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Governo Lega-M5S, Mattarella è rimasto con il cerino in mano

Governo Lega-M5S, Mattarella è rimasto con il cerino in mano
Mattarella discorso ape 2

 

Egregio Perrino, forse siamo alla fine (Alt, la pallina gira ancora nel fantastico Casino Italia. Allibratori all’opera nel parterre)) di una vicenda politica che si può classificare in un unico modo: classica tragicommedia all’italiana. Non certo per i tempi; altri han dovuto „meditare“, mediare e sondare ben più a lungo, a cominciare, pochi mesi fa, da Angela Merkel.

Fin dal 7 marzo scorso, aquisiti i risultatii definitivi della tornata elettorale, chiaramente era emersa la proiezione in avanti di due forze politiche – Lega e Cinque Stelle – fra le quali esistevano delle evidenti „convergenze parallele“ in fatto di politica di governo. Bastava prenderne atto e procedere: un incarico condiviso, la stesura di un progetto d’azione (chiamiamolo pure Contratto) e dopo una decina di giorni, due settimane al massino, presentazione al Parlamento per la fiducia.

Invece è cominciata l’inutile, bavosa sacra rappresentazione istituzionale delle consultazioni, seguita (ahinoi!) da mandati esplorativi farsa. Non bastasse, da ultima è arrivata la piazzata, del rifiuto di sottoscrizione della lista dei ministri, con un atteggiamente presidenziale ai limiti della violazione del dettato costituzionale.

Su questo Sergio Mattarella ci „ha messo la faccia“, scrivendo nel copiane, il colpo di scena finale ldela commedia. Di cui è stato regista e protagonista insieme, vuoi per una precisa scelta politica e ideologica (altro che figura notarile, arbitro super partes), vuoi per assecondare apertamente (viste le manifestazione d’interesse provenienti da Francoforte, Brussel e Berlino) il volere di attori esterni al sistema politico e giuridico italiano.

E questi sono i fattori portanti del vulnus alla Costituzione.

Nel merito, sul primo punto, Mattarella è stato più che esplicito nel renderere pubblico il suo schieramento partigiano, attacando – con l’uso strumentale della figura di Paolo Savona – tutto l’impianto programmatico delle forze emerse vincitrici, i cui punti di forza erano fortemente critici su Euro ed Unione Europea. Forzando il ruolo di parte attiva del Presidente nel governo della repubblica (similmente a quanto previsto nelle carte fondamentali di paesi europei a regime monarchico, anche se i regnanti da tempo se ne sottraggono), ha imposto il suo niet al nuovo governo, appellandosi (ancorandosi) alla retorica e all’dolatria (neo-patriottarda) dell’europeismo politico e monetario.

E alla fine? Diciamo che è rimasto con il cerino in mano, ma, putroppo, quella fiamma ha accesso la miccia dell’incendio sui mercati finanaziari internazionali. Un’altra volta, ecco che il pompiere viene scoperto essere il piromane per essere il primo a gridare „al rogo, al rogo“. Sembra di essere in una fiction televisiva. E forse ci siamo. Perchè, a guardar bene, l’impressione è che in Italia, la politica non sia una cosa seria, ma solamente il protesto per una MegaTvShow a reti unificate, unico contraltare agli abomini del Grande Fratello di certe reti berlusconiane, in cui sguazzano èure la antenne dei vari Suraci.

Potremmo affondare ancora il bisturi nella materia, ma quanto detto fin qui, sembra più che sufficiente per una placida meditazione sul nostro destino.