Il secondo giro delle consultazioni si sta chiudendo. La giornata di ieri ha presentato un quadro politico che è evoluto, senza sostanziali discontinuità.Il Centrodestra si è presentato unito, coeso dal capo dello Stato, ma è altresì chiarissimo che tra la Lega e Forza Italia vi è una diversa valutazione delle alleanze possibili, in parte detta e in parte non detta. Su questo tornerò tra poco. Viceversa, il M5S, dopo una prolungata valutazione di cosa dichiarare, ha ribadito quello che ormai è divenuto un loro cliché anti berlusconiano, atteggiamento che getta tutto il percorso di Sergio Mattarella in una situazione di stallo.
Di ipotesi ne stanno balenando molte, suffragate dal fatto che la situazione internazionale e i venti di guerra in Siria richiedono rapidamente la presenza di un esecutivo italiano, fosse pure debole e raccogliticcio.
Il problema politico si articola adesso su alcuni nodi cruciali. Il primo riguarda il Centrodestra. Il secondo il M5S.
Per il Centrodestra essere uniti è una cosa, avere la stessa politica un’altra. Quello che è chiaro è l’intento giusto di Matteo Salvini che intende solidificare l’alleanza di coalizione su una premessa fondamentale: l’alternativa alla Sinistra e al Pd. Se un Centrodestra è tale, infatti, lo è perché vede se stesso come opposto al Centrosinistra: opposto dal punto di vista ideale, opposto dal punto di vista reale.La posizione di Forza Italia, invece, è caratterizzata da un’ostilità non politica ma personale tra Silvio Berlusconi e i Grillini. Quest’ultimi considerano, dopo aver digerito quasi tutto e aver annacquato l’antipolitica nel marasma della voglia di potere, il solo elemento che mantiene legata la propria base con il vertice l’ostilità verso i Forzisti.D’altronde, nessuno può nascondere il flirt che i Forzisti continuano a tenere in vita con i Democratici. Quest’ultimo aspetto, ossia l’apertura anche ad un’eventuale neo-nazareno, è, tuttavia, sbagliato e indigesto. Anche perché la flessione elettorale dell’area di Centro moderata, la scomparsa del Ncd e il ritiro dalla politica di Angelino Alfano sono conseguenza proprio di un asse della Vecchia Destra con Matteo Renzi, un flirt punito severamente dal corpo elettorale.La dico tutta: meglio stare all’opposizione, piuttosto che portare il Centrodestra ad una condivisione di potere con il Pd. Su questo Giorgia Meloni e Salvini hanno ragione e Berlusconi torto.
D’altra parte, non capire questa impossibilità, o capirla mettendo il dito nella piaga, è esattamente quanto i Cinquestelle stanno portando avanti come un dogma. La violenza politica massimalista di Alessandro Di Battista, solo apparentemente fuori dai giochi, presente in una certa parte del Movimento, svela la vocazione all’estremismo di Sinistra del popolo pentastellato, che vorrebbe sostituire nel tempo se stesso al Pd.Molto probabilmente si andrà verso una soluzione istituzionale, con un mandato esplorativo. Ma tutto ciò non altererà il presupposto e non risolverà la questione di fondo.
Due punti fermi sono infatti da marcare: è il momento che la presidenza della Repubblica faccia concretamente politica; ed è fondamentale che il Centrodestra resti Centrodestra. Il che significa che la linea di Meloni e Salvini non deve cedere sull’alternativa al Pd. Poi che sia Giorgetti o la Casellati ad esplorare la palude, poco importa.
L’importante è tutelare l’integrità della casa dei conservatori e dei liberali, evitando che la presunta responsabilità di Governo si muti in trasformismo, e la boria di Luigi Di Maio e la poca razionalità, per altro comprensibile, di Berlusconi si determinino in accettazione dei veti, vittoria delle ripicche e perdita d’identità per l’intero Centrodestra.

