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Politica

Di Gianni Pardo

Ha detto Richelieu: “Qu’on me donne six lignes de la main du plus honnête homme, j’y trouverai de quoi le faire pendre”, datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini ed io vi troverò di che farlo impiccare. Beppe Grillo, non appena si è messo a parlare seriamente, lanciandosi nel diritto costituzionale, ha scritto quelle sei righe. L’idea magistrale è che il Paese può andare avanti senza governo perché le leggi le fa il Parlamento. E già questo basterebbe per concludere che tutti i Paesi del mondo, se hanno un governo, è perché sono cretini. Nominano i ministri per far contenti alcuni politici, un po’ come si concede il titolo di commendatore. Noi invece abbiamo Grillo e la sappiamo più lunga: il governo costa molto e non serve a niente. Visto che c’è, Grillo propone anche di abolire le commissioni ministeriali. Anche se si deve votare una legge molto tecnica che se ne discuta in Assemblea. Tutti potranno dire la loro in materia di faunistica, regolamenti di Borsa, specifiche degli ascensori, carriere dei bidelli e protezione dei ghiacciai. Ne verranno fuori delle leggi perfettamente democratiche, come se tutti i parenti del malato decidessero il tipo di tecnica operatoria che deve adottare il chirurgo per rimuovere un ematoma dal cervello. Le commissioni, dice Grillo, esistono col solo motivo di “attribuire i posti di presidenza ai trombati da cariche governative”.

E noi che ce le siamo tenute dal 1948. Altra perla della dottrina: “Invito la cosiddetta opposizione a votare in aula l'ineleggibilità di Berlusconi, l'approvazione di una legge sul conflitto di interessi…” ed altro ancora. Pur essendo certi che in materia di umorismo non riusciremo a batterlo, si potrebbe far notare a Grillo che l’ineleggibilità di Berlusconi in quanto tale (titolo della legge: “Silvio Berlusconi deve essere escluso dal Parlamento”) è assurda. Andrebbe contro l’art.3 della Costituzione. Al massimo si possono stabilire le condizioni di ineleggibilità valide per tutti i cittadini italiani, non per Berlusconi soltanto. Inoltre, le leggi non hanno valore retroattivo, e dunque questa ineleggibilità, ove il Cavaliere rientrasse nei parametri stabiliti, varrebbe dalla prossima legislatura in poi. E l’attuale normalmente dovrebbe aver termine nel 2018, quando Berlusconi avrà ottantadue anni e ventiquattro anni di vita parlamentare. Ammesso che sia vivo. Grillo invoca inoltre la legge sul conflitto d’interessi come fosse una novità. Fa finta d’ignorare che il centrodestra ne ha votata una e che è ancora in vigore. È vero che il comico e il centrosinistra la considerano talmente insufficiente (visto che non ha ammazzato Berlusconi) da considerarla inesistente, ma è lì. Altra cosa che Grillo ignora, o fa finta di ignorare, è che se una legge ancor più severa non è stata votata dai governi di centrosinistra è per la sua obiettiva difficoltà. Non si può fare una legge contro qualcuno e solo contro di lui. Insomma o è anticostituzionale o è facilmente aggirabile. Grillo pensa che tutta la sinistra sia composta di scemi? Ma torniamo al problema del governo.

Secondo quell’ingenuo di Montesquieu il Parlamento fa le leggi e il governo le applica. Inoltre il governo, organo più snello del Parlamento (soprattutto in regime di bicameralismo perfetto, come il nostro), può reagire velocemente a situazioni impreviste con decreti giustificati dalla necessità e dall’urgenza, cosa che un organo assembleare non può fare. Naturalmente poi il Parlamento questi decreti li converte in legge, ma rimane il fatto che, se non ci fosse il governo, non solo non ci sarebbe chi in concreto fa applicare le leggi, ma mancherebbe anche chi ha la responsabilità del modo della loro applicazione. Dall’anno della pubblicazione dell’Esprit des Lois la cosa che è stata chiara a all’intero orbe terracqueo e non val la pena di star a discutere con Grillo. È come se avesse detto che si può combattere il caro benzina mettendo acqua nel serbatoio e uno fosse chiamato a dimostrare che si sbaglia. Né vale dire che comunque l’Italia un governo ce l’ha già, seppure dimissionario. Perché se un governo rimane in carica “per il disbrigo degli affari correnti” è segno che un governo nella pienezza delle sue funzioni non si limita al disbrigo degli affari correnti. Pure obbedendo alle leggi dello Stato e a quelle che vota il Parlamento, l’esecutivo ha un’attività e una responsabilità politica. Uno che ha superato l’esame di diritto costituzionale (materia del primo anno di università) rimane impressionato vedendo il divario culturale che separa chi ha letto magari un solo libro, su quell’argomento, e chi non l’ha mai nemmeno aperto.

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