finora assessore nella giunta Zingaretti, fortemente voluto dal segretario dem) e la renziana Alessia Morani (anche lei dell’area Lotti-Guerini).

Alle Politiche agricole Giuseppe L’Abbate (M5S). All’ambiente Roberto Morassut (Pd). Alle Infrastrutture Roberto Traversi (M5S) e Salvatore Margiotta (Pd).  Al Lavoro Stanislao Di Piazza (M5S) e Francesca Puglisi (Pd). All’Istruzione Lucia Azzolina (M5S) – insegnante e sindacalista – e Giuseppe De Cristofaro (LeU, un passato in Rifondazione Comunista e nel Genoa social forum). Alla Cultura Anna Laura Orrico (M5S) e Lorenza Bonaccorsi (Pd, con delega al turismo, assessora uscente nella giunta Zingaretti). Alla Salute la dem – stretta collaboratrice di Romano Prodi – Sandra Zampa, cofondatrice del Partito Democratico.

SOTTOSEGRETARI, SOLO UN TERZO LE DONNE. IL SUD PREVALE SUL NORD

Sottosegretari: il numero delle donne è pari solo al un terzo del totale, 14 su 42 (anche tra i ministri le donne sono solo 7 su 21). Le dem sono sette (Malpezzi, Sereni, Morani, Puglisi, Ascani, Bonaccorsi, Zampa); cinque le M5S (Agea, Del Re, Castelli, Liuzzi, Azzolina), una di Leu (Guerra).

Quanto alla suddivisione geografica della squadra tra i 42 nominati oggi in Consiglio dei ministri – 10 sono viceministri e 32 i sottosegretari – 15 sono nati al Sud, 13 sono del Centro Italia, solo 11 del Settentrione. Un trend che conferma la tendenza emersa nella squadra dei ministri. La Lega già attacca: il deputato Franco Manzato (già sottosegretario nel governo gialloverde) dice che “nella scorpacciata di poltrone del governo Conte bis il nord produttivo non è stato rappresentato come invece meritava”, con particolare riferimento all’Agricoltura.

Molto nutrita, nel governo, la squadra dei siciliani: tre ministri, due vice ministri e quattro sottosegretari. Parliamo di Alfonso Bonafede (M5s) alla Giustizia, Giuseppe Provenzano (Pd) al Sud e Nunzia Catalfo (M5s) al Lavoro. I due vice ministri sono: Giancarlo Cancelleri (M5s) alle Infrastrutture e Vito Crimi all’Interno. I quattro sottosegretari sono: Alessio Villarosa (M5s) all’Economia, Stanislao Di Piazza (M5s) al Lavoro, Manlio Di Stefano (M5s) agli Affari esteri, Lucia Azzolina (M5s) all’Istruzione. E poi ci sono tutte le proteste dell’Italia dei campanili. Il governatore dell’Abruzzo – Marsilio di Fratelli d’Italia – protesta perché la regione è rappresentata solo dal Cinquestelle Castaldi.