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Politica

Quando Ronald Reagan cominciò a fare politica, suscitò curiosità. Il nome era noto come quello di un attore appena passabile, ed ecco era divenuto il capo di un grande sindacato, in California. La curiosità aumentò quando quel sindacalista divenne governatore della California, uno Stato che da solo vale quanto una grande nazione europea. Stranezze americane. Ma del resto quello non è il posto in cui c'è Hollywood? Quando però Ron si candidò per la Casa Bianca, le ironie si sprecarono. Un attorucolo, per quella carica? Ma siamo impazziti? Per giunta questo dilettante predica un'economia immaginaria e magica, non a caso irrisa come Reaganomics o Vodoo Economics. Sappiamo come andò: in politica, con l'implosione dell'Unione Sovietica, e in economia con un boom economico che durò a lungo anche dopo di lui.

Da allora abbiamo imparato a non dare per acquisito che un attore, un becchino o un pagliaccio siano incapaci di fare grande politica. Prima di giudicarli bisogna vederli all'opera. E proprio in base a questo imperativo, malgrado le infinite perplessità suscitate da suo stile da suburra, non ci si permessi di giudicare Beppe Grillo come uomo politico. Fra l'altro, il grande successo elettorale ha parlato in suo favore. Ma non è durata. E infatti ora il leader del Movimento 5 Stelle rinverdisce una vecchia barzelletta: "Tutti parlavamo e quello stava zitto. Ci chiedevamo se fosse un imbecille. Poi parlò e ogni dubbio svanì".

Prima avremmo avuto molte difficoltà a dimostrare la superficialità politica del leader genovese, ora lui stesso ce ne ha generosamente fornito la prova, nero su bianco(1). Sul Parlamento ha detto che "oggi non serve praticamente a nulla"; "Fare leggi è il suo compito, ma le leggi, al suo posto, le fa il Governo sotto forma di decreti a pioggia, quasi sempre approvati in aula". "Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe. E' un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica".

Se uno dice cose del genere non solo non è un leader politico: è uno che non sa niente di storia e di politica. Prendiamo la frase centrale: "Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe". Parole tanto intelligenti quanto dire che: "Si può andare in auto senza avere i freni: in una strada vuota e in pianura, nessuno si accorgerebbe della loro mancanza". Grillo non sa che la Rivoluzione Francese è scoppiata perché i nobili e il clero non hanno voluto accettare un vero Parlamento. Non capisce che il centro della democrazia è la possibilità di cambiare governo: se un esecutivo si comporta in modo eccellente e rispetta la libertà dei cittadini, il Parlamento può perfino sembrare inutile; se invece si comporta male, se il suo capo ha la tentazione di trasformarsi in dittatore, chi può rimuovere un Primo Ministro troppo ambizioso, chi può far cadere quel governo, se non il Parlamento, col voto di sfiducia? Non lo capisce, Grillo, che l'unica alternativa alla tirannide, a parte la rivoluzione, è il Parlamento? In realtà, proprio chi parla di quell'istituzione con tale disinvoltura dimostra che il nostro Parlamento funziona tanto bene, che abbiamo dimenticato a che serve. Come il nostro fegato, quando è sano.

Se nelle elezioni presidenziali americane vota la metà o meno degli aventi diritto, è segno che per moltissimi che vinca l'uno o che vinca l'altra non fa molta differenza. Se viceversa i cittadini temessero che uno dei candidati rischia di trasformarsi in dittatore o di trascinare gli Stati in una guerra inutile e rovinosa, moltissimi si precipiterebbero a votare. Anche in Italia la percentuale dei votanti è stata altissima, nell'immediato dopoguerra, quando da una parte c'erano gli Stati Uniti con la libertà, l'UNRRA, e il Piano Marshall, e dall'altra Stalin e il suo sistema sociale di miseria e terrore. Oggi il più matto dei nostri uomini politici è molto meno pericoloso del più savio dei comunisti del tempo di Togliatti. Fra l'altro perché, se avessero preso il potere, quel "savio" i comunisti l'avrebbero messo da parte o fucilato. Come avvenne in Cecoslovacchia.

Sputare contro la democrazia, contro la libertà, e contro la possibilità di cambiare governo mediante il Parlamento dimostra una inesperienza politica e culturale peggio che allarmante. Da ragazzino delle Medie.

Reagan, sotto la professione di attore, nascondeva le qualità di un grande politico. Grillo, sotto la professione di comico, nasconde meno delle qualità di un comico.

Gianni Pardo, giannipardo@libero.it


(1)http://www.corriere.it/politica/13_giugno_07/grillo-parlamento-scatola-tonno_0fa5dafa-cf76-11e2-b6a8-ee7758ca2279.shtml
 

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