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Politica

Per la prima volta Grillo teme il voto. I sondaggi lo danno in calo e, forse, anche lui sa che il gradimento dei suoi elettori comincia a traballare. Sarà la volontà di non impegnarsi nel governo, la Lombardi che oltre a perdere il portafogli perde anche gli estimatori o, soltanto, gli attacchi informatici che sanno di complottismo. Fatto sta che tutti i sondaggisti danno il movimento in netta discesa. Dal suo blog, il comico ha lanciato l'allarme del complotto degli 'altri' che non vogliono istituire le commissioni permanenti. Trovano scuse, dice, perché non vogliono che queste lavorino. Sono disposti anche a votare ancora, dice Beppe, per disinnescare il M5S. Addirittura a votare. Allora il voto è un'arma da puntare contro il movimento. Allora le elezioni potrebbero rivelare che la forza grillina si è già arrestata. Se fosse ancora convinto, Grillo, della forza travolgente del suo tsunami non vedrebbe il voto come un tentativo per farlo fuori. Anzi. Sarebbe un modo per aumentare il consenso e, finalmente, arrivare al governo senza  dover mediare con nessuno.

Invece, Grillo ha paura. E per difendersi dipinge scenari apocalittici che sarebbero magicamente risolti solo con l'attivazione delle commissioni. Dimenticando che lo stesso parlamento, che lui dice essere sovrano,  ha votato a maggioranza di aspettare a istituire quelle stesse commissioni! Viene sempre più da pensare che al Movimento 5 stelle manchino i contenuti politici e che dietro il suo arcobaleno di comunicazione, assolutamente efficace, ci sia ben poco. Cosa c'è infatti al di là delle convocazioni segrete fatte apposta per attirare l'attenzione o delle Quirinarie annullate per l'attacco hacker? I disegni di legge dei grillini scarseggiano, il loro capo non vuole fare accordi con nessuno, si rifiuta di condividere le proposte di Governo e poi denuncia lo stallo della situazione. Roma brucia, dice sul suo blog. E lui che fa? La guarda bruciare! Sembra che a muoversi ora sia solo il mondo delle imprese con Squinzi che, addirittura, propone un patto ai lavoratori. Il superamento dei blocchi sociali per tirar fuori il Paese dal baratro. Una sfida dal mondo del lavoro alla politica che non riesce a reagire. E non venga a dire Grillo che qualche commissione permanente potrebbe salvare le imprese che chiudono, perché non ci credono più neanche i suoi. C'è un miliardo che, a giorni alterni, compare e scompare per la CIG in deroga di mezzo milione di lavoratori. Non ci racconti Grillo che con le sue commissioni salterebbe fuori.

Ecco che le foglie di fico non sono Grasso e la Boldrini, come spiegava il comico nel suo blog, ma le fantomatiche commissioni permanenti con cui, da una parte, nasconde la volontà di non sporcarsi le mani e, dall'altra, denuncia i complotti per un voto anticipato che ora comincia a fargli paura. Senza sapere chi sono maggioranza e opposizione le Commissioni partirebbero monche e, una volta insediato il Governo, bloccherebbero i lavori. Per questo il parlamento ha deciso a maggioranza di aspettare a istituirle.  Quello che manca, e che conta, è un esecutivo con pieni poteri, non si nasconda Grillo. Senza contare che del voto, a  parte forse Renzi, non ne ha voglia nessuno. E che agitarlo come strumento del complotto Pd-Pdl non è credibile.

Infine la coerenza. Grillo contesta fino alla nausea gli inciuci, le tattiche e tutto quello che sa di vecchia politica. Bene. Tra i 10 nomi scelti nelle Quirinarie c'è anche Prodi. La stima di Grillo per il professore non è nuova. Ma il movimento deve spiegare cosa c'entra il leader che ci ha portato nell'Euro, e che tuttora difende con tutta la sua forza, con il referendum che lo stesso movimento chiede per decidere la permanenza nell'Euro.  O la coerenza è scomparsa dai principi del M5S o il nome di Prodi serve a qualcosa d'altro per Grillo.
Ad esempio a spaccare il Pd. E se non e una manovra di palazzo questa..

Adriana Santacroce

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