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Grillo, Correa e Peron. Dio li fa poi li accoppia

Grillo, Correa e Peron. Dio li fa poi li accoppia
Rafael Correa

Grillo -non parlo volutamente del Movimento Cinque Stelle che letteralmente non esiste senza di lui nonostante gli sforzi dei Di Maio e dei Di Battista per conquistarsi uno spicchio di sole- rappresenta certamente un caso di studio nell’ambito della politologia.

Come più volte abbiamo detto Grillo non è né di destra o di sinistra o meglio è di destra e di sinistra e cioè populista, ora con le ultime rivendicazioni riguardo la politica del presidente dell’Ecuador Rafael Vicente Correa possiamo anche dire che Grillo è peronista e cioè quel miscuglio inestricabile di destra e sinistra che caratterizzò il movimento di Juan Domingo Peron in Argentina.

Ieri infatti nel blog di Beppe Grillo è comparso un post inneggiante la politica di Correa nei confronti delle istituzioni economiche mondiali in dieci anni di governo in primis il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale a cui ha chiesto, naturalmente, di rinegoziare il debito (della serie “se magna e nun se paga”).

Correa è “socialista e castrista”, almeno ufficialmente (e già qui c’è una netta contraddizione con il comunismo che vige a Cuba) ma è anche caratterizzato dal concetto di “nazione” tipicamente di destra e pure (non facciamoci mancare niente) “cristiano di sinistra” (è stato pure, nella migliore tradizione catto-comunista, seminarista!); il minestrone trova la sua sintesi appunto in un peronismo appena modificato.

Nonostante il suo sbandierato cattolicesimo osservante Correa ha litigato di brutto con la Conferenza Episcopale dell’Ecuador pe runa riforma costituzionale giudicata anticattolica.

Grillo e Correa tuonano entrambi contro la burocrazia internazionale “corrotta ed incompetente” ed identico l’atteggiamento sprezzante ed aggressivo verso la stampa definita da Correa “mediocre, corrotta, bugiarda e complice del disastro nazionale”.

Non sembra di stare ascoltato il Grillo italico fresco delle minacce al Corriere della Sera per la ricostruzione della vicenda della telefonata domenicale a Raggi?

Certo che sì.