Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti dispensano tranquillità e, mentre gli iscritti al Movimento 5 Stelle votano sulla piattaforma Rousseau se mandare il ministro dell’Interno a processo per il caso della nave Diciotti, ribadiscono in tutte le salse che il governo andrà avanti comunque e che non ci sarà alcuna crisi anche nel caso in cui la base grillina votasse a favore dell’autorizzazione a procedere. Luigi Di Maio afferma che sosterrà l’esito del voto online, qualunque esso sia, e incassa la fiducia di Beppe Grillo dopo la battuta di domenica sulla consultazione. In realtà, al di là delle dichiarazioni ufficiali, quasi doverose, nella Lega serpeggia un profondo malessere. Uno dei massimi esponenti del Carroccio in Parlamento confida ad Affaritaliani.it: “Ovvio che Matteo (Salvini, ndr) parli così. Non può dire altro. Noi siamo un partito responsabile“. “Certo che quanto sta accadendo lascerà aperta una ferita difficile da rimarginare. Far votare gli iscritti su Internet vuol dire non assumersi la responsabilità della decisione, magari per paura degli attacchi di Travaglio“, confida un altro peso massimo leghista al Senato.
E infatti il sibillino Giorgetti, oggi stranamente poco silente, pur nel confermare che il governo andrà avanti comunque, tiene a precisare che “governare significa assumersi responsabilità“. Ovvero decidere e non nascondersi dietro la Rete. Fonti pentastellate, sempre ad Affaritaliani.it e sempre a microfono spento, ribattono che “questa è la nostra storia, questo è il nostro modo di fare. Piaccia o non piaccia“. Poi, la fonte M5S in Parlamento si lascia andare a un eloquente “incrociamo le dita“. Segno che nella maggioranza dei 5 Stelle – Roberto Fico e Alessandro Di Battista a parte – la speranza è che il popolo di Rousseau tolga le castagne dal fuoco a Di Maio negando l’autorizzazione a procedere. Comunque vada a finire, però, spiegano sempre dalla Lega, “è evidente che qualcosa si è rotto. Quantomeno in termini di fiducia“. Un rapporto incrinato che magari non porterà alla crisi di governo (Salvini è stato molto chiaro su questo punto) ma certamente peserà nelle varie, numerose, partite ancora aperte nella maggioranza. Dall’autonomia regionale alle Regioni del Nord alla Tav, dalla legittima difesa al cammino del reddito di cittadinanza in Parlamento, dalla nomina del presidente dell’Inps al caso Bankitalia.

