Salvini-Di Maio prove di intesa? Quello tra la Lega e il Movimento 5 Stelle è un percorso di avvicinamento difficile, lungo e non privo di ostacoli. A far notizia oggi sono state le parole del grillino Alfonso Bonafede: “Se noi ai cittadini presentiamo un altro candidato premier, non eletto, determiniamo il definitivo allontanamento dalla politica”, ha affermato il ministero ombra della Giustizia del governo indicato dal M5S prima del 4 marzo. “A queste elezioni i cittadini hanno partecipato con entusiasmo e, quindi, va data una risposta e questa risposta secondo noi non può prescindere dalla presenza di Luigi Di Maio come candidato premier. E a chi gli chiede: “O lui o non si fa il governo?“, la replica è: “Noi riteniamo che debba essere lui il candidato premier, sì il premier del governo”.
Tutto finito, visto che Matteo Salvini pochi giorni fa aveva detto ‘il premier deve essere di Centrodestra’? Non proprio. Stando a fonti parlamentari qualificate si tratta di “dichiarazioni di posizionamento“. La partita è ancora lunga e le consultazioni al Quirinale non inizieranno prima del 3 aprile. E’ evidente, quindi, che almeno in questa prima fase né il Carroccio né i pentastellati possono permettersi fughe in avanti, pena la rivolta interna o, quantomeno, l’esplosione di malumori. La partita per il leader della Lega, in particolare, non è affatto facile. Da un lato tiene aperto il canale con i 5 Stelle, vedi le parole sul reddito di cittadinanza, anche se in versione non assistenzialista, dall’altro non può permettersi di rompere con gli alleati di Centrodestra.
Anzi, Salvini deve necessariamente confermare il fronte comune con Forza Italia e Fratelli d’Italia se vuole poter trattare alla pari con Di Maio altrimenti, solo come segretario della Lega, numeri alla mano, sarebbe inevitabilmente il parente povero di un’eventuale alleanza. E infatti il cellulare di Salvini, e quello di Giorgetti, mediatore leghista, sono in questi giorni più che bollenti. Filo diretto con Forza Italia, ma non con gli ormai ex capigruppo azzurri Brunetta e Romani, usciti sconfitti con l’elezione della Casellati alla guida del Senato, quanto con Licia Ronzulli, vicinissima all’ex Cavaliere, e con Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, neo-presidenti dei gruppi di Forza Italia in Parlamento.
Raccontano fonti ben informate che in particolare Giorgetti si senta almeno due volte al giorno con Berlusconi e a più riprese con i nuovi capigruppo azzurri mentre i contatti tra Salvini e l’ex Cav sono praticamente quotidiani. Meno fitti i contatti con Fratelli d’Italia, in questo caso le telefonate (non frequentissime) sono tra Salvini e la Meloni e tra Giorgetti e Crosetto e/o La Russa.
Ma la vera polpa sta nel rapporto personale e continuo tra Di Maio e Salvini. Prima del voto i due si erano sempre evitati senza polemizzare troppo ma senza nessuna reciproca apertura di credito. Poi l’elezione dei presidenti di Camera e Senato ha segnato la svolta. Quando il leader leghista ha convinto Berlusconi a votare Casellati al Senato con il sì a Fico alla Camera, un minuto dopo lo ha scritto su whatsapp al leader pentastellato l’esito del vertice del Centrodestra. E Di Maio nel giro di qualche secondo ha annunciato la svolta: via la candidatura di Fraccaro e Fico numero uno di Montecitorio grazie all’accordo Centrodestra-M5S.
Un accordo che taglia fuori cronisti parlamentari e giornalisti pantofolari da talk show e che passa da sms e messaggi su whatsapp. E in questi giorni, raccontano, sono numerosi e quotidiani gli scambi via telefonino tra il segretario leghista e il candidato premier pentastellato. Si studiano, si confrontano, valutano le uscite pubbliche per non farsi troppo male ma per placare l’eventuale malumore delle rispettive basi (vedi le parole di Bonafede di oggi). Insomma, il murales, subito cancellato, con il bacio alla Brežnev-Honecker vicino al Parlamento prosegue su whatsapp. Nel gran segreto e lontano da tv e giornali.
