di Silvia Davite
“Serve ritornare alla leva militare obbligatoria, un anno” guardo Nino e Gianluca in attesa che completino la frase, ma ci pensa Corrado Passera a terminare:”Un anno di leva militare o di servizio civile a scelta della persona”.
Prosegue Nino, con Gianluca come già fatto in passato, con l’allora Ministro Mario Mauro: “Il numero unico delle forze di difesa e sicurezza in altri paesi europei e’ unico davvero, qui abbiamo ancora una bassa fluidita’…”
È uno scambio di battute che mette in chiaro un punto: il bisogno sociale di dare forma alle istituzioni, all’identità europea e sostanza all’appartenenza di comunità.
È il tentativo dal basso di rinsaldare il rapporto di fiducia tra cittadini ed istituzioni, un segnale prezioso che deve, tra gli altri, dare la spinta ai parlamentari italiani alla vigilia del congresso del PPE.
Ricordo perfettamente il segretario del partito liberale moldavo,non più tardi di qualche mese fa, in visita in delegazione al Consiglio regionale lombardo chiedere espressamente sostegno e aiuto nelle prassi per stimolare, tra i suoi concittadini, una crescita della cultura dei diritti nel lavoro.
E ancora, prosegue in questi giorni l’osservazione bavarese del nostro modello di welfare, in queste settimane dedicato all’educazione tramite lo sport: frequenti sono le visite per comprendere il funzionamento del settore giovanile di squadre professioniste e non, di quale spirito si costruisce tra i ragazzi, come vengono seguiti e quali strutture vengono loro rese disponibili.
Pare insomma che la questione sociale sia più presente tra i cittadini europei che nella maggior parte delle elite politiche e dirigenti.
Non che chi scrive ritenga questo fatto negativo, tutt’altro, ogni impresa di successo si costruisce dal basso e con il consenso; tuttavia appare sconcertante come sia difficile connettere lo spirito costruttivo europeo popolare con coloro che decidono.
E in questo anche il Movimento Cinque Stelle, ormai istituzionalizzato, arranca sul piano fattuale perdendo quello che poteva essere il ruolo ambizioso da giocare e cioe’ ricostruire una democrazia di sostanza, oltre che di forma.
Certo che l’ex Ministro Lupi si lanci un’entusiastica aprioristica lode del Jobs Act e non si accorga che ci sono oggi intere fasce di popolazione escluse da una benché minima ricollocazione continuativa al lavoro (e niente pensione di sicuro), che non vi sia, in quel provvedimento, una cultura unitaria del lavoro capace di superare la divisione tra autonomo e dipendente, che non vi sia una gestione lungimirante dei contratti nazionali (una delle poche eccezioni e’ proprio quello dei bancari), non può che far ulteriormente riflettere.
Viene il dubbio che i leader (?) popolari italiani, per anni al governo nazionale o di importanti regioni del Paese, continuino a gestire il loro consenso, sempre più irrisorio, attraverso elite imprenditoriali esse stesse in difficoltà e non abbiano la voglia di fare fatica e tornare a parlare con le persone. Certo, il confronto e’ difficile soprattutto quando ti costringe ad ammettere anche solo il dubbio che si stia sbagliando qualcosa, ma quali paragoni con la Democrazia Cristiana si vogliono fare se non si da’ al rapporto con il consenso, non tanto e non solo elettorale, ma prima ancora, democratico, il giusto peso?
Che cosa significa portare oggi in politica i principi della dottrina sociale?
Come si sostanzia davvero l’inclusione sociale senza un’appartenenza alle istituzioni che superi i particolarismi dell’esperienza, di ceto e di religione e infine c’è una contraddizione tra l’alimentare fiducia nello Stato, europeo o nazionale che sia, e i principi di sussidiarietà o non c’è forse una complementarietà oggi più che mai preziosa?
Il PPE, più ancora del partito socialista, ha una sfida di innovazione da intraprendere non più rinviabile: con quali modalità ricostruire un equilibrio politico, economico e sociale dopo la caduta del muro di Berlino. Speriamo che il congresso dei Popolari europei possa dare qualche risposta e che gli italiani sappiano, anche li, fare squadra per citare il Presidente Sergio Mattarella.


