Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
L’obiettivo di Renzi è chiaro: assicurarsi almeno 161 voti in Senato sulla riforma costituzionale. Il passaggio chiave è in calendario a Palazzo Madama il 20 gennaio e sul ddl Boschi il premier ci ha messo la faccia. Tanto che ha dichiarato di essere pronto a lasciare la politica, e non solo Palazzo Chigi, in caso di sconfitta al referendum confermativo. Va da sé che non bisogna correre rischi in Aula. E proprio per dare un segnale di forza Renzi vuole superare e non solo raggiungere quota 161. Tutto si tiene. Ed ecco perché il fedelissimo Luca Lotti ha lavorato nelle ultime ore per mettere a punto il rimpasto di governo (anche se il Pd non vuole usare la parola rimpasto, che fa troppo Prima Repubblica). Il Consiglio dei Ministri darà il via libera al restyling della squadra di governo il 21 gennaio, guarda caso proprio il giorno dopo il voto in Parlamento. Il senso è chiaro: non fate scherzi sulle riforme e poi avrete le poltrone. Due sono i fronti caldi. Il primo è Area Popolare. Fondamentale per il premier è assicurarsi la lealtà di Alfano e contenere l’uscita della pattuglia di Quagliariello. Per questo crescono le chance di Gabriele Albertini e Dorina Bianchi di entrare nell’esecutivo. L’ex sindaco di Milano potrebbe andare alle Infrastrutture, poltrona che fu di Maurizio Lupi, anche e soprattutto per non far apparire l’Ncd solo come un partito meridionale. La Bianchi potrebbe invece ricoprire il ruolo di ministro degli Affari Regionali, poltrona sulla quale era destinato Quagliariello prima dello strappo. Altro Ncd in odore di promozione è il vice del Guardasigilli Andrea Orlando, ovvero Enrico Costa (altro nordista, nato a Cuneo). Quanto al Pd (in particolare alla minoranza dem), la lista delle nomination si è ristretta e nella griglia di appunti che Lotti provvede ad aggiornare con la matita risalta ora il nome di Nannicini, che da consigliere economico del premier si prepara ad essere promosso» sottosegretario. Se così fosse, resterebbero ancora almeno quattro caselle vuote, una delle quali di peso: quella del vice ministro agli Esteri, lasciata vacante da Pistelli, e per la quale è in predicato un giovane della sinistra dem, Amendola. Per la la sinistra Pd si fa il nome anche dell’ex capogruppo Roberto Speranza il cui ingresso segnerebbe la pace definitiva con Bersani e Cuperlo. Possibile l’ingresso nel governo anche dell’ex ministro Cesare Damiano, uno dei leader dell’opposizione soft a Renzi. Per il momento non è prevista alcuna poltrona al gruppo Ala. Verdini non ha chiesto nulla, anche per evitare polemiche, e continuerà ad essere – come sostiene il senatore D’Anna – minoranza e non opposizione. Quindi continuerà a sostenere il governo ma senza (per il momento) farne parte.
