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Politica
Governo, Renzi punzecchia Letta. Il premier: "Mi fido del segretario"

Matteo Renzi punzecchia Enrico Letta, critica il governo, anche se assicura che non intende farlo cadere, e soprattutto si lamenta di non riscuotere la fiducia del premier. Ma il presidente del Consiglio, che da oggi e' a Citta' del Messico per una missione che ritiene fondamentale per le imprese italiane, pur non replicando ufficialmente all'intervista del leader Pd fa sapere che la fiducia nel sindaco "e' salda" e attende la riunione della direzione Pd del 16 gennaio per poi chiudere il nuovo patto di coalizione.

A due giorni dall'incontro tra i due a palazzo Chigi, non si placano le polemiche tra il governo e il leader del partito piu' grande della coalizione, mentre si accavallano grane su grane dalla riforma elettorale, al rimpasto al caso De Girolamo. Renzi non ci sta a passare per colui che intende far cadere il governo, ma non ci sta nemmeno ad accettare lo status quo in nome della stabilita': "non si rischia nessuna rottura - assicura - Ma guardiamo la realta': la popolarita' del governo e' ai minimi, non ci sono piu' le larghe intese, ne' l'emergenza finanziaria". "Se mi chiedono cosa ho fatto da sindaco in questi undici mesi so cosa rispondere" prosegue il leader Pd "se mi chiedono cosa ha fatto il governo in questi undici mesi faccio piu' fatica a rispondere". Dunque il governo puo' andare avanti per tutto il 2014, ma "andare avanti significa non stare fermi" e dunque nessun patto d governo scritto "in democristianese", ma "un file Excel" con programmi e date certe. Ma soprattutto Renzi lamenta che "Enrico non si fida di me" ma "sbaglia". "Impareremo a conoscerci. Ora e' importante finalmente mantenere gli impegni e realizzare le promesse". Un dubbio, quello del sindaco, che Letta intende respingere al mittente e dissipare. "Da parte di Letta la fiducia in Renzi c'e' tutta" assicurano a palazzo Chigi. "Lavoreremo bene insieme, ci sono tutte le condizioni, l'incontro di venerdi' e' stato molto utile" assicura il premier perche' i problemi del Paese devono venire prima dei problemi personali.

Nel merito, Letta si mostra ovviamente piu' orgoglioso di Renzi dell'operato del governo, sottolinea che cose positive ne sono state fatte tante e che i primi risultati si cominciano a vedere. Anche la puntura di spillo su Excel viene ironicamente rispedita al mittente: "lo usiamo anche noi a palazzo Chigi..." Ma il premier accetta "ogni pungolo come uno stimolo positivo", assicurano i suoi . Sul rimpasto pero', che diversi esponenti renziani hanno ora sollecitato ora rifiutato, dal premier viene un'apertura condizionata: il tema, se sara' necessario, sara' affrontato dopo Impegno 2014 e a partire dalle caselle rimaste vacanti dopo le dimissioni degli esponenti di Fi e di Stefano Fassina. Mario Monti, di cui era vociferato per l'eventuale sostituzione di Fabrizio Saccomanni, nega recisamente di voler entrare nella compagine di governo. Ma intanto si apre anche il caso De Girolamo, su cui il Pd chiede a gran voce chiarimenti.

Ora pero', spiegano a palazzo Chigi, ci si deve concentrare soprattutto sui temi di programma e "il vero cambio di passo sara' appunto Impegno 2014" che, come e' successo per tutti i passaggi cruciali precedenti, dovrebbe essere presentato alle Camere, si vedra' poi se con un voto di fiducia o meno. Quanto ai tempi, Letta attende la direzione del Pd come un passaggio fondamentale, i parlamentari lettiani indicano quella riunione come un punto di snodo e si attendono da quel passaggio la dimostrazione plastica che il leader Pd non ha le mani completamente libere nelle sue 'scorribande contro il governo' perche' esiste una parte non esigua del partito che intende sostenerlo con maggiore convinzione di quella dimostrata finora dal segretario e dalla sua maggioranza. Subito dopo la direzione si terra' l'incontro con l'Ncd di Angelino Alfano e nei giorni successivi si siglera' Impegno 2014. A quel punto la partita sulla legge elettorale dovrebbe essere gia' avviata e dall'incrocio tra riforme e programma si decidera' la sorte del 2014. Due settimane, concordano almeno in questo Renzi e Letta, che saranno sicuramente di snodo per il Paese.

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