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Grazia a Minetti, ecco come funzionano le adozioni internazionali. L’ultima parola spetta al CAI

Anche l’ex consigliera regionale e il compagno Cipriani hanno dovuto seguire questo iter

Grazia a Minetti, ecco come funzionano le adozioni internazionali. L’ultima parola spetta al CAI

Il caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica a Nicole Minetti è diventato una questione politica. In seguito a un’inchiesta giornalistica, infatti, il via libera concesso da Mattarella è stato messo in dubbio dallo stesso Quirinale che ha chiesto al ministero della Giustizia di procedere con nuove indagini urgenti per verificare se tutto l’iter fosse stato rispettato. Ma essendo un’adozione internazionale, a intervenire sono anche le regole stabilite dai singoli Stati, in questo caso l’Uruguay, il paese di origine del bimbo con problemi di salute, finito (non certo per colpa sua) al centro delle cronache. Ma per adottare un bambino all’estero (vedi Uruguay) servono molti requisiti, si tratta di un processo rigoroso che si basa sulla Convenzione dell’Aia e che prevede l’incarico a un ente autorizzato e un periodo di affido preadottivo di almeno 6 mesi nel paese sudamericano.

Una volta ottenuto il via libera da parte del paese estero del bambino in questione, la procedura non è finita qui, esiste un altro ente italiano chiamato a vigilare. La CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali) è l’Autorità Centrale italiana competente in materia di adozioni internazionali. L’ente, che è istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, assicura che le adozioni di bambini stranieri rispettino la Convenzione dell’Aja, tutelando i minori e le famiglie, vigilando sull’intero iter. Anche su tutto questo andranno svolte le necessarie indagini per accertare che tutti questi passaggi siano stati compiuti.

Le leggi dell’Uruguay permettono anche a coppie che non hanno la cittadinanza del paese sudamericano di adottare, purché rispettino dei requisiti specifici. Devono cioè essere sposate da almeno 5 anni o essere comunque una coppia di fatto riconosciuta. Minetti e Cipriani non sono sposati ma stanno insieme da molto tempo, sono legati sentimentalmente dal 2012. Anche questo aspetto potrebbe aver avuto un peso per le autorità uruguaiane che hanno deciso di dare poi il via libera all’adozione.

La coppia in possesso del decreto di idoneità, – riporta la legge italiana, relativa alle adozioni a distanza – deve iniziare entro un anno dal suo rilascio la procedura di adozione internazionale, rivolgendosi ad uno degli enti autorizzati dalla Commissione per le adozioni internazionali. Rivolgersi ad un ente autorizzato è un passo obbligato. L’elenco degli enti autorizzati è pubblicato sul sito della Commissione per le adozioni internazionali. L’ente segue i coniugi e svolge le pratiche necessarie per tutta la complessa procedura.

Lo stesso Giuseppe Cipriani ha spiegato tutto in un’intervista a Il Corriere della Sera. “Ci abbiamo messo quasi quattro anni, per rispettare la procedura: giudici, assistenti sociali, psicologi… L’Uruguay non è un Paese delle banane, è un posto serio dove vengono fatte le cose seriamente. E i soldi non servono a niente, anzi: è un Paese socialista, certe cose non si comprano”.