Uno non vuole rinunciare in alcun modo alla poltrona anche se non rappresenta numericamente il maggior numero di votanti, l’altro, pur rappresentando una platea più vasta di elettori, dice chiaramente di essere a disposizione per fare il premier ma di certo non ne fa una questione di persona ma di programmi.
Sta tutto qui, in questo approccio differente il nodo da sciogliere per il Governo.
L’aria nuova della politica italiana che Matteo Salvini ha portato, mettendo all’angolo le vecchie logiche di spartizioni, di bilancini e di numeri per Camera e Senato pare non essere la stessa del leader pentastellato.
Governo 2018. Roberto Fico in metro, uno schiaffo ai vecchi mandarini.
A onor del vero pure i grillini vogliono soffiare tanta vecchia polvere e ragnatele nei palazzi della politica. Il nuovo presidente della Camera Roberto Fico in metro a Roma senza scorta e auto ( normale in quasi tutto il mondo) ha dato una frustata sulla faccia di tutti quei mandarini scortati, automuniti e vitaliziati senza pudore. Un po’ come l’utilitaria usata da Papa Francesco. Una rivoluzione.
Ma Luigi Di Maio sembra non voler rinunciare alla poltrona di premier. Su questo non vuole accettare discussioni e nemmeno intende trattare sui nomi dei ministri che il M5S anzitempo ha presentato pure al presidente Mattarella.
A parole grande disponibilità, nei fatti una rigidità ‘talebana’ che dà solo l’impressione di scaturire da un senso di insicurezza.
Certo la sicurezza, un qualcosa che forse, inebriato dai risultati elettorali, manca al leader napoletano.
Mentre sembra essere molto presente nel capo del Centrodestra, soprattutto quando il gioco entra nel vivo e si fa duro.
Governo 2108. Due giocatori da mettere in campo per la vittoria
Unico politico, Matteo Salvini, che dopo il voto si è speso sul territorio dal nord al sud e ha avuto il coraggio di intervenire su temi di attualità delicati. Solo come esempio, è stato l’unico a schierarsi in maniera differente contro l’allineamento fatto dall’Italia all’Europa nei confronti della Russia.
‘Con Putin sarebbe più opportuno dialogare ed evitare sanzioni’ ha detto deciso Salvini.
Una decisione quella di espellere diplomatici russi anche da noi che avrebbe potuto essere presa con più calma, magari dando un senso di non completo accordo. Avremmo potuto mandare un piccolo segnale al presidente sovietico che ‘abbiamo dovuto subire una decisione e non la condividiamo del tutto’.
Sarebbe stato possibile, soprattutto in un momento di assenza di Governo come è l’attuale.
Insomma l’impressione è che abbiamo sulla scena due giocatori di grande buona volontà e voglia di cancellare la vecchia politica (anzi di rottamarla in toto) ma, il primo Luigi Di Maio, pare aver bisogno di ancora un po’ di allenamento e di panchina, l’altro Matteo Salvini sta dimostrando di essere prontissimo per prendere in mano il paese con tutta la carica e il fiuto politico di cui è ricco.
Sicuramente il nostro allenatore, Sergio Mattarella, avrà la sensibilità e la capacità di mettere in campo la scelta giusta per il Paese.

