“Non possiamo permetterci queste figuracce, devi dimetterti subito“. Il presidente del Consiglio dagli Stati Uniti, dove è impegnato in una visita ufficiale, ha parlato così al telefono nel tardo pomeriggio di giovedì all’ormai ex ministro dello Sviluppo Economico Federica Guida. Le dimissioni sono state non solo chieste ma pretese da Matteo Renzi in persona, a dir poco furioso oltre che deluso.
Il caso dell’intercettazione della Guidi al compagno indagato (“L’emendamento? Dovremmo farcela“) sta provocando un vero e proprio terremoto politico all’interno dell’esecutivo. Per il premier si tratta del momento peggiore dal suo insediamento più di due anni fa. Anche perché nelle telefonate in mano ai pm viene citata più volte anche Maria Elena Boschi, la ministra super-renziana (vero braccio destro del presidente del Consiglio) già nell’occhio del ciclone per la viceda Banca Etruria che vede il padre indagato per bancarotta fraudolenta.
Renzi ha preteso che la Guidi lasciasse subito soprattutto per cercare disperatamente di spegnere il fuoco delle polemiche. E’ del tutto evidente che se il caso trovolgesse anche la Boschi il governo stesso sarebbe fortemente a rischio. La minoranza dem è sul piede di guerra, ma anche i centristi di Area Popolare che in passato hanno dovuto accettare le dimissioni di Maurizio Lupi da ministro delle Infrastrutture.
Renzi spera di riuscire con le dimissioni della Guidi a chiudere il caso anche se le opposizioni, dai 5 Stelle al Centrodestra, hanno già messo nel mirino la ministra delle Riforme e l’intera compagine governativa. A questo punto nulla si può escludere e al suo rientro dagli Usa il premier dovrà affrontare una situazione estremamente delicata. Sia per le tensioni politiche interne ed esterne al suo partito e al suo esecutivo sia per il durissimo colpo di immagine che la bufera Guidi arreca al governo a pochi giorni dal referendum sulle trivelle e a due mesi circa dalle elezioni amministrative (con il referendum istituzionale di ottobre sullo sfondo).


